(CESNUR) Televisioni e caccia alle streghe

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«Bestie di Satana» e bestialità mediatiche: come si alimentano i panici morali


di Massimo Introvigne




Negli anni 1970 fu sviluppato il concetto di «panico morale» per spiegare come alcuni problemi sociali siano ipercostruiti e generino paure esagerate. I panici morali sono stati definiti come problemi socialmente costruiti caratterizzati da una reazione sproporzionata all’effettivo pericolo, sia nella rappresentazione mediatica sia nella discussione politica. Altre due caratteristiche sono state citate come tipiche dei panici morali. In primo luogo, problemi sociali che esistono da decenni sono ricostruiti nelle narrative mediatiche e politiche come «nuovi» (o come oggetto di una presunta e drammatica crescita recente). In secondo luogo, la loro incidenza è esagerata da statistiche folkloriche che, benché non confermate dagli studi accademici, sono ripetute da un mezzo di comunicazione all’altro e possono ispirare misure politiche[1].


Secondo Philip Jenkins (un eminente studioso «costruzionista»), «la reazione di panico non avviene a causa di una valutazione razionale della portata di una particolare minaccia». Piuttosto, è «il risultato di timori non ben definiti che finiscono per trovare un centro drammatico e semplificato in un particolare incidente o stereotipo, che quindi offre un simbolo visibile per la discussione e il dibattito»[2]. Jenkins sottolinea il ruolo nella creazione e gestione dei panici morali di «imprenditori morali» che hanno interesse a perpetuare specifici timori. Tuttavia, mette in anche in guardia contro il ritenere necessariamente «che programmi sinistri o segreti si nascondano dietro questi processi»[3]. La costruzione sociale dei problemi è un processo troppo complicato per essere attribuito interamente all’iniziativa di gruppi o lobby identificabili come tali, quantunque il loro ruolo non vada sottovalutato.


I pericoli della musica rock, l’abuso dei bambini in generale e specificamente l’abuso da parte di satanisti e di «preti pedofili», la presenza di hooligan tra i tifosi inglesi di calcio, i serial killer, e molti altri problemi sono stati studiati come problemi socialmente costruiti e/o panici morali[4]. I panici morali hanno ai loro inizi condizioni obiettive e pericoli reali. Nessuno sosterrebbe seriamente che i serial killer, i preti (e i non preti) pedofili, i padri (e le madri) che commettono abusi non esistono, e l’Europa ha visto la sua parte di tifosi di calcio violenti inglesi (e non inglesi).


Il satanismo contemporaneo – forse la categoria a proposito della quale si è parlato più spesso di panici morali – è stato talora decostruito come un problema sociale interamente inventato. Tuttavia, anche se non si sono trovate prove di una grande rete segreta di satanisti impegnati su scala mondiale a cibarsi ritualmente di bambini, già alcuni anni fa episodi in Scandinavia, in Italia e altrove mostravano che piccoli gruppi di reali (e talora violenti) satanisti esistevano davvero[5].


I panici morali, tuttavia, si sviluppano quando i fenomeni sono presentati come nuovi (mentre sono esistiti per decenni o secoli, eventualmente sotto altre forme e nomi), le statistiche sono grossolanamente esagerate, e misure politiche drastiche sono invocate sulla base di statistiche folkloriche. È certamente vero che due serial killer o due pedofili sono due di troppo. Ma per valutare quale reazione sociale è appropriata è importante sapere se i satanisti sono qualche dozzina o centinaia di migliaia, se i preti cattolici pedofili sono diverse centinaia o diverse migliaia, e se i pedofili in generale sono migliaia, decine di migliaia, o milioni. È anche importante raccogliere dati attendibili sull’incidenza relativa degli episodi più gravi all’interno di una categoria più ampia vagamente definita. Quando è citato il numero di crimini commessi da satanisti, ci piacerebbe sapere quanti di questi crimini consistano nello scrivere slogan anticristiani sulle mura delle chiese (un’attività certamente non tollerabile, ma qualitativamente diversa da una strage) e quanti invece si riferiscono a violenze carnali, incesti o omicidi. L’abuso verbale è oggi spesso classificato all’interno della categoria generale dell’abuso sessuale, anche da tribunali di vari paesi. Ma rivolgere alla propria segretaria insulti sessualmente allusivi (un’attività, ancora, poco raccomandabile) è tuttavia qualche cosa di diverso da una violenza carnale.


Le «sette» e i «culti» sono spesso stati studiati come obiettivi tipici dei panici morali. Per citare ancora Jenkins: «Le sette svolgono un’utile funzione integrativa offrendo un nemico comune, uno “straniero pericoloso” contro cui la maggioranza si può unire e riaffermare i suoi valori e credenze condivise. A seconda dell’ambiente legale e culturale di una data società, la tensione tra le “sette” e la comunità maggioritaria può risolversi in persecuzione attiva o può prendere la forma di ostracismo e creazione di stereotipi negativi»[6].


Le società post-secolari contemporanee non accetterebbero facilmente cacce all’eretico teologiche o filosofiche. Sulla base di una distinzione tra comportamenti e credenze che è peraltro meno ovvia di quanto si creda, sospettano le religioni minoritarie di essere attivamente impegnate in una varietà di attività nocive, dalla frode al terrorismo. Nell’Europa Occidentale all’inizio soprattutto gruppi teologicamente marginali come i pentecostali o i Testimoni di Geova (anche se, su scala mondiale, i loro membri possono essere milioni) sono stati considerati con sospetto come «sette» o «culti», forse «distruttivi». Più recentemente gli aggettivi «fondamentalista» e «apocalittico» sono a loro volta diventati offensivi quando sono applicati a movimenti religiosi, non senza qualche confusione. In alcuni paesi dell’Europa dell’Est o dell’Asia la parola-chiave, insieme con «culto» o «setta», è «missionario». Ogni sorta di cattive azioni sono imputate ai «missionari», normalmente «stranieri», che si trovano lì per «rubare il gregge» alle locali Chiese ortodosse o religioni maggioritarie. Dopo l’11 settembre 2001 è diffusa la pericolosa semplificazione che vede in ogni musulmano un «fondamentalista» e in ogni «fondamentalista» un terrorista. Pressoché ovunque le minoranze religiose diventano, più che un agente sociale (e meno ancora una risorsa), un problema sociale e la materia di un panico morale.


Come si è accennato, i panici morali non mancano mai di qualche tipo di base obiettiva. Nessuno nega seriamente il pericolo del terrorismo islamico (benché alcuni potrebbero mettere in dubbio l’opportunità di usare l’aggettivo «islamico» tout court senza qualificarlo con altri aggettivi come «ultra-fondamentalista»). O le cattive maniere di alcuni missionari che entrano in nuovi campi di missione con un disinteresse completo per la cultura locale. O che alcuni nuovi movimenti religiosi sono stati, e sono tuttora, colpevoli di un certo numero di attività criminali, da evidenti casi di truffa fino agli orrori del Tempio Solare.


I panici morali partono da una base nella realtà, ma si amplificano attraverso esagerazioni e statistiche folkloriche quando commenti adeguati se riferiti a uno o più incidenti particolari sono invece generalizzati. È nell’amplificare – non nel creare – il panico morale che gli «imprenditori morali» con i loro interessi entrano nel quadro.


Quello che è successo in Europa dopo i suicidi e gli omicidi dell’Ordine del Tempio Solare (1994, 1995, 1997) è stato ampiamente studiato in questa chiave[7]. Un episodio italiano recente, forse di portata internazionale meno ampia, conferma l’utilità della teoria dei panici morali come strumento per interpretare le controversie in materia di «sette».


All’inizio del mese di giugno 2004 la polizia italiana ha scoperto nella zona di Varese e Busto Arsizio tre (e forse più) omicidi attribuiti ai componenti di un gruppo auto-denominatosi le «Bestie di Satana». Le indagini sono in corso e – come in molti casi simili – elementi tipici del mondo della droga si intrecciano con altri che sembrano fare effettivamente riferimento alla ritualità di un satanismo «fai da te», tipica di bande di balordi «satanici» che esistono in diversi paesi del mondo.


Il CESNUR è già intervenuto sul tema con un comunicato che cerca di fare chiarezza sull’episodio lombardo, su cui non torniamo in questa sede. Vogliamo invece qui solo fare notare come gli elementi tipici della teoria dei panici morali si ritrovino tutti nel modo con cui i mezzi di comunicazione di massa si sono accostati al fenomeno.


Statistiche folkloriche. In Italia i gruppi satanisti organizzati – con indirizzi, sedi, gerarchie, pubblicazioni – contano meno di duecento aderenti. Le bande di balordi del satanismo «fai da te» radunano da duemila a cinquemila persone. A fronte di questa realtà, i media si sono rincorsi fra loro parlando di diecimila, centomila, cinquecentomila satanisti in Italia, senza fornire il pur minimo elemento di prova in relazione a queste statistiche davvero sbalorditive.


Imprenditori morali. Sono immediatamente emersi sulla scena mediatica «professionisti dell’antisatanismo» che, chi più chi meno in buona fede, si sono offerti come garanti delle statistiche folkloriche e di altre generalizzazioni. Si tratta di persone da anni impegnate in campagne contro gli «orrori» delle «sette», delle «sette occulte» e del «satanismo» che hanno visto nei fatti lombardi un’occasione d’oro per riproporre al pubblico tesi da anni screditate dalla ricerca accademica.


Generalizzazioni. Secondo lo schema post-11 settembre – «tutti i musulmani sono terroristi» – il dinamismo del panico morale ha portato a dare per scontato nei media che «tutti i satanisti commettono omicidi» (quando la percentuale di satanisti responsabili di omicidi, anche nei gruppi «fai da te» che sono i più pericolosi, negli Stati Uniti è intorno all’uno per mille). Da qui l’escalation tipica dei «panici morali» ha portato ad affermare che «tutte le sette commettono crimini» e occasionalmente che «tutte le sette sono sataniche, o simili a quelle sataniche», senza quasi mai fermarsi a cercare di definire che cosa mai sia una «setta» e che cosa la distingua da una «religione». Una «setta», eventualmente «satanica» o «proprio come quelle sataniche» (dunque almeno potenzialmente «assassina») è qualunque gruppo designato come tale dall’imprenditore morale di turno in televisione.


Teorie del complotto. Si è dato spazio a chi sostiene che tutte le «sette sataniche» sono collegate a una «cupola», un «grande vecchio», un «terzo livello», quando di questi collegamenti trent’anni di indagini internazionali sui gruppi del satanismo «fai da te» non hanno mai trovato alcuna traccia.


Concluderei con un esempio – il peggiore fra quanti mi è capitato di esaminare – di uso del mezzo televisivo per la creazione e l’alimentazione, involontaria ma certo pericolosa e socialmente irresponsabile, di un panico morale. Il 24 giugno 2004 la rete Sky Tg 24 ha mandato in onda una puntata del rotocalco televisivo di informazione C’è Diaco, condotto da Pierluigi Diaco. Personalmente ho apprezzato alcuni interventi di Diaco in altra sede, e alle sue trasmissioni su Sky hanno partecipato anche esponenti del CESNUR. Dunque, nessuna intenzione di polemica personale: il meccanismo del panico sociale è pericoloso proprio in quanto è una macchina che, entro certi limiti, funziona da sola.


La puntata doveva essere dedicata alle «sette sataniche». Tuttavia, a un certo punto, si è presentato un «pentito» fuoriuscito da Anima Universale, un nuovo movimento religioso cristiano che con il satanismo certamente non ha nulla a che fare. Del tutto palesemente, il conduttore non aveva la più vaga idea di che cosa fosse Anima Universale, su cui pure esiste letteratura scientifica[8], anche in forma di relazioni a congressi internazionali – tra l’altro, di PierLuigi Zoccatelli e mie – disponibili via Internet. Si tratta – per dirla in breve, e rimandando ai testi indicati per maggiori approfondimenti – di un nuovo movimento religioso il cui fondatore è uscito dalla Chiesa cattolica, nel cui ambito aveva inizialmente operato come veggente e guaritore, e che a quelli cattolici unisce tutta una serie di elementi di diversa origine. Il movimento Anima Universale è noto sia per la partecipazione alle sue attività di personalità italiane dello spettacolo, sia per un’ampia gamma di attività caritative e di beneficenza in Italia e all’estero, per la verità inconsueta nel mondo dei nuovi movimenti religiosi.


Beninteso, la teologia di Anima Universale è lontana da quella cattolica, e le critiche di ambienti cattolici nei confronti di questo movimento e della sua dottrina sono numerose e spesso molto accese. Ma non è questo il punto. Il panico morale si è manifestato con l’irruzione di Anima Universale nel contesto completamente estraneo di una discussione sul satanismo. L’evento è solo a prima vista incomprensibile. I media per costruire storie a sensazione cercano frequentemente «pentiti». Dal momento che pentiti ex-satanisti in Italia praticamente non esistono, ecco che si va alla ricerca del «pentito» di una «setta» purché sia, senza troppo pensare se il collegamento con il satanismo possa poi offendere migliaia di persone che frequentano il movimento da cui il «pentito» è uscito.


Il processo di generalizzazione secondo cui «tutte le sette fanno come i satanisti» ha raggiunto qui una sua eloquenza quasi teatrale. Prima ancora che l’imprenditore morale di turno – il «pentito» Giovanni Ristuccia – iniziasse a fare il suo lavoro, cioè a muovere le sue accuse al movimento, già il conduttore aveva parlato – insisto, a proposito di un movimento che palesemente sentiva nominare per la prima volta – di «setta satanica»[9] per il gruppo e di «fetente»[10] (forse in nome dell’obiettività giornalistica) per la sua guida spirituale. Tanto per trovare l’aggancio con i fatti lombardi, il «pentito» – naturalmente – affermava che Anima Universale, pur non essendo satanista, è altrettanto cattiva dei satanisti[11] e che c’erano stati addirittura «[…] anche fatti di sangue, gente che si è suicidata, gente che è stata uccisa»[12]. Per chi conosce Giovanni Ristuccia, che da anni si agita cercando di farsi prendere sul serio dai media, l’accenno è a un triste episodio verificatosi il 26 luglio 1995 a Contrà Motto Lungo di Valdagno (Vicenza), in cui un marito ha ucciso la moglie, che frequentava Anima Universale, e si è suicidato. L’inchiesta non ha minimamente coinvolto Anima Universale e ha chiarito che gli sfortunati coniugi erano in lite tra loro da anni per motivi del tutto estranei alla religione. Per gli ascoltatori, invece, l’impressione era chiaramente quella che Anima Universale, «proprio come le Bestie di Satana», sia un gruppo che si dedichi ad ammazzare i suoi incauti seguaci. Anziché chiedere le prove di queste gravissime affermazioni, il conduttore si è detto stupito del fatto che la magistratura non fosse ancora intervenuta e ha vagamente offerto un diritto di replica alla «setta».


Dal momento che si tratta di un professionista, non di un novellino, non resta che concludere che anche Pierluigi Diaco è rimasto vittima della macchina del panico morale, che crea un clima in cui all’imprenditore morale si crede «senza se e senza ma», e soprattutto senza chiedergli di portare alcuna prova. E proprio questo è l’aspetto sociologicamente più interessante – e socialmente più pericoloso – di tutta la vicenda giornalistica successiva ai tragici eventi delle «Bestie di Satana». Il clima di caccia alle streghe che si è creato rischia di coinvolgere, anche già coinvolge, gruppi che con il satanismo non hanno niente a che fare, anzi chiunque una certa lobby «anti-sette» decida di additare al pubblico ludibrio sfruttando a proprio vantaggio i morti di Busto Arsizio.





[1] Cfr. Erich Goode – Nachman Ben-Yehuda, Moral Panics, Basil Blackwell, Oxford 1994. Cfr. pure Stan Cohen, Folk Devils and Moral Panics. The Creation of the Mods and Rockers, Basil Blackwell, Oxford 1972; e Stewart Hall et al., Policing the Crisis, Routledge, Londra 1978.



[2] Philip Jenkins, Pedophiles and Priests. Anatomy of a Contemporary Crisis, Oxford University Press, New York – Oxford 1996, p. 170.



[3] Ibid., p. 5.



[4] Cfr. per esempio, Joel Best, Threatened Children, University of Chicago Press, Chicago 1990; P. Jenkins, Intimate Enemies. Moral Panics in Contemporary Great Britain, Aldine de Gruyter, Hawthorne (New York) 1992; Id., Using Murder. The Social Construction of Serial Homicide, Aldine de Gruyter, Hawthorne (New York) 1994; James F. Richardson – Joel Best – David Bromley (a cura di), The Satanism Scare, Aldine de Gruyter, Hawthorne (New York) 1991.



[5] Cfr., su questo punto, il mio Enquête sur le satanisme. Satanistes et antisatanistes du XVIIe siècle à nos jours, ed. fr. aggiornata, Dervy, Parigi 1997.



[6] P. Jenkins, Pedophiles and Priests, cit., p. 158.



[7] Cfr. James T. Richardson – Massimo Introvigne, «“Brainwashing Theories” in European Parliamentary and Administrative Reports on “Cults” and “Sects”», Journal for the Scientific Study of Religion, vol. 40 n. 2 (June 2001), pp. 143-168.



[8] Cfr. per es. Verónica Roldán, La Chiesa Anima Universale di Roberto Casarin, Elledici, Leumann (Torino) 2000.



[9] Pierluigi Diaco, trascrizione dalla trasmissione C’è Diaco del 24 giugno 2004.



[10] Ibidem.



[11] «[…] Casarin era un’antisatanista, diciamo così, era contro Satana, anche se poi si è dimostrato essere un suo seguace da quello che ha fatto» (Giovanni Ristuccia, trascrizione dalla trasmissione C’è Diaco del 24 giugno 2004).



[12] Ibidem.