Cammilleri, Fregati dalla scuola

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Rino Cammilleri, Fregati dalla scuola, Milano, 19992, pp. 175, € 6,20

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Da più parti, negli ultimi anni, è stata lamentata la faziosità che ispira molti manuali scolastici, compresi molti di quelli più uso nelle scuole. Se pure il problema riguarda un po’ tutte le materie, l’insegnamento della Storia è però quello che ne è più interessato perché spesso non si tratta solo di questo o quell’episodio ad essere esposto in modo discutibile ma è l’intero quadro proposto all’alunno che risulta fuorviante.
Il pamphlet di Camilleri che presentiamo nasce appunto con lo scopo di fornire in poche pagine, con linguaggio semplice e, spesso, anche ironico, alcune linee guida di un’interpretazione della storia alternativa a quella dei manuali di scuola cui l’autore rimprovera lo stile smaccatamente ideologico e l’aperta adesione ad un pregiudizio anticattolico. 
Partendo dalla nascita del mondo, l’autore contesta anzitutto le tesi evoluzionistiche formulate da Darwin sostenendo che non ci sono prove certe che l’universo, la vita e l’uomo si siano generati dal caso sì che la storia presentata nella Genesi è l’unica che spiega esaustivamente la nascita del mondo.
Dopo un rapido riepilogo di ciò che furono l’antichità classica ed il mondo greco e romano con una particolare attenzione dedicata alla vita dei primi cristiani spesso presentata in modo artificioso, Camilleri passa a parlare di quello che in tutti i libri scolastici è definito il periodo buio che segue le invasioni barbariche e la fine dell’impero romano ovvero il Medioevo.
Questo spazio, lungo circa mille anni, si può anche definire Cristianità; in essa vi fu una grande diffusione dei principi cristiana da cui scaturirono la santificazione del lavoro, l’amore per il prossimo, la ricerca della bellezza finalizzata alla gloria di Dio. Ne conseguirono, a poco a poco, la liberazione dalle superstizioni, la parità tra uomo e donna, la nascita della prima tecnologia, innumerevoli opere d’arte e le prime forme di assistenza ai bisognosi. La Chiesa svolse per tutta tale epoca il ruolo di ordinatrice della società attuando conversioni e combattendo i disordini feudali. Inoltre, grazie all’opera dei monaci, riuscì a tramandare la cultura classica che, insieme al cristianesimo, costituisce la base dell’odierna civiltà occidentale.
In seguito, nel periodo detto Rinascimento, descritto dai manuali come età di splendore, vi fu invece una rinascita del paganesimo: la società si allontanò dalla morale cristiana, si diffusero nuovamente magia, astrologia e superstizioni legate alla fine del mondo.
Fu però anche l’epoca in cui Colombo scoprì l’America. Camilleri affronta quindi il tema della Conquista che non consisté nel massacro degli indios perché gli spagnoli furono invece accolti come liberatori. I Conquistadores (cattolici), al contrario dei coloni nord-americani (protestanti), si impegnarono piuttosto a civilizzare attraverso il Vangelo quelle popolazioni oppresse da una religione sanguinaria e fatalista imposta dagli Aztechi. Mentre il cattolicesimo si dava a tale opera civilizzatrice, invece, in Europa, la Riforma protestante distruggeva irrimediabilmente la fisionomia unitaria della Cristianità e dava inizio alle guerre di religione.
Venendo ad epoche più recenti, l’autore dedica particolare attenzione alla Massoneria sorta di nuova religione basata sul relativismo e condannata dalla Chiesa cui aderirono molti sovrani europei e i padri fondatori degli Stati Uniti. L’atteggiamento massonico si tradusse ben presto nella filosofia illuminista che, attraverso il razionalismo, pretendeva di liberare l’umanità dalla superstizione cattolica. Fu questa la filosofia che ispirò la Rivoluzione Francese: sanculotti e giacobini ebbero infatti l’obiettivo di distruggere la tradizione cattolica dando vita ad un potere pubblico costruito secondo le tesi illuministe con l’uso del Terrore. Lo Stato, entità onnipotente e astratta sorta dalla Rivoluzione, si sostituì alla Chiesa in molte sue competenze come l’istruzione e l’assistenza. La Francia entrò in crisi economica e sociale; aggredì comunque l’Europa con il duplice obiettivo di depredarla della sue ricchezze e di esportare comunque il modello di stato giacobino che essa aveva adottato.
In reazione ad essa, gran parte d’Europa insorse –anche se, però, però quasi nessun manuale ne parla – in difesa della tradizione cristiana e civile che veniva distrutta. Tali insorgenze vennero represse con violenza e i loro protagonisti furono detti briganti e plebe fanatizzata: definizioni spregiative passate per lo più senza critica nei libri di scuola.
Camilleri passa poi a trattare del Risorgimento, periodo in cui il Piemonte massonico si lanciò in una feroce campagna anticattolica contro l’Austria e contro il Papa Pio IX, mascherata propagandisticamente con la volontà di voler unificare l’Italia.
Nella parte dedicata al Novecento l’autore parla quindi di un suicidio dell’Europa: le due guerre mondiali segnarono infatti il continente in modo indelebile. Grazie all’industria bellica -autentica novità dell’epoca- la guerra si trasformò in un immane macello. La Prima Guerra Mondiale pose fine dell’impero Austro-Ungarico (ultimo residuo della società cristiana medievale) e l’Europa fu ridisegnata secondo il volere della massoneria.
Anche la Russia zarista, pur economicamente florida (verità in genere sottaciuta per legittimare la rivoluzione), venne cancellata ed il comunismo instaurò un regime di terrore che condusse il popolo alla fame.
Camilleri dedica quindi un capitolo veramente inedito al martirio del Messico cristiano (1926-1929); infatti, in risposta alla rivolta del popolo cattolico contro la radicale opera di scristianizzazione delle società posta in atto dal governo massone e socialista, vi furono massacri di massa di ferocia inaudita.
Il piccolo libro di Camilleri si conclude quindi con l’occhio ad alcuni luoghi comuni della storia del ‘900 tra i quali mette conto ricordare il presunto silenzio di Pio XII sul massacro degli ebrei: ultimo, ma solo in ordine di tempo episodio di una secolare lotta alla Chiesa.
Errerebbe certamente chi chiedesse al libro di Camilleri rigorose documentazioni storiche, dotte citazioni ed altro di simile. L’autore infatti si è solo posto il ben più modesto compito di riepilogare, in poche pagine e con stile giornalistico, tutto quanto (e non è poco) la storiografia non ufficiale va da tempo proponendo in chiave marcatamente revisionista per scagionare i cristiani e la Chiesa dalle accuse che le forze culturalmente prevalenti (laiche e socialiste) hanno diffuso.

Andrea Gasperrini