(CCI) Ruini sul referendum: astenersi

Pubblicazioni

Conferenza Episcopale Italiana
Consiglio Permanente
Roma, 7-10 marzo 2005

Prolusione di sua Eminenza Cardinal Camillo Ruini,
Presidente della CEI

Venerati e cari Confratelli,


ci ritroviamo a breve distanza di tempo dal nostro incontro di Bari per proseguire le nostre riflessioni nel medesimo spirito di comunione ecclesiale, che ha la sua più profonda radice nell’Eucaristia. I problemi e le sofferenze che accompagnano, oggi come sempre, il cammino della Chiesa non ci fanno perdere di vista la grandezza dei doni divini e, in primo luogo, la misteriosa ma costante ed efficacissima presenza del Signore in mezzo a noi. La nostra preghiera e il nostro lavoro comune di queste giornate saranno dunque un umile rendimento di grazie e al contempo una fiduciosa domanda di quella luce e di quella sapienza che possono venire solo dall’alto.





1. La sera di martedì 1° febbraio il Santo Padre è stato ricoverato al Policlinico Gemelli per una crisi respiratoria dovuta a una laringo-tracheite acuta. Dopo un ricovero di nove giorni il Papa faceva ritorno in Vaticano, ma giovedì 24 febbraio una nuova crisi rendeva necessario un secondo ricovero e un intervento di tracheotomia: il decorso post-operatorio appare confortante. In queste circostanze l’emozione del mondo è stata grande e immenso il coro delle preghiere che si sono elevate per il Papa, a conferma dell’affetto e della venerazione che lo circondano, anche oltre i confini della Chiesa cattolica e dell’intera cristianità. Le parole dell’Angelus di domenica 6 febbraio , “anche qui in ospedale, in mezzo agli altri malati, … continuo a servire la Chiesa e l’intera umanità”, e quelle che il Papa ha scritto dopo l’intervento chirurgico, “Ma io sono sempre Totus Tuus”, esprimono in modo tanto semplice quanto preciso ed efficace sia l’atteggiamento personale con cui Giovanni Paolo II vive anche in questa situazione il ministero che il Signore gli ha affidato, sia il senso profondo e teologale di questo ministero medesimo. Noi Vescovi italiani, insieme alle nostre comunità, siamo a lui intimamente uniti, se possibile oggi più di prima, con l’affetto, la gratitudine, l’ammirazione e la preghiera, e chiediamo a Dio di mantenergli intatta la sua straordinaria forza interiore e di conservare ancora a lungo questo grande Pastore alla Chiesa e all’umanità.


Due settimane fa è stato presentato il nuovo libro del Santo Padre “Memoria e identità”, con il sottotitolo ugualmente significativo “Conversazioni a cavallo dei millenni”: esso ci conduce a riflettere in profondità sul duplice mistero, di iniquità e di salvezza, che opera nella storia, e in concreto nelle vicende del secolo da poco terminato e anche di quello appena iniziato. Il pensiero del Papa, non separabile dalla sua esperienza di vita e dal sangue da lui stesso versato, apre così l’animo di ciascun lettore a una sapienza che illumina il senso della vita e finalmente alla preghiera, infondendo fiducia e coraggio nell’operare per il bene.


La Lettera Apostolica Il rapido sviluppo, indirizzata ai responsabili delle comunicazioni sociali, riprende e aggiorna il Decreto conciliare Inter mirifica: da essa siamo confortati e stimolati nell’impegno che la Chiesa italiana sta sviluppando su questo non facile ma importantissimo terreno. Il Convegno sulla figura dell’animatore della comunicazione e della cultura, organizzato dai competenti Uffici della C.E.I. pochi giorni prima della pubblicazione della Lettera Apostolica, è un ulteriore contributo in tale direzione.


Nell’ultimo mese due gravi lutti hanno colpito la Chiesa. Il 13 febbraio, nel Carmelo di Coimbra, è morta Suor Lucia de Jesus dos Santos, che – insieme ai suoi due cuginetti – ebbe il privilegio di vedere la Vergine Maria a Fatima e di parlare con lei, a partire dal 13 maggio 1917: il Papa, nel messaggio che ha inviato per le sue esequie, ha ricordato “il grande e nascosto servizio” che questa umile religiosa ha reso alla Chiesa in un lungo arco di tempo e i vincoli di spirituale amicizia che personalmente ha avuto con lei. Anche per noi e per tanti nostri fedeli Suor Lucia rimane un esempio particolarmente eloquente di vita di preghiera e di dedizione a Cristo, Salvatore del mondo.


Il 22 febbraio è deceduto Mons. Luigi Giussani, fondatore e anima di Comunione e Liberazione e di molte altre realtà e iniziative ecclesiali e sociali, in Italia e in gran parte del mondo. Con lui la presenza della Chiesa tra gli studenti, e poi via via in sempre nuovi ambiti della vita e della cultura, ha conosciuto una nuova giovinezza, resa possibile dall’intimo legame a Gesù Cristo e giocata su molteplici frontiere con creatività e coraggio. Chiediamo dunque al Signore che la sua grande eredità si mantenga forte e vitale in mezzo a noi, per il bene della Chiesa e per la testimonianza del Vangelo nel nostro tempo.


Anche la scomparsa dell’insigne poeta Mario Luzi è una perdita grave, per l’arte e la cultura e per tutti coloro che attraverso i sentieri della poesia amano ricercare l’Assoluto.





2. Le prove che accompagnano il nostro cammino ci stimolano a vivere con serietà e intensità il tempo della Quaresima e a riproporre il suo significato a quei tanti cristiani che sono desiderosi di trovare o ritrovare un personale rapporto con Dio, ma spesso non abbastanza consapevoli della necessità, a tal fine, della conversione del cuore e della vita. Tendenze e comportamenti sempre più diffusi nella società e nella cultura portano infatti ad escludere, come sbagliato e inutilmente dannoso, ogni atteggiamento di accettazione della sofferenza e tanto più la decisione di intraprendere volontariamente un itinerario penitenziale. Questa atmosfera che tutti respiriamo condiziona inevitabilmente i modi di sentire e le scelte delle persone, comprese quelle che partecipano alla vita della Chiesa o hanno comunque un sincero interesse religioso: per conseguenza il tempo della Quaresima non ha rilievo concreto per la grande maggioranza della popolazione e la sua tanto eloquente liturgia fatica a tradursi, anche per coloro che vi prendono parte, in autentico rinnovamento interiore.


Più in generale, è ormai fortemente a rischio quella fondamentale dimensione della nostra fede che è l’invito alla conversione: esso attraversa già l’Antico Testamento, in particolare la predicazione dei Profeti, in rapporto alla giustizia e soprattutto alla misericordia di Dio, e poi è proposto, con una motivazione nuova e decisiva, da Gesù stesso fin dall’inizio della sua predicazione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15), per rimanere imprescindibile lungo tutta la storia della Chiesa e della vita cristiana.


Sembra avverarsi qui quel presagio e quell’incitamento di Nietzsche che ritiene decisivo, per superare e sconfiggere definitivamente il cristianesimo, attaccarlo non tanto sul piano della sua verità quanto su quello del valore della morale cristiana, mostrando che essa costituisce un “crimine capitale contro la vita”. In concreto il cristianesimo avrebbe introdotto nel mondo il sentimento e la coscienza del peccato e sarebbe “il più grande avvenimento della storia dell’anima malata” e “il più fatale artifizio dell’interpretazione religiosa”, da superare ed eliminare facendo riconquistare alla vita umana la sua “innocenza”, al di là del bene e del male, e così la gioia di vivere e una libertà senza confini. Da un diverso punto di partenza, ma con una logica e delle conclusioni non troppo dissimili, vi è attualmente chi sostiene che il cristianesimo, proponendo ed esigendo una morale della mortificazione, in realtà è incomponibile con la moderna economia, che sottende e presuppone un’etica del consumo e della soddisfazione dei desideri.


La ricchezza della liturgia quaresimale ci introduce invece alla comprensione autentica dell’invito alla conversione e alla penitenza e della forza salvifica e liberatrice che da esse promana. Già nel Mercoledì delle ceneri, oltre alle parole di Gesù che vengono ripetute all’atto di imporre le ceneri, “Convertitevi e credete al Vangelo”, risuona quanto mai efficace il grido dell’Apostolo Paolo: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. … Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (2Cor 5,20-6,2). Emerge qui il primo e decisivo tratto distintivo della conversione e penitenza cristiana: essa è dono di Dio, prima di essere libera scelta umana; anzi, la nostra scelta consiste essenzialmente nell’accoglienza del dono ed avviene sotto l’impulso interiore dello Spirito di Dio. Paolo, nel medesimo brano, evidenzia inoltre come si è realizzato, in maniera sconvolgente, il mistero dell’amore di Dio in Gesù Cristo, fonte della nostra conversione e salvezza: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”.


Nel Vangelo secondo Matteo, che leggiamo nello stesso Mercoledì delle ceneri, il Signore Gesù mette anzitutto in luce quale atteggiamento debba assumere il nostro cammino penitenziale, per corrispondere al dono di Dio: occorre operare non “davanti agli uomini per essere da loro ammirati”, ma “nel segreto”, perché il Padre, che vede nel segreto, ci ricompensi (Mt 6,1-6.16-18). Soltanto così, infatti, riconosciamo che tutto viene non da noi, ma da Dio, e poniamo in Lui solo ogni desiderio e speranza del nostro cuore. Vi è qui certo una grande affermazione del primato dell’interiorità, ma di un’interiorità non chiusa in se stessa, bensì abitata, prima che da noi stessi, anzitutto da Dio.


In questa ottica Gesù parla delle tre “buone opere” nelle quali la tradizione ecclesiale concretizza primariamente l’itinerario penitenziale della Quaresima. Tra di esse il digiuno è quella che attiene più direttamente alla penitenza corporale ed è anche quella attualmente forse meno compresa nel suo significato profondo, sebbene il controllo dell’alimentazione sia largamente praticato per motivi sia di salute sia estetici, raggiungendo non di rado forme patologiche. In realtà il digiuno, come le altre modalità di penitenza corporale, fin dall’antichità precristiana è una via per acquisire il dominio di se stessi, con la libertà di disporre di sé che ne consegue. Nella prospettiva biblica e cristiana esso non sottintende però alcun disprezzo per il nostro corpo, e soprattutto diventa domanda di perdono delle colpe ed espressione della conversione a Dio del nostro cuore.


A sua volta l’elemosina, parola svilita nel linguaggio comune, nel significato originario del greco biblico rimanda alla misericordia di Dio e alla risposta dell’uomo che si esprime nelle opere di misericordia verso i propri simili. Mettiamo in pratica così, attraverso le molteplici forme della testimonianza della carità, l’invito di Gesù: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro … perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,36-38) e siamo introdotti, attraverso i gesti anche piccoli della vita quotidiana, nel cuore stesso del messaggio del Vangelo.


Soprattutto nella preghiera si evidenzia il carattere teocentrico della penitenza cristiana, che si sostanzia nella fede e fiducia in Dio, nell’amore per Lui, nella richiesta di perdono e nella sottomissione alla sua volontà. Mediante la pratica delle “buone opere” penitenziali si realizza pertanto una progressiva uscita dal cerchio del nostro egoismo per porre in Dio il centro della nostra vita o, per usare la celebre espressione di S.Agostino (De civitate Dei, libro XIV, cap. XXVIII), il passaggio dall’amore di se stessi fino al disprezzo di Dio all’amore di Dio fino al disprezzo di se stessi.


Alla base del percorso di conversione della Quaresima sta senza dubbio quella radicale verità non soltanto teologica ma anche antropologica che Gesù ha espresso con le parole “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (Lc 5,31-32). Troviamo qui una considerazione dell’uomo più umile e meno fiduciosa di sé rispetto a quella di Nietzsche, o di Rousseau, e anche dell’antica Grecia, ma al tempo stesso più realistica e più vera, e proprio perciò più feconda di bene. Riconoscere la nostra debolezza, anche morale, e il bisogno di redenzione non comporta infatti in alcun modo, per chi confida nell’amore infinito di Dio, adagiarsi nel pessimismo e non amare la vita, non saper gioire e godere dei beni della terra, aver paura della libertà e non osare di promuoverla, in noi stessi e nella società a cui apparteniamo. Significa invece essere consapevoli, in tutto questo, della nostra fragilità di creature, e di creature libere e peccatrici, e quindi non presumere di poter costruire un mondo perfetto o di poter agire indipendentemente dalla realtà di noi stessi e del mondo in cui viviamo.


Ma proprio sulla base di un’umile fiducia in Dio possiamo osare le cose più grandi, come attestano le imprese realizzate dai Santi lungo tutto l’arco della storia del cristianesimo, e riconoscere alla nostra vita, e alle stesse scelte quotidiane, un significato assolutamente ricco e pieno, perché destinato non a dissolversi nel fluire del tempo ma a giungere a compimento nell’eternità. È illuminante, in proposito, l’insegnamento di S.Tommaso d’Aquino riguardo alla virtù della magnanimità, che comporta una certa “estensione dell’animo alle cose grandi” (Summa Theologiae, II-II, q.129, a.1 c) e che però non si oppone alla virtù dell’umiltà (ibid., q.161, a.1, ad 3).





3. Cari Confratelli, nel breve arco di tempo che ci separa dalla precedente sessione del Consiglio Permanente non pochi eventi assai significativi si sono verificati in quell’area nevralgica che è il Medio Oriente. Tra essi hanno speciale rilievo le elezioni svoltesi il 30 gennaio in Iraq, con una grande partecipazione di popolo che gli attentati e le minacce di morte non sono riusciti ad impedire: è stato superato così un tornante difficile, ma forse decisivo, nel percorso verso un nuovo Iraq, restituito alla propria indipendenza ma anche pacifico e libero al proprio interno. Gli equilibri tra le sue diverse componenti sono però ancora da costruire e il terrorismo continua a compiere stragi, sempre più rivolte contro gli stessi iracheni.


Anche l’Italia ha dovuto nuovamente pagare però un amaro contributo di sangue. Il maresciallo elicotterista Simone Cola è caduto infatti il 21 gennaio a Nassiriya nell’adempimento del proprio dovere, mentre la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, tenuta per un mese prigioniera a Baghdad, è costata la vita, per un tragico errore delle truppe americane, al suo liberatore, il funzionario del Sismi Nicola Calipari, che le ha fatto eroicamente scudo col proprio corpo, oltre al ferimento della stessa Sgrena e di un altro nostro agente. Rendiamo omaggio, con animo commosso, a chi ha dato una così alta testimonianza di generosità e di coraggio e preghiamo Dio per i caduti, i feriti e le loro famiglie, per la pace e per la fine del terrorismo.


In Terra Santa si è riaperto e ha già compiuto importanti passi in avanti il dialogo tra israeliani e palestinesi, nonostante le azioni terroristiche che, anche qui, cercano di sabotarlo.


L’omicidio a Beirut dell’ex Primo Ministro Rafik Hariri, ucciso in un attentato il 14 febbraio insieme a molte altre persone, ha fatto scattare in Libano un’imponente protesta popolare, avviando un processo che ha già conseguito risultati che in precedenza non sembravano ipotizzabili, come la caduta del Governo filo-siriano e la prospettiva del ritiro delle forze siriane dal Libano: speriamo possano essere pertanto ripristinate la libertà e l’indipendenza di quel martoriato Paese, e quindi anche migliori e realmente paritarie condizioni per le sue tuttora numerose componenti cristiane.


In realtà tutta la situazione del Medio Oriente appare in forte movimento e la direzione, pur tra molte sofferenze, incertezze e fatiche, sembra andare nel senso di uno sforzo di pacificazione e di democraticizzazione, unitamente a un più deciso e concorde impegno degli stessi Paesi islamici contro il terrorismo: lo confermano le notizie che giungono dall’Egitto e dalla stessa Arabia Saudita, sebbene, evidentemente, nulla possa essere dato per sicuro e ormai acquisito.


In varie nazioni africane si stanno parimenti realizzando, a volte dopo molti anni, consultazione elettorali che dovrebbero attenuare i conflitti ed aprire la strada a regimi maggiormente democratici: così in Burundi, e sperabilmente in Uganda, nel Togo ed anche in altri Paesi. Restano però molte situazioni di grave pericolo, tra cui quella del Darfur e gli attacchi di miliziani ai “caschi blu” dell’ONU nei territori della Repubblica Democratica del Congo, e rimane intatta la necessità di un serio e forte impegno internazionale per aiutare l’Africa a risollevarsi economicamente e politicamente, assicurando più umane condizioni di vita alle sue popolazioni, specialmente per quanto riguarda il cibo, l’acqua, la salute, l’istruzione, nonché i diritti civili e politici.


Il 12 febbraio uno spaventoso terremoto ha sconvolto nuovamente il sud-est dell’Iran, non lontano dalla zona devastata dal sisma poco più di un anno prima. Questa volta il numero delle vittime è inferiore, ma purtroppo sempre assai grande: confidiamo di poter portare anche in questa occasione, attraverso la Caritas, un valido aiuto.


Lo stesso 12 febbraio è stata uccisa in Amazzonia Suor Dorothy Stang, missionaria che era un emblema della difesa dei più deboli e anche dalla tutela dall’ambiente naturale: la sua morte ha suscitato in Brasile una grande emozione, a cui hanno fatto seguito incisivi provvedimenti nella linea indicata da Suor Dorothy con la testimonianza della sua vita.





4. La situazione dell’Italia in quest’ultimo periodo non ha registrato grandi novità e pertanto sembrano rimanere pertinenti le considerazioni proposte nella precedente sessione del Consiglio Permanente. L’approssimarsi delle votazioni per il rinnovo dei Consigli regionali non può certo facilitare l’attenuarsi delle polemiche e l’individuazione di terreni di convergenza. A proposito di tali elezioni continueremo a seguire la linea già consolidata da vari anni ed espressa sinteticamente dal Santo Padre nel discorso del 23 novembre 1995 al Convegno ecclesiale di Palermo, non coinvolgendoci con alcuna scelta di partito o di schieramento politico, ma richiamando all’attenzione di tutti, e in particolare dei credenti, “i principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace”. La potestà legislativa di cui godono i Consigli regionali su materie anche molto importanti rende infatti questa attenzione particolarmente necessaria.


Gli ordigni fatti esplodere pochi giorni fa vicino a stazioni dei Carabinieri a Milano e a Genova, ad opera di coloro che si firmano “Federazione anarchica informale”, ed altre azioni analoghe, confermano la necessità di mantenere alta la vigilanza, anche dopo lo smantellamento delle cosiddette nuove Brigate rosse, e di offrire il sostegno più leale e concorde all’opera meritoria delle forze dell’ordine. Più in generale, è quanto mai importante la stretta collaborazione tra tutte le autorità preposte alla difesa del Paese dal terrorismo, internazionale o interno, dalla criminalità organizzata e anche da altre forme di delinquenza che turbano e sconcertano la popolazione, perché contraddicono il comune senso morale in maniera stridente.


In campo economico sussiste un’ampia convergenza sulla necessità e l’urgenza di rendere più competitiva la nostra industria e in generale il cosiddetto “sistema Italia”, anche se le proposte e le indicazioni al riguardo rimangono spesso abbastanza diverse e in certi casi contrastanti. L’accordo che la Fiat ha raggiunto con la General Motors dovrebbe consentirle una maggiore libertà e capacità di iniziativa, per migliorare una situazione senza dubbio difficile. La felice conclusione della vertenza riguardante le acciaierie di Terni, come anche di quella degli assistenti di volo dell’Alitalia, indica che, muovendosi nella logica della solidarietà e del realismo, non pochi nodi possono essere sciolti. Rimane comunque indispensabile uno sforzo comune e concertato, tra il Governo, le forze sociali e le varie categorie direttamente interessate, per affrontare concretamente i molteplici problemi che stanno davanti a noi, senza l’illusione che possano esistere soluzioni facili per questioni che dipendono senza dubbio da nostre carenze, ma che derivano anche da fenomeni globali e di lungo periodo.


Ancora una volta, proprio in questi ultimi giorni, le piogge molto abbondanti hanno causato gravi dissesti e frane, in aree della Campania già in precedenza colpite, provocando purtroppo anche alcune vittime: è sempre più evidente l’esigenza di dedicare sistematica attenzione al miglioramento dell’assetto idrogeologico del nostro Paese, considerandolo una vera priorità nazionale.


Una diversa emergenza che continua ad accentuarsi è quella del costo degli alloggi, e per conseguenza degli affitti, in particolare nelle grandi città. Essa colpisce soprattutto le giovani famiglie e costituisce un problema sociale assai rilevante, anche in rapporto alla generazione dei figli. Occorrono quindi interventi di maggiore spessore e organicità, per ricondurre tali costi entro limiti sostenibili anche dalle famiglie di condizioni economiche modeste.


Il 26 gennaio ho firmato, con il Ministro per i beni e le attività culturali, la nuova Intesa relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche, che integra e sostituisce quella sottoscritta nel 1996, apportando varie precisazioni in ordine ad alcune tematiche di peculiare rilevanza. La nuova Intesa costituisce anche il quadro di orientamento per accordi che vengano stipulati a livello regionale tra le istituzioni pubbliche e gli enti ecclesiastici corrispondenti.





5. Si è costituito il Comitato “Scienza & vita” per impedire il grave peggioramento della legge sulla procreazione assistita che avrebbe luogo se i referendum avessero esito positivo. Il Comitato dà voce alla grandissima e altamente significativa unità che i molteplici organismi cattolici hanno saputo raggiungere su questo tema tanto importante e delicato, ma esprime anche e anzitutto una posizione razionalmente fondata che va nettamente al di là delle appartenenze religiose e partitiche riunendo molte personalità del mondo scientifico, culturale, professionale e politico.


È chiaro il senso dell’indicazione di non partecipare al voto: non si tratta in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma di opporsi nella maniera più forte ed efficace ai contenuti dei referendum e alla stessa applicazione dello strumento referendario in materie di tale complessità. In concreto è necessaria la più grande compattezza nell’aderire all’indicazione del Comitato, per non favorire, sia pure involontariamente, il disegno referendario.


Da parte nostra ci dedicheremo soprattutto alla formazione delle coscienze riguardo alla dignità della vita umana fin dal suo inizio, alla tutela della famiglia e al diritto dei figli di conoscere i propri genitori. Faremo ciò con quello stesso amore e sollecitudine per l’uomo che si esprime nella cura della Chiesa per i poveri e le altre persone in difficoltà, nell’educazione dei bambini e dei ragazzi, nella vicinanza ai malati e agli anziani. Questo amore per l’uomo è ugualmente amore e stima per la sua intelligenza e per la sua libertà: è dunque decisamente a favore del progresso delle scienze e delle tecnologie, in particolare di quelle che curano e prevengono le malattie, e proprio per questo si oppone a quelle forme di intervento che ledono e sopprimono la vita umana nascente.


Cari Confratelli, grazie di avermi ascoltato e di quanto vorrete osservare e proporre. Affidiamo queste giornate di lavoro e tutte le intenzioni dei nostri cuori all’intercessione della Vergine Maria, del suo sposo Giuseppe e delle Martiri Perpetua e Felicita di cui oggi facciamo memoria.
Roma, 7 marzo 2005


Camillo Card. Ruini


Presidente