Benson, Il padrone del mondo

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Robert Hugh Benson, Il Padrone del mondo, Editoriale Jaca Book SpA, Milano, 1998, pp. 344, € 13,43.
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L’aspetto più stupefacente di questo romanzo sta nel fatto di essere stato scritto un secolo fa: precisamente nel 1907, cioè dieci anni prima della rivoluzione bolscevica.
L’autore, con una lucidità che ha del profetico, prefigura una società post-comunista dove la massoneria — vincente — si è sostituita alle ideologie e ai totalitarismi che avevano guidato il ventesimo secolo.
Il mondo in cui si muovono i protagonisti della vicenda — ambientata nell’Inghilterra del XXI secolo — è una realtà unificata, monolitica, dove l’Umanesimo massonico ha soppiantato le religioni tradizionali, relegate al rango di superstizioni a malapena tollerate. Ci troviamo in piena globalizzazione, dove l’elemento unificante a livello mondiale è il nuovo sistema di valori: l’umanitarismo, grazie al quale piano piano, inavvertitamente, Dio è stato sostituito dall’Uomo; il sacerdote dal parlamentare; il profeta dal pedagogo.
La felicità universale è garantita dall’eliminazione delle guerre, dall’abolizione della fame, dalla comprensione universale tramite l’uso dell’esperanto, dalla legalizzazione dell’eutanasia che ha sostituito l’agonia della morte, espressione ultima della sofferenza.

In un contesto di questo tipo la Chiesa cattolica è riuscita a sopravvivere all’interno degli angusti confini di una riserva indiana sui generis, corrispondente alla città di Roma e all’intera Irlanda, oltre che vivificata dall’opera di sacerdoti e fedeli che agiscono in stato di semi-clandestinità.

La drammaticità della situazione è scandita dalla serie di eventi tramite i quali — progressivamente — l’umanitarismo si fa più aggressivo, dotandosi di una propria liturgia, di un proprio culto, ed emanando norme sempre più restrittive nei confronti della libertà religiosa.

Fa infine la sua comparsa il soggetto destinato a personificare questa divinizzazione dell’umano: Giuliano Felsenburgh, che a tutti gli effetti configura l’avvenuta incarnazione dell’Anticristo.
Questa evoluzione si accompagna — manco a dirlo — ad un concomitante inasprimento delle leggi adottate nei confronti della Chiesa cattolica, preludio all’aperta persecuzione che non tarderà a manifestarsi, dando vita a uno scenario apocalittico che lascia il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Nel 1907, al momento della sua prima pubblicazione, il romanzo poteva essere annoverato tra le opere di fanta-politica, e in questo senso diede vita a vivaci reazioni che finirono col fare di Benson una delle figure più interessanti e stimolanti della letteratura inglese del ‘900.
Oggi, ad un secolo di distanza, possiamo considerare il romanzo un testo profetico: nel senso che ha avuto la capacità di cogliere gli aspetti essenziali della modernità, descrivendo il tramonto dei totalitarismi ideologici prima ancora che questi avessero avuto il tempo di affermarsi, fino ad offrirci uno spaccato del mondo di oggi, così come si presenta all’indomani dalla caduta del muro di Berlino.

Ciò che l’autore non poteva prevedere, costringendolo ad una conclusione del romanzo che — assicuro — è tutta da gustare, è la piega che avrebbero preso realmente gli avvenimenti grazie allo Spirito di Dio che soffia dove vuole.
L’imprevedibile novità che ha scombinato i piani di chi si preparava a celebrare i funerali del cristianesimo, si è concretizzata col pontificato di Giovanni Paolo II grazie al quale la Chiesa — fino ad allora arroccata in una drammatica posizione di difesa ad oltranza — ha potuto riprendere la spinta propositiva e lo slancio missionario, ponendo le basi della nuova evangelizzazione.

A testimonianza del fatto che Dio, quando si impone un Suo diretto intervento nelle vicende umane, non rinuncia a prenderne le redini confermando di essere unico signore della storia e autentico Padrone del Mondo.

Enrico Chiusura, collaboratore di Radio Maria