Bordate cardinalizie sul Sinodo

Chiesa

Meglio la Manif pour tous che i divorziati. Bordate cardinalizie sul Sinodo

di Matteo Matzuzzi | Il Foglio 05 Luglio 2014

 

“Sarebbe utile capire che non è obbligatorio ricevere la comunione quando si va a messa. Ci sono molte ragioni per le quali un cristiano potrebbe scegliere di non riceverla. Una minore pressione su questo aspetto sarebbe d’aiuto per quanti non sono in grado” di accostarsi al sacramento.

Il cardinale canadese Thomas Collins, arcivescovo di Toronto e stimato a Roma – il Papa l’ha incluso tra i pochi porporati che fanno parte della recentemente rinnovata commissione cardinalizia di sorveglianza sullo Ior – interviene sui temi oggetto dell’ormai imminente Sinodo straordinario sulla famiglia, che aprirà i battenti il prossimo 5 ottobre a Roma. E la sua è una posizione lontana dalle aperture che parte del collegio cardinalizio ha manifestato in occasione della relazione sviluppata lo scorso febbraio in concistoro da Walter Kasper.

“Molti divorziati si risposano”, ha osservato Collins in una lunga intervista al blog Word on fire, aggiungendo che ciò determina l’impossibilità di ricevere i sacramenti, “come la santa comunione”. E questo perché “essi persistono in una condotta di vita che oggettivamente contrasta con il chiaro comando di Gesù.

Questo è il punto. Il punto non è che essi hanno commesso un peccato”. La misericordia, prosegue il porporato canadese, è infatti “assicurata in modo abbondante a tutti i peccatori. L’omicidio, l’adulterio e ogni altro peccato – non importa quanto grave – è perdonato da Gesù, soprattutto attraverso il sacramento della riconciliazione, e il peccatore perdonato può ricevere la comunione.

Riguardo il divorzio e il secondo matrimonio, il problema ha invece a che fare con la consapevole decisione di persistere in una situazione non in linea con il comando di Gesù”.
E’ dunque “giusto” che queste persone “non ricevano i sacramenti”.

La soluzione deve essere cercata altrove, altre strade vanno esplorate, spiega Collins, magari andando ad approfondire il concetto di “comunione spirituale” sul quale a lungo s’era soffermato Joseph Ratzinger prima in qualità di prefetto della congregazione per la Dottrina della fede e poi come Pontefice.

Pensa a una partecipazione “orante”, il porporato, definendo una “tragedia” la possibilità che gli esclusi dalla comunione possano lasciare la chiesa: “E’ probabile che i loro figli e quindi anche i loro discendenti saranno allontanati dalla chiesa. Dobbiamo pensare a ciò che è possibile fare per raggiungere le persone che si trovano in questa situazione, in modo amorevole ed efficace. Ma facendo questo, dobbiamo essere attenti al comando di Cristo, e quindi alla necessità di non compromettere la santità del matrimonio”.

Anche perché, a quel punto, “le conseguenze sarebbero ancor più terribili, soprattutto in un mondo in cui la stabilità del matrimonio è già tragicamente compromessa”. Ed è su questo che il cardinale Collins insiste: “La fedeltà all’insegnamento di Cristo sull’indissolubilità del matrimonio non è aperta a cambiamenti”.

Ma “parlare di misericordia non vuol dire cambiare la dottrina circa l’indissolubilità del matrimonio”, sottolinea in un’intervista concessa al Giornale del Popolo (quotidiano della Svizzera italiana) il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi: “La misericordia non si riduce a una prassi e nemmeno a un rischio o a una percezione”, dice in riferimento alla riammissione alla comunione dei divorziati risposati, questione sulla quale – ricorda Baldisseri – “è stata posta un’enfasi che non emerge dalle risposte ricevute” al questionario inviato lo scorso autunno alle diocesi sparse nel mondo.

In quelle risposte, prosegue il porporato toscano, “si parla del tema e gli si dà la rilevanza che merita, ma nella giusta misura”. C’è ben altro, insomma, da approfondire al Sinodo – “convivenze, ragazze madri, violenza e abusi in seno alla famiglia, persone separate che restano fedeli al matrimonio anche se fallito” –  , nonostante una parte considerevole dell’Instrumentum laboris presentato la scorsa settimana in Vaticano sia dedicato proprio al tema dei divorziati risposati.

Tutte problematiche che però, assicura Baldisseri, non metteranno la sordina alle testimonianze di quanti scendono in strada per difendere la famiglia: “Si fa sempre più forte  a testimonianza da parte del popolo di Dio in favore della valorizzazione della famiglia, contro quella che è propagandata come una ‘rivoluzione antropologica’ e che in realtà porta piuttosto alla sua decomposizione”. E tra le iniziative “presenti oggi in tutta Europa”, il cardinale cita la Manif pour tous, che “in Francia ha riunito più volte centinaia di migliaia di persone”.