Bianca di Castiglia. Regina di Francia e madre di un santo

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Elena Bonoldi Gattermayer, Bianca di Castiglia. Regina di Francia e madre di un santo, Jaca Book, Milano, 2006, pp. 228, € 16,00

Fu nipote di Eleonora d’Aquitania regina di Francia (e madre di Riccardo I Plantageneto, detto Cuor-di-leone, re d’Inghilterra e crociato, addirittura prigioniero per un po’ degl’“infedeli”) e moglie (e poi vedova) di Luigi VIII di Borbone, re di Francia. E suo figlio fu il santo re crociato di Francia Luigi IX, che concluse il proprio pellegrinaggio terreno proprio durante il pellegrinaggio in armi che la Cristianità organizzò per liberare la Terrasanta.

Attorno alla figura di Bianca di Castiglia ruota cioè gran parte del secolo decimoterzo di Francia e d’Inghilterra, in un’epoca in cui le vicende di Francia e d’Inghilterra erano legate come quelle di due sorelle siamesi.
Se sia vero quel che si dice a proposito del fatto che dietro un grande uomo vi è sempre una grande donna non si sa. Ma è certo che dietro il grande Luigi IX vi fu la madre, Bianca.
Grandissima.
Luigi seppe interpretare il sensus Franciae come pochi sovrani dell’Esagono hanno saputo fare nella storia di quel Paese, riorganizzò il regno con intelligenza e sagacia, e costruì una res publica il cui splendore rifulse per secoli dopo la sua scomparsa. E testimoniò la fede cristiana come pochi nel mondo della politica. Ebbene al suo fianco, più che dietro, vi fu sempre Bianca, la quale collaborò attivamente alla politica di rinnovamento tradizionale che il figlio realizzò, addirittura assumendosi il compito di reggere il regno durante la spedizione armata che Luigi intraprese per liberare il Santo Sepolcro.
Lo studio di Elena Bonoldi Gattermayer, inquadrato nella Biblioteca di Cultura Medievale (la collana diretta da Inos Biffi e Costante Marabelli che raramente sbaglia un colpo), ne offre un ritratto documentato e al contempo avvincente fra eretici, complotti, invasioni militari e buongoverno. Soprattutto buongoverno.

Marco Respinti
© il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 5, n. 19, Milano 13 maggio 2006, p. 3. http://www.ildomenicale.it . Con il permesso dell’Autore

Bianca di Castiglia, regina di polso e madre del re santo
di Daniela Pizzagalli
Avvenire, 25 febbraio 2006

Figlia, moglie e madre di re, Bianca di Castiglia può sembrare per certi aspetti una figura uscita da un libro di fiabe ma fu anche un personaggio storico incisivo, che seppe plasmare il suo tempo secondo i suoi principi e i suoi obiettivi, come dimostra l’avvincente e documentata biografia di Elena Bonoldi Gattermayer, Bianca di Castiglia.
Regina di Francia e madre di un santo che si allarga a quadro d’epoca spaziando tra cultura e società, tra politica e religione. Sembrava una principessa delle fiabe quando partì ragazzina dalla Spagna natìa all’alba del secolo, nel marzo del 1200, prelevata dalla nonna, la celebre Eleonora d’Aquitania, e condotta lontano dalla famiglia cui era molto legata, per un lungo viaggio verso uno sposo sconosciuto, il delfino Luigi, figlio del re di Francia Filippo Augusto.
Come in una favola, i due sposi si piacquero subito, nacque un legame d’amore che costituì una delle risorse su cui Luigi VIII, divenuto re nel 1223, potè contare durante gli incessanti conflitti che scuotevano l’Europa per le rivalità tra Francia e Inghilterra , Papato e Impero. Bianca uscì dal mondo delle fiabe per entrare nella storia, rivendicando per sé, anche se invano, il trono d’Inghilterra appartenuto ai suoi avi.
Perso prematuramente il marito nel 1226, Bianca assunse la reggenza in nome del figlio Luigi IX, piegando con ogni mezzo la ribellione di potenti feudatari e degli eretici albigesi. Le cronache dell’epoca sottolineano la durezza del suo carattere, temprato in tempi difficili, e il fervore religioso, ma anche il gusto dell’eleganza, della cultura e dell’arte: a lei si deve la costruzione della Sainte Chapelle a Parigi, che segna il vertice dello stile gotico francese.
Quando, nel 1234, Luigi IX assunse ufficialmente il potere, volle sempre accanto a sé la madre, alla quale era legatissimo, apprezzandone la capacità politica e organizzativa. Fu proprio la totale fiducia nell’abilità di governo della madre che consentì a Luigi, quando nel 1244 scampò miracolosamente a una gravissima malattia, di pronunciare il voto di farsi crociato in Terra Santa, lasciando la reggenza a Bianca.
La madre cercò in ogni modo di impedirgli di partecipare alla pericolosissima spedizione, ma Luigi, che preferiva il cammino della santità a quello del potere, non si lasciò distogliere e anzi partì per la crociata con i suoi fratelli.
Bianca seppe vivere da protagonista anche la seconda reggenza, intraprendendo una serie di riforme sociali per migliorare il tenore di vita dei sudditi e per moralizzare il clero. Le notizie dalla Terra Santa, inizialmente incoraggianti, divennero catastrofiche: uno dei suoi figli era morto e gli altri tre, compreso il re, erano caduti prigionieri del sultano.
Con le ultime forze radunò la somma necessaria alla liberazione dei preziosi ostaggi, ma morì prima del loro ritorno, nel 1252.