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POLITICA ESTERA: sempre più aspro in Spagna lo scontro tra vescovi e Zapatero

(CR1030/01 del 23 febbraio 2008)
A tre settimane di distanza dalle elezioni politiche si inasprisce la
polemica tra la Conferenza Episcopale Spagnola e il PSOE. L’ultimo mese
di campagna elettorale è stato caratterizzato da numerosi botta e
risposta, a partire dal Segretario socialista José Blanco, che ha
respinto per l’ennesima volta le “intromissioni” dei vescovi nella
politica interna, minacciando di togliere alle diocesi una serie di
importanti agevolazioni fiscali e finanziamenti pubblici.

«Il
destino dei vescovi – ha affermato Blanco – è quello
dell’autofinanziamento, e per loro sarà dura, visto il sempre minor
numero di loro seguaci». Un vero e proprio ricatto da parte
dell’anticlericale governo di José Luis Rodriguez Zapatero, che avanza
così l’ipotesi di cancellare ogni forma di stipendio o sovvenzione a
favore dei sacerdoti o dei religiosi, dipendenti della pubblica
amministrazione, quali i cappellani e gli insegnanti di religione
cattolica o di altre discipline. Per queste attività e per il
sostenimento del patrimonio immobiliare della Chiesa, lo Stato spagnolo
spende annualmente 5.000 milioni di euro.

A fine gennaio i
vescovi iberici erano intervenuti con la Nota de la Comisión Permanente
de la Conferencia Episcopal Española ante las elecciones generales de
2008, la quale, pur senza dare esplicite indicazioni di voto, invita i
cittadini a compiere una scelta responsabile, in vista della chiamata
alle urne.

«Dal voto morale e responsabile – affermano i
vescovi – dipende la democrazia. Non c’è democrazia senza morale». Il
testo sottolinea l’introduzione di leggi inique che, nel contesto
culturale del laicismo radicale incoraggiato dall’esecutivo di
Zapatero, contribuirebbero alla «dissoluzione della democrazia» e alla
nascita di una società «invertebrata, letteralmente disorientata,
facile vittima della manipolazione, della corruzione e
dell’autoritarismo».
Il documento episcopale, oltre a ribadire la
condanna della legalizzazione del matrimonio omosessuale (vigente dal
2005), aveva criticato anche la politica governativa nei confronti
dell’ETA. «Una società che vuole essere libera e giusta – si legge
nella nota dei vescovi – non può né esplicitamente né implicitamente
riconoscere un’organizzazione terrorista come rappresentante politico
di alcun settore della popolazione, né può considerarla un
interlocutore politico». E ancora: «Bisogna evitare rischi di
manipolazione della verità storica e dell’opinione pubblica in favore
di pretese particolaristiche o di rivendicazioni ideologiche».

Piccata
la risposta del Governo: in una nota il PSOE ha definito argomento
«immorale», oltre che «ipocrita e malintenzionato», la presa di
posizione dei vescovi e del Partito Popolare, accusati di «utilizzare
il tema del terrorismo per fare campagna elettorale».

Un’aggressività,
quella dei socialisti, che tradisce la delusione per il fallimento
delle trattative tra Governo e separatisti baschi. Non meno estrema la
reazione del ministro degli Esteri, Miguel Angel Moratinos che ha
definito la gerarchia ecclesiastica «integralista, fondamentalista e
neconservatrice». In risposta a tali attacchi ed intimidazioni, il
Vicepresidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il cardinal
Antonio Canizares ha promesso che la Chiesa «non tacerà mai, né sarai
mai ridotta al silenzio dai poteri di questo mondo» e ha definito le
affermazioni del governo «giudizi falsi e ingiusti che squalificano chi
li emette».

Intanto i sondaggi più recenti vedono
assottigliarsi il vantaggio di Zapatero sul candidato popolare Rajoy:
il Partito Socialista si attesta, infatti intorno al 40,2% delle
preferenze contro il 38,7% del Partito Popolare. Con questi risultati,
il PSOE avrebbe in parlamento una maggioranza di soli 10 seggi sul PPE.