(Avvenire) Vogliamo davvero tutti diminuire il numero di aborti?

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Prevenzione dell’aborto Si potrà fare di più

Approvato il documento finale dell’indagine sull’applicazione della legge 194. Proteste dal centrosinistra che rifiuta di votare136.715 gli aborti volontari nel 2005 + 3,4 per cento l’aumento rispetto all’anno predecente 25,9 per cento gli interventi sulle donne straniere 5 per cento le donne che dopo aver chiesto il certificato per abortire,decidono di proseguire la gravidanza


Da Roma Pier Luigi Fornari

 Approvato ieri in commissione Affari sociali della Camera il documento conclusivo dell’indagine sulla applicazione della legge sull’aborto, durata oltre un mese, e promossa da un’iniziativa del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. Il testo che aveva recepito alcune importanti integrazioni rispetto alla versione iniziale proposta dal presidente della commissione, Giuseppe Palumbo, è passato con il sostegno della CdL, di fronte a una levata di scudi dell’opposizione che si è arroccata sulla tesi dell’«indagine inutile». L’unico “no” è stato quello di Chiara Moroni del Nuovo Psi.
Il documento conclusivo ribadisce che la legge non si cambia, ma prospetta una serie di iniziative per ampliare «le possibilità concrete di determinare un ripensamento della donna». Si propone un rilancio dei consultori per tutelare «la salute della donna e del concepito», potenziando anche gli interventi rivolti alle immigrate. In progetto anche tre corsi annuali di educazione sessuale, curati dai consultori, che il Ministero della Salute di concerto con quello dell’Istruzione potrebbe promuovere in ogni regione. La relazione afferma a riguardo: «Una corretta e adeguata educazione sessuale – che spetta naturalmente anche alle famiglie -, non dovrebbe limitarsi a una mera informazione sui metodi contraccettivi, ma concentrarsi sull’obiettivo di educare i giovani ai valori della persona, della vita, della famiglia, delle relazioni affettive e della procreazione responsabile».
Secondo Palumbo il documento servirà a migliorare l’applicazione della legge, «correggendo i problemi evidenziati». Il ministro della Salute valuta positivamente il documento: «dal Parlamento un’ottima proposta». «È evidente – spiega Francesco Storace – che la proposta di sostenere i consultori che si avvalgono del volontariato va nella direzione di rafforzare il primato della prevenzione». «Soddisfazione» per l’approvazione del documento esprime il sottosegretario alla Salute, Domenico Di Virgilio, (Fi), «amaregg iato» per il comportamento «antidemocratico» dell’opposizione. Secondo Di Virgilio è emerso chiaramente «come il mancato conseguimento degli obiettivi della legge sui consultori abbia penalizzato fortemente il valido aiuto offerto alle donne dal volontariato».
Ma la ds Livia Turco ribatte che «l’indagine è servita per coprire un grave vuoto del governo su tutte le politiche per la famiglia». Per la diellina Rosy Bindi si è trattato di una «indagine pericolosa e inutile», perché «volta a riaprire un dibattito, con accenti ideologici, senza l’intento di affrontare seriamente i problemi dei cittadini e delle donne». Insomma una coperta sul «fallimento clamoroso della maggioranza nelle politiche per la maternità». «Indagine inutile», anche per il leader Udeur Clemente Mastella.
Ma il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volonté, replica: «Se avessero un po’ di amore per la verità, dovrebbero riconoscere che i nostri timori erano fondati». Per l’udc Anna Maria Leone «sono strumentali gli attacchi e il comportamento dell’opposizione». Infatti «non c’era nessuna intenzione» di cambiare la 194, «come dimostra il documento conclusivo». Lo Scudocrociato, aggiunge la Leone, si farà carico di riprendere le conclusioni dell’indagine, «a partire dalla modifica della legge di istituzione dei consultori». È d’accordo il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, che considera l’indagine «estremamente utile, un serio passo in avanti». «Qualche cosa – conclude – deve cambiare veramente nell’atteggiamento delle strutture sanitarie, e dell’intera società».


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Tema su cui spesso in Italia diamo il peggio


Aborto, mercato truccato per una libera scelta


Basta avvicinarsi al tema, volerne parlare, e i toni si
alzano, i nervi saltano


Eugenia Roccella


Dopo tanti anni, l’aborto continua ad accendere polemiche. Nessuno oggi mette in discussione la legge 194, nessuno, tranne il Partito Radicale, vuole modificarla. Basta però avvicinarsi al tema, basta volerne parlare, e i toni si alzano, i nervi saltano, le barricate ideologiche e le logiche di schieramento vincono. È accaduto così anche per quanto riguarda l’indagine conoscitiva sullo stato di applicazione della 194, che si è conclusa oggi con una vistosa lacerazione tra maggioranza e opposizione al momento del voto. Eppure dall’indagine non emergono critiche di sostanza all’impianto legislativo attuale, anzi, della legge si fornisce complessivamente un bilancio positivo. Sembra, per esempio, che non sia vero che i tempi tra la richiesta e l’attuazione dell’interruzione di gravidanza siano troppo lunghi: nel 60% dei casi passano due settimane, e solo nel 14% dei casi più di tre. I consultori sono una realtà funzionante e diffusa, che potrebbe svolgere un ruolo ancora più attivo, visto che un numero sempre maggiore di donne li preferisce al medico di famiglia. Ma con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, sembra che nessuno sia più disposto a discutere onestamente dell’unica cosa che conta: e cioè se le donne davvero decidano liberamente, o se invece l’aborto non sia spesso l’unica offerta sul mercato truccato della libera scelta. Tutto il dibattito sulla parte non attuata della 194, e sulla presenza dei volontari nei consultori, si concentra su questo punto fondamentale. Nel mondo occidentale l’atteggiamento nei confronti dell’interruzione di gravidanza sta registrando un sensibile mutamento; lo testimonia il recente sondaggio dell’Observer (che rivela come la maggioranza delle donne inglesi vorrebbe una legge più restrittiva in materia d’aborto) e, da noi, la ricerca dell’Eurispes, che, contro la logica dei numeri, è stata spacciata dai quotidiani come la verifica di una spaccatura tra i fedeli e le gerarchie cattoliche. In realtà i dati forniti dall’Eurispes a vrebbero richiesto titoli ben diversi: solo il 22% degli italiani infatti ammette l’aborto su semplice decisione della donna, e solo il 26,7% lo accetta se ci sono gravi motivi sociali ed economici. In Australia domenica è stata indetta una giornata di mobilitazione contro la Ru486, la pillola abortiva, e da un sondaggio è emerso come solo il 33% delle donne australiane sarebbe favorevole alla sua introduzione. La settimana scorsa il New York Times ha lanciato un appello a chi è favorevole all’aborto, per chiedere di non sottovalutare, o regalare ad altri, la battaglia per la vita. Essere per la libera scelta, ha argomentato l’editorialista, non vuol dire essere abortisti: liberal e progressisti devono ammettere che “il numero di aborti desiderabili è zero”, e che bisogna superare la vecchia divisione tra “pro-life” e “pro-choice”, cioè tra chi difende la vita e chi difende la libera scelta. È un appello che ci sentiamo di sottoscrivere. L’inverno demografico italiano dimostra una disperante mancanza di attenzione al desiderio di maternità, alle difficoltà che le donne incontrano nello scegliere di fare un figlio. Non solo quelle sociali ed economiche, ma quelle culturali, come l’evanescenza sempre più marcata del ruolo paterno, o l’offerta troppo frettolosa dell’aborto come soluzione privilegiata e sbrigativa. Dalla politica, magari dopo la scadenza elettorale, ci aspettiamo risposte concrete.