Catholic Pride. La fede e l’orgoglio

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Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro; Catholic Pride. La fede e l’orgoglio; Piemme 2005, ISBN: 883848502X, pag. 191, Euro 9.90

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Se siete cattolici, ma secondo voi della «Verità», sarebbe meglio fare a mezzo con i musulmani, o farne un terzo anche con gli ebrei, o un quarto anche con i buddisti e via frazionando. Se siete cattolici, ma secondo voi è ora che la Chiesa la pianti con manie tipo la Trinità, la Madonna, l’anima, la vita eterna e via trascendendo. Se siete cattolici, ma secondo voi il Papa è troppo restauratore e non ne azzecca quasi neanche una. Insomma, se siete «cattolici, ma», alla fine di questo libro, o avrete almeno cambiato un po’ idea o avrete tutte le ragione di avercela con chi lo ha scritto. 

Se siete laici e siete disposti a dare la vostra vita purché chi non la pensa come voi possa esprimere le sue idee, tranne un cattolico. Se siete laici e non temete neanche lontamente che la vostra laicità da nove colonne in prima pagina sia una finestra aperta sul nulla. Se siete laici e avete la barba bianca, ma non siete Babbo Natale però avete fondato «La Repubblica» e questo vi autorizza dire che «la storia della Chiesa, le encicliche e i dogmi contengono il tutto e il contrario di tutto. Perciò non bastano a definire il Dio in cui crede un cattolico del XXI secolo» e che «il difetto dei dogmi sta nel fatto che essi, una volta formulati ex cathedra, sono intoccabili». Insomma, se siete «laici e», ritenetevi serviti come i «cattolici ma», però con un po’ più di indulgenza.

Se, invece, siete cattolici e non vi vergognate di andare a Messa, di recitare il rosario, di accendere una candela davanti all’altare di un santo, di sfilare nella processione dl Corpus Domini, di dire che il Papa la sa più lunga di un Voltaire qualsiasi, di tenere alto l’onore di duemila di fede, di santità, di martirio, di letteratura, di pittura, di scultura, di architettura, di musica, insomma duemila anni di storia e di civiltà che non temono neanche uno schizzo della leggenda nera. Insomma, se siete «cattolici e» e vi sentite orgogliosi di esserlo, questo libro è stato scritto per voi.

Così pure, se siete laici, ma riconoscete che questa civiltà in cui tutti si cullano debba qualcosa al Dio inchiodato sulla croce duemila anni orsono e a coloro che vi hanno creduto fino a offrire la propria vita. Se siete laici, ma non vi fa paura la parola «Verità», neanche con la «V» maiuscola. Se siete laici, ma non vi dispiace coltivare il dubbio che tanti altri laici vorrebbero consegnare solo alle idee altrui. Insomma, se siete «laici, ma», questo libro è stato scritto anche per voi.

Forse avremo sbagliato indirizzo e tutti, «cattolici, ma» e «cattolici e», «laici e» e «laici, ma» troveranno la loro da dire. In ogni caso, non ci si potrà contestare di essere ambigui. Lo dichiariamo subito: siamo cattolici e orgogliosi di esserlo. Anzi, di più: siamo grati a tutti quanti ci hanno preceduto nella fede e ce l’hanno consegnata.

E’ vero che questi sentimenti non vanno tanto di moda neanche tra molti cattolici, specialmente tra quelli che amano dire di avere, sì, la Chiesa per madre, ma il mondo moderno per padre. Tra coloro che si inebriano della voluttà di correggere il dogma. Il cattolico politicamente e teologicamente corretto, quello che persegue la fede adulta con l’ingenuità di un bambino, coltiva un leggero ribrezzo per la propria identità e la propria storia. E, appena può, dà sulla voce a chi è venuto prima di lui. Il cattolico politicamente e teologicamente corretto, quello che preferisce una lezione della «Cattedra dei non credenti» a una Messa in latino, sarebbe disposto a partecipare a qualunque «Pride», quello dei gay, quello dei panda, quello di Gaia il pianeta che vive, quello dei preti che voglio fare i laici, quello dei laici che vogliono fare i preti, quello di non vuole che la Chiesa si occupi di politica ma gli va bene che la politica si occupi della Chiesa, quello di «mettete dei fiori nei vostri cannoni», quello di «son tutte belle le religioni del mondo»: tutti, tranne quello dei cattolici, naturalmente.
Forse che, allora, non si senta il bisogno di un «Catholic Pride»? Certo che se ne sente il bisogno. E quindi eccolo qua, in tre sezioni.

La prima si intitola «Sono, dunque credo. Ovvero, della gioia di essere cattolici». E’ quella più corposa e nel famigerato, buio, intollerante medioevo si sarebbe chiamata «Pars construens». Illustra dieci buoni motivi per essere orgogliosi di dirsi cattolici. Dieci motivi che non solo alimentano la fierezza, ma anche la gioia di stare in questo mondo: il principale dei quali è la certezza dell’esistenza di un altro, più bello ed eterno.

Con la seconda, che si intitola «Calunniate, calunniate, ma niente resterà. Ovvero, della banalità dei luoghi comuni», inizia quella che, sempre nel famigerato, buio e intollerante medioevo, si sarebbe chiamata «Pars destruens». Dai classici della «leggenda nera» come le crociate, l’inquisizione, il caso Galileo, all’inutilità della Chiesa per arrivare al vero Dio, passando per la moderna e ingenua negazione del demonio, vengono esaminati gli argomenti di quanti, «laici e» e «cattolici, ma», pensano di tenere sotto scacco i cattolici che non si vergognano della loro storia.

La terza sezione ha per titolo «La sindrome di Niccolai. Ovvero, quando i cattolici fanno autogol». Comunardo Niccolai era lo stopper del Cagliari campione d’Italia e della Nazionale azzurra ai mondiali di Mexico ’70. La sua specialità consisteva nell’infilare con assiduità la propria porta. Molti cattolici, oggi, sembrano afflitti da quella sindrome. Come aprono bocca, segnano a favore degli avversari: sempre che un termine politicamente scorretto come «avversari» si possa usare. Ormai va di moda la ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide. Peccato che, a forza di lasciar perdere ciò che divide, si finisca per mettere in un angolo Gesù Cristo: che non è proprio un dettaglio. E’ così che, grazie al lavorìo di tanti cattolici e non dei soliti anticristiani, sono stati demoliti pilastri come la teologia tomista, la metafisica, la mistica, la liturgia, la morale, la «Verità». E’ chiaro che gli uomini di Chiesa, essendo appunto uomini, sotto questo solo punto di vista, non sono privi di macchia. Chi ha mai detto il contrario? Ma qui, con l’acqua sporca, si è buttato via il Bambino: quello nato a Betlemme. Come il povero Niccolai si entra sicuramente nella storia, ma per la porta sbagliata: la propria.

Per concludere: cari «cattolici, ma» e cari «laici e», duemila anni di storia del cattolicesimo, che è la storia della civiltà nella quale vi crogiolate, vi fanno proprio ribrezzo? Padronissimi di rispondere e di fare in proposito ciò che volete. Però seguiteci ancora un monento su un piano più basso, quello economico e del lavoro, che vi sta tanto a cuore visto che vi possono mescolare paroloni come «solidarietà», comunità», «progresso sociale» e via sociologizzando. Pensate a quale è uno dei pilastri dell’economia di questo squinternato Paese: il turismo. Ci lavorano e ci mangiano tanti poveri diavoli con i quali non potete non essere solidali: su che cosa si fonda questa gran fetta di lavoro bianco, nero e di chissà quanti altri colori? Sulle bellezze naturali, sull’arte e sulla cultura. Ebbene, le bellezze naturali le ha fatte il Padreterno. E duemila anni di arte e di cultura, con tutto il rispetto, a chi li dobbiamo? A «Italia nostra»?