Cammilleri-Messori, Gli occhi di Maria

In libreria

Vittorio Messori e Rino Cammilleri, Gli occhi di Maria, Rizzoli, Milano, 2001, pp. 315, € 16,53
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Così i miracoli incidono sulla Storia

Vittorio Messori e Rino Cammilleri sono oggi i più attivi e coraggiosi studiosi cattolici, impegnati nell’approfondimento e nella divulgazione (altri operano nel silenzio e nell’ombra) di ardui aspetti storico-religiosi che talvolta lo stesso clero sottovaluta, magari per ignoranza o per prudenza mondana. essi amano cogliere i momenti in cui il soprannaturale si manifesta chiaramente nella realtà terrena. Con incessante e appassionata ricerca indagano nelle pieghe della storia per estrarne quegli eventi che la cultura laicista, oggi dominante, nasconde oppure cataloga fra le superstizioni (si ricordano i recenti, indegni attacchi al Papa per la beatificazione di Padre Pio). Essi non sono agiografi superficiali ed inattendibili poiché basano i loro studi su documenti ineccepibili; infatti la fede religiosa si nutre anche di cultura e di fatti accertati..

Adesso pubblicano insieme un libro di grande interesse, suggestivamente intitolato Gli occhi di Maria (Rizzoli), dove studiano il calendario e il senso dei miracoli mariani in Italia e nel mondo, prendendo spunto da quello che accadde a Roma nel luglio del 1796 (le truppe napoleoniche invadevano l’Italia, entrando nei territori della Chiesa), quando si verificarono una moltitudine di eventi prodigiosi, accuratamente documentati, che è incredibile come la storiografia ufficiale sia riuscita a nascondere, a cancellare. Cominciando dalla Madonna dell’Archetto, le immagini di Maria nelle strade della città mossero gli occhi davanti ai passanti stupefatti (il Salve Regina recita "Volgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi"). Le caratteristiche assolutamente uniche dell’evento furono la sua diffusione in tutta Roma -quasi sempre protagoniste le umili immagini "stradarole"- la sua ripetizione per moltissimi giorni, l’accorrere ininterrotto della folla nei punti critici, tale da richiedere l’intervento dei soldati per disciplinare la pressione. Fu presto istruito un processo che si svolse mentre i volti delle Madonne si animavano nelle strade; i testimoni furono centinaia e tutti asserirono di aver visto il movimento degli occhi.

Fra i testimoni figuravano anche non credenti, forestieri, fedeli di altre religioni. Un teste d’eccezione fu il grande architetto Giuseppe Valadier (futuro autore di Piazza del Popolo), che si recò a rendere la sua dichiarazione insieme con la moglie e due collaboratori che lo avevano accompagnato nella ricognizione. Il suo racconto, come si legge nelle carte processuali, fu di una precisione esemplare. Alla fine fu autorevolmente decretato che a Roma in quel periodo si verificavano autentici miracoli. D’altronde se si fosse trattato di una messa in scena, essa sarebbe stata ancor più prodigiosa e inspiegabile del prodigio sacro, dato il gran numero di manifestazioni e la folla di coloro che le videro. Qualche giorno prima dei fatti romani, si era svolto nel duomo di Ancona un primo episodio che ebbe uno strano seguito.

Un’immagine mariana cominciò a muovere gli occhi, e i cittadini accorsero con emozione, mentre le truppe francesi si avvicinavano alla città. Napoleone entrò in Ancona è fu subito informato del fermento cittadino per il miracolo nel duomo. Si fece portare il dipinto ordinando di chiuderlo in una cassa e di togliere il gioiello che lo ornava; poi guardò l’immagine da vicino e cambiò espressione, rimase perplesso, infine fece rimettere il gioiello al suo posto e accordò il permesso di ricollocare l’immagine nel duomo a patto che fosse coperta da una tenda da aprirsi soltanto in occasioni liturgiche. Lo strano comportamento (Napoleone non si contraddisse mai, come in questo caso, non revocò mai gli ordini appena impartiti) fa presumere che anche lui vide quel movimento degli occhi. Nella parte conclusiva del libro gli autori si chiedono quale sia il senso di questi miracoli. Essi pensano che abbiano un significato meta-politico, manifestazioni di una storia teologica parallela a quella profana. Nel 1796 Maria, mediatrice fra la terra e il cielo, avverte che sta cominciando un’era tragica per la Chiesa (di lì a poco devastata e depredata, con il Papa chiuso in una prigione dove muore), e che tuttavia continuerà a proteggere il suo popolo. Sulla base di questa ipotesi, Messori e Cammilleri formulano un calendario mariano a partire da quel momento, e mostrano che in seguito i numerosi miracoli (non soltanto in Europa) con l’apparizione della Madonna si verificarono in periodi cruciali per il popolo di Dio, come a Lourdes, quando era più forte l’attacco ideologico dell’ateismo, come a Fatima nel 1917, quando si stava abbattendo su gran parte dell’Europa la sciagura del bolscevismo.

Che dire alla fine? Io che sono un credente mi sono molto emozionato leggendo il libro e mi sono sentito confortato dai segni di una tutela celeste di cui abbiamo più che mai bisogno in questi tempi agitati, non possiamo nascondercelo, dalla minaccia di un’immane catastrofe.

di Fausto Gianfranceschi
© Il Tempo
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E la Madonna "volse gli occhi" verso l’invasore Napoleone

di Cesare Medail
26 novembre 2001 :: Corriere della Sera

"Volgi gli occhi tuoi misericordiosi", recita la preghiera del Salve Regina; e la Madonna volse gli occhi verso il popolo dello Stato pontificio invaso nel 1796 dalle armate napoleoniche figlie di una rivoluzione che aveva sostituito a Maria il culto della Dea ragione. Mentre i francesi requisivano i beni ecclesiastici e spogliavano le chiese, centinaia di immagini mariane (statue o dipinti) cominciarono a "volgere gli occhi": roteavano, si alzavano ed abbassavano, mutavano colore ed espressione. "Mai nella storia della Chiesa era avvenuto qualcosa di simile", scrive Rino Cammilleri che, insieme con Vittorio Messori, ha ricostruito e interpretato una pagina di storia quasi rimossa dalla stessa cultura cattolica pur essendo celebrata il 9 luglio, come festa dei «prodigi della Beata Vergine Maria»; una vicenda che, miracolistica a parte, illumina da una prospettiva inedita un passaggio chiave della storia moderna, l’alba della modernità e l’inizio della fine della Chiesa temporale.

La ricostruzione dei fenomeni -a partire dal primo moto degli occhi (25 giugno 1796) di una madonna raffigurata in un dipinto del Duomo di Ancona che imbarazzò lo stesso Bonaparte dopo una verifica personale- è basata sulle carte del processo promosso da Pio VI su «prodigi» che stupirono migliaia di persone di ogni ceto e cultura, essendo per lo più legati a immagini di strada, modeste e decentrate rispetto ai maggiori templi romani. Così, con tutta la prudenza dei tribunali ecclesiastici, furono riconosciuti come soprannaturali 26 casi su 122. L’ipotesi della psicosi di massa è contraddetta dalle numerose testimonianze di scettici e agnostici: in quanto alla truffa, uno storico laico come Renzo De Felice, pur ritenendo che «buona parte dei miracoli fosse opera di imbroglioni», ammette che «il fenomeno ebbe una tale vastità da non permettere di credere a una montatura ad arte così perfetta da non lasciare traccia».

Nell’ottica cattolica degli autori, tuttavia, la questione è un’altra: quale senso dare a quei «miracoli», premesso che nessun cristiano è tenuto a credervi (alla fede ne basta uno, la Resurrezione)? Una conversazione fra Cammilleri e Messori sviscera l’argomento, sviluppando un’analisi suggestiva anche per un lettore laico.

Messori interpreta l’intervento mariano "come una sorta di affanno materno": «proprio mentre aveva inizio la serie di catastrofi che avrebbero contrassegnato la modernità» si apriva un’era in cui «i cristiani sarebbero stati perseguitati e la Chiesa. avrebbe avuto bisogno di maggiore assistenza per reggere alle tempeste scatenate dalle ideologie che, a partire dal ‘700, hanno sostituito la fede».

Messori, però, dà una lettura provvidenziale della Storia. Se letta con gli occhi della fede, essa lascia intravedere una regìa divina, in cui anche la Rivoluzione e Napoleone appaiono necessari (come lo furono la «Riforma protestante e tutte le altre crisi, pur dolorose, in cui incappò la Chiesa»). Se dunque la Madonna -nell’ottica di un credente- ha voluto con quei miracoli assistere la Chiesa nel trapasso alla modernità propiziato dalle baionette napoleoniche, significa che esso fu voluto dal Regista: fu quindi provvidenziale. Verso quale direzione, viene da aggiungere? Il processo iniziato nel 1796 si concluse, passando per Porta Pia, con il crollo dello stato papalino e del potere temporale; e alla fine, la Chiesa di Roma si sarebbe trovata libera dalla zavorra profana di un potere c e ne pregiudicò lungo i secoli lo slaccio spirituale ed ecumenico in funzione di interessi politico-mondani. Se due secoli dopo il pontificato di Wojtyla ha la dimensione profetica da tutti riconosciuta, le ragioni sono forse da cercare in quel trapasso, tragico ma necessario, iniziato allora sotto gli occhi di Maria. Almeno per chi crede nella Provvidenza.

© Corriere della Sera
 
L’invasione napoleonica del 1796 è stata per l’Italia quello che la Rivoluzione del 1789 era stata per la Francia. E come gli storici hanno esaltato la Rivoluzione, come portatrice di libertà e progresso, tacendo sui lutti e sulla rivolta del popolo francese, analogamente hanno considerato una benedizione l’arrivo del Bonaparte nella nostra penisola, ignorando le drammatiche conseguenze per la nostra storia e la nostra cultura, e soprattutto dimenticandosi di quel grande fenomeno che va sotto il nome di insorgenza, cioè la reazione armata del popolo italiano a difesa delle proprie tradizioni culturali e religiose, minacciate dai francesi.
Molte pubblicazioni recenti hanno per fortuna riportato alla luce quei fatti.
Ma in quegli anni drammatici si sono anche verificati dei fatti miracolosi, descritti da Vittorio Messori e Rino Cammilleri in questo volume: nello Stato Pontificio, e a Roma in particolare, più di cento immagini mariane si "animano": muovono gli occhi, cambiano espressione. I miracoli hanno centinaia di testimoni, e sono tutti oggetto di rigorose indagini da parte dell’autorità ecclesiastica che ne accerta l’autenticità. Il primo si verifica ad Ancona e suscita grande clamore in città; secondo il racconto di testimoni, lo stesso Napoleone ha visto muovere gli occhi della Madonna, mentre tiene tra le mani il quadro che vuole far distruggere o requisire, e ne resta grandemente turbato.
A Roma il primo prodigio (il primo di una lunga serie) ha per protagonista un’immagine della Madonna detta dell’Archetto, poiché situata su un piccolo arco tra due edifici in un vicolo presso la piazza SS. Apostoli: oggi su quel luogo sorge una minuscola chiesa, il più piccolo santuario mariano di Roma.
Nella prima parte del volume, Rino Cammilleri ricostruisce i fatti con grande serietà storica, riportando ampli stralci degli atti del processo e delle testimonianze più significative di coloro che avevano assistito ai prodigi. E’ davvero straordinaria la grande manifestazione di presenza materna della Madonna, che ha voluto dimostrare la sua vicinanza al popolo di Roma e dello Stato Pontificio, così provato dagli avvenimenti drammatici di quei giorni.
Un capitolo intitolato "Un po’ di storia" inquadra quei fatti miracolosi nel contesto storico del tempo, fornendoci così un riassunto degli avvenimenti della campagna napoleonica, dei guasti da essa provocata e del fenomeno delle insorgenze popolari contro-rivoluzionarie.
Il volume dunque ha un duplice pregio: fa conoscere questa ondata di prodigi mariani, e nello stesso tempo dà un ulteriore contributo alla ricostruzione della verità storica su quegli anni.
Nella seconda parte, Rino Cammilleri conversa con Vittorio Messori: i due scrittori leggono gli avvenimenti con lo scopo di darne una interpretazione alla luce della teologia della storia. Riflettono sul ruolo di Maria nella fede cristiana e leggono questi eventi miracolosi come una dimostrazione della sua divina assistenza sulla Chiesa perseguitata e oltraggiata. Come a Rue du Bac, a Lourdes, a Fatima e in altre apparizioni mariane, la Madonna fa sentire il suo affetto materno nei momenti della prova, della persecuzione, degli attacchi alla Chiesa: i miracoli consolano e danno speranza e fiducia al popolo di Dio che vede le tenebre della Rivoluzione abbattersi su di lui.
Messori conclude le sue riflessioni affermando: «Sono convinto che il ritrovare la memoria di eventi come quelli del 1796 non sia affatto una curiosità erudita, bensì, un modo di trovare fiducia e conforto. Un modo per rispondere alla generosità di un Padre che, nel turbine spesso tragico della storia, non lascia soli i suoi figli.»