Cammilleri, IL KATTOLICO 2

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Rino Cammilleri, IL KATTOLICO 2, Sugarco 2005, pag. 220, Prezzo: € 16,00, ISBN: 8871985036

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INTRODUZIONE
Mi sono spesso chiesto perché la Chiesa, nella sua storia, sia sempre stata in rispettoso dialogo con i pagani, misericordiosa e compassionevole con i peccatori ma durissima con gli eretici. Mi riferisco alla storia passata, naturalmente, non all’evo contemporaneo. E, dài e dài, mi sono risposto. Gli eretici erano (e sono) quei cristiani che, rifiutando obbedienza alla Chiesa, dissentono da essa su uno o più dettagli ma per il resto sono in sintonia. A occhio sembrerebbe ingiusto prendersela con uno dei tuoi solo perché canta una nota (non di rado una sola) fuori dal coro, laddove con i cristiani trasgressori dei fondamentali comandamenti e quelli che non sono neppure cristiani si usano tutti i riguardi.  Invece no. Pensate a una banconota falsa: è così simile a una vera che è quasi impossibile distinguerla. Proprio per questo lo Stato ha sempre usato la mano pesantissima contro i fabbricatori e gli spacciatori di moneta falsa. Solo lo Stato può emettere la moneta vera, anche se le differenze sono infinitesime. Cosa accadrebbe, infatti, se si spargesse la voce che circola, impunita, moneta falsa? Nessuno accetterebbe più monete in pagamento, per sicurezza. L’economia salterebbe e si ritornerebbe al baratto. Ma salterebbe anche il mondo, perchè in un’economia di baratto prevalgono i contadini e gli allevatori (per forza: solo loro producono cibo). Insomma, dopo sommovimenti sociali apocalittici, il mondo ricadrebbe nell’età della pietra o giù di lì. Dunque, immettere nel sistema moneta falsa è un gravissimo crimine contro la società. Non a caso espedienti del genere furono tentati contro il nemico nell’ultimo conflitto mondiale, ma presto accantonati nel timore che il nemico ricambiasse.
Ebbene, per il credente la vita eterna è molto più importante di quella in questa valle di lacrime e la via per raggiungerla non deve essergli falsificata. Non a caso dice il vangelo che il diavolo è «mendax et homicida», bugiardo e assassino, perché tende a uccidere (togliere la vita: eterna, va da sé, la «vera» stando allo stesso vangelo) mentendo. Ora, mentire non è dire l’esatto contrario della verità: troppo facile sarebbe scoprire la bugia. No, è mischiare verità e menzogna, cioè rendere plausibile la menzogna proprio in quanto somiglia alla verità. E più le somiglia più è pericolosa. Come la moneta falsa. Solo che, ai nostri giorni, la Chiesa ha qualche problema con lo smascheramento e la repressione delle eresie. Infatti, la sensibilità odierna non sopporterebbe una sua Inquisizione, tant’è che si è dovuto perfino cambiare il nome alla Congregazione corrispondente (già Sant’Uffizio) in «Dottrina della Fede». Tuttavia, osservando attentamente, si scoprirebbe che l’Inquisizione storica fu più che altro un «affare interno» della Chiesa: davanti a quel tribunale comparivano per lo più frati, monaci e preti, nonché falsi monaci e falsi preti o spacciatori di false bolle papali e false reliquie. I laici imputati di eresia furono nel complesso pochi rispetto ai chierici. Per esempio, per stare ai più famosi, Lutero era un monaco agostiniano e Calvino un chierico (anche se questi non poterono venire inquisiti), Giordano Bruno e Tommaso Campanella erano preti domenicani. Lo stesso Galileo, a farci caso, fu inquisito perché metteva bocca in questioni teologiche, non tanto per la teoria di Copernico (che era un chierico).
Ma questa è acqua passata e l’avviso ai credenti sulla moneta falsa in circolazione è un compito che, certo, la Chiesa continua ad assolvere. Solo che, per quanto concerne la diffusione dell’avviso medesimo, deve fare i conti col marasma della «civiltà dell’informazione», marasma nel quale, com’è noto, la sua voce semplicemente si giustappone alle altre. La gente, parroci compresi, non ha tempo da dedicare allo studio dei documenti vaticani e finisce con l’affidarsi al sunto che ne fanno i media. Talvolta il «sunto» in questione si riduce, per il lettore privo di tempo, a un titolo di giornale (nel quale il titolista -spesso diverso dall’articolista- ha sunteggiato quel che ha capito lui). E poi dipende anche, com’è noto, dalla tendenza ideologica del giornale. Che, in ogni caso, ha come obiettivo primario la vendita e non certo l’apostolato.
Il cosiddetto «approfondimento» in televisione o in radio, poi, per forza di cose si traduce in un dibattito tra opposte tesi o posizioni, così che lo spettatore/ascoltatore non di rado ne esce frastornato e, dunque, disorientato (il contrario di «orientato»). Aggiungiamo il dato di fatto che l’infallibilità della Chiesa è un concetto difficile da digerire nel relativismo post-moderno, e spesso il cattolico è intimidito dal pensiero che, in fondo, la sua è una ideologia tra le altre: pretenderla «verità» sarebbe arroganza intollerante. Così, bisogna con pazienza rispiegargli che «religione» è cosa diversa da «ideologia», che l’ideologia è un sistema di pensiero escogitato a tavolino da qualcuno, che il cristianesimo è stato fondato da Dio in persona e che questi, essendo il Creatore, è venuto a chiarire agli uomini come veramente stano le cose (visto che le ha fatte Lui): tutto ciò si chiama Rivelazione. Di più: Cristo (cioè, Dio) non ha scritto nulla, non ha lasciato un Libro da seguire alla lettera per sempre. Dunque, quella cristiana non è una «religione del Libro», bensì di una Persona, la quale, infatti, ha detto «io sono la Via, la Verità, la Vita». Cristo, Redenzione a parte, ha fatto solo una cosa: ha riunito uno staff di dodici persone e se l’è portato dietro per tre anni, istruendolo sommariamente, con le parole e con l’esempio, su quel che avrebbe dovuto fare dopo la sua dipartita. Insomma, ha fondato una Chiesa, munendola del potere di «sciogliere e legare» e dandole «le chiavi del regno dei Cieli». Ora, che le istruzioni fossero necessariamente sommarie è confermato dalla promessa dello Spirito Santo, «che vi darà forza e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto». Più, la presenza fisica e continua dello stesso Cristo tramite l’Eucarestia. Ebbene, malgrado tutto ciò, quasi subito si presentò una caso (uno dei tantissimi) sul quale Cristo non aveva lasciato direttive: la circoncisione o meno dei battezzati non ebrei. Com’è noto, si venne addirittura allo scontro tra Paolo e Pietro, che avevano opinioni diverse in merito. Ne venne fuori il primo Concilio, quello di Gerusalemme. Fermi tutti, sediamoci e discutiamo. Alla fine, la decisione: no alla circoncisione (e noi cristiani maschi siamo loro grati). Significativa la sentenza finale: «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi alcun peso…» (così negli Atti degli Apostoli, cito a memoria).
Quel «lo Spirito Santo e noi» non è affatto una formula clericale, bensì la pedissequa attuazione delle (poche) istruzioni ricevute. Insomma, la Chiesa è più importante delle Scritture, e solo ad essa spetta insegnare come le si segue. Non a caso fu essa a scrivere i vangeli quando i testimoni oculari cominciarono a rarefarsi per motivi anagrafici e, in un’epoca priva di stampa in cui le notizie viaggiavano a piedi o a cavallo, a dire quali, tra i troppi ormai in circolazione, erano quelli giusti. Che sono ispirati, non dettati da Dio. Infatti, tra i quattro accettati (cosiddetti «canonici»), due sono stati composti addirittura da gente che Cristo non l’aveva nemmeno conosciuto: Luca e Marco.
Torniamo a noi. Oggi, dunque, occorre che gli uomini di buona volontà si facciano carico di aiutare la Chiesa a chiarire le idee alle persone, credenti e non (sì, perché sono troppi quelli che del cristianesimo e della sua storia hanno un’immagine distorta e non lo sanno). Per questo a un gruppo di studioosi e divulgatori e giornalisti e scrittori cattolici è venuta l’idea di mettere in piedi una rivista, «Il Timone» (http://www.iltimone.org/ ), che si occupa di apologetica -mi si passi l’espressione- spicciola. Ora, questo termine, «apologetica», nel tempo ha finito con l’assumere una connotazione trionfalistica: nel linguagfgio comune, infatti, per «apologia» si intende la magnificazione acritica di qualcuno o qualcosa. Ma «in principio non fu così». Questa disciplina è nata al tempo delle persecuzioni romane, quando alcuni intellettuali cristiani stilarono delle memorie («apologie») per far sapere agli imperatori cosa fosse davvero il cristianesimo al di là delle dicerie e degli equivoci che, non di rado, sfociavano in editti persecutori (per esempio, era l’eresia montanista, nel II secolo, a praticare la cosiddetta obiezione di coscienza al servizio militare, che i cristiani ortodossi, invece, eseguivano tranquillamente e fedelmente; ma gli imperatori non erano inclini a sottili distinguo all’interno di quella che, per loro, era solo una delle tante religioni presenti nell’impero).
Oggi, al neopagano post-moderno bisogna rispiegare cos’è il cristianesimo (in questo consiste la «rievangelizzazione» su cui a lungo insisté Giovanni Paolo II) e, per farlo, occorre preventivamente sgombrare il campo dalla troppa moneta falsa in circolazione: relativismo, buonismo, pensiero politically correct eccetera. La rivista «Il Timone» cerca di farlo e, all’interno di essa, il sottoscritto tiene una rubrica che si chiama «Il Kattolico», nella quale prova a leggere i fatti, di storia, di attualità, di tutto insomma, anche quelli minimi (talvolta soprattutto questi, perché di solito sfuggono all’attenzione, sommersi come sono dall’alluvione di informazioni che ogni giorno ci si riversa addosso), alla luce del punto di vista cattolico. Ma, affinchè il suo, di punto di vista, sebbene sperimentato e di lungo corso non venga scambiato per quello «ufficiale» (ci mancherebbe) -anche se l’Autore fa di tutto perché i due coincidano- c’è la «kappa», reminiscenza sessantottarda di ex sessantottino finito a gambe levate sulla Via di Damasco. E’ un po’ goliardico, è vero, ma rende l’idea. E poi, uno degli equivoci da spazzar via è appunto la pretesa musonaggine dei cattolici. No, noi amiamo la vita, eccome. Più degli edonisti, che, in fin dei conti, non sanno ridere di se stessi (dunque, non sanno ridere e basta; al massimo possono sghignazzare disperati).
Avvertenza: quello che tenete in mano è il secondo volume de Il Kattolico. La prima raccolta uscì per l’editore Piemme. Nell’assemblaggio non ho seguito il criterio cronologico perché, tanto, è facile intuirlo leggendo le varie «puntate» (capirete da soli in quale anno si svolge ciò di cui si parla; ma vedrete che le date non sono poi così importanti, anche perché è tutta roba del Terzo Millennio). Non ho seguito alcun criterio, in verità. Non ce n’era bisogno. Potete, dunque, aprirlo anche a caso. Buon divertimento. Ah, quasi dimenticavo: alcune «puntate» sono inedite; così, tanto per ingolosire anche quelli che hanno la raccolta completa de «Il Timone».

Rino Cammilleri
http://www.rinocammilleri.it/