(Avvenire) Violenza ai minori al cinema e in tv: i politici dove sono?

Matrimonio e Famiglia

Avvenire 31 Maggio 2010

SPETTACOLI

Cinema, l\’allarme dei genitori

L\’emergenza educativa passa anche dal cinema. Ne sono più che convinte le più importanti associazioni di genitori, cattoliche e laiche, che hanno firmato un documento congiunto per rilanciare un tema tutt’altro che secondario: chi deve giudicare se un film, è adatto o meno ai minori: l’industria o i genitori? La domanda è rivolta a Governo e politica, con la richiesta di mettere al più presto mano al modo in cui funziona la Commissione di revisione cinematografica. Intendiamoci – come scrivono nel loro comunicato l’Age (Associazione Italiana genitori), l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) e il Cgd (Coordinamento genitori democratici) – «i genitori non vogliono il ripristino della censura, ma tutelare al meglio la sensibilità dell’età evolutiva. E per farlo occorre segnalare con coraggio, motivandoli, rischi e pericoli per i bambini di una certa età presenti in certi film».

Insomma, le associazioni chiedono a gran voce strumenti più efficaci «per aiutare tutti i genitori a vigilare e scegliere». Sempre più spesso – continua il comunicato congiunto – «in Italia si verificano casi di film che in tutto il mondo vengono vietati ai 14 o ai 18 anni e da noi trovano il via libera senza limiti d’età». Come se un dodicenne italiano fosse tanto diverso da un suo coetaneo inglese, francese o americano. L’ultimo caso è l’horror tridimensionale Final Destination 3D, uscito in Italia il 21 maggio senza alcun divieto. Peccato che in tutti gli altri Paesi del mondo (come potete leggere sopra) sia stato vietato.

Un segnale di libertà o di scarsa attenzione verso i minori? «È il segno inequivocabile che da noi l’industria cinematografica, perfino nelle decisioni educative, al momento conta più delle famiglie». Ma com’è potuto accadere che questo film sia uscito senza alcun divieto? Va detto che in Italia la censura non esiste più da tempo. C’è invece una Commissione di revisione cinematografica. Come spiega il ministero dei Beni culturali «la commissione, articolata in otto sezioni, è presieduta da docenti di diritto o magistrati ed è composta da docenti di psicologia dell’età evolutiva, da esperti di cultura cinematografica, rappresentanti dei genitori, rappresentanti delle categorie del settore cinematografico e da esperti designati dalle associazioni per la protezione degli animali».

In ogni sezione, che è composta da otto persone, i genitori sono soltanto due. E regolarmente finiscono in minoranza. Nelle varie sezioni c’è persino un rappresentante degli animalisti che però ha diritto di voto solo se nel film al vaglio ci sono scene con animali. Il che rischia di generare un altro paradosso: se una pellicola ha una scena crudele con un cucciolo, spesso ha più possibilità di venire vietata di una in cui, nella scena «incriminata», al posto del cagnolino o della tigre c’è un bambino o un ragazzo.

Gli interessi in gioco sono tanti. Dietro il divieto a un film ai minori di 14 anni si nasconde un mare di soldi, perché le pellicole vietate non possono essere trasmesse in televisione in prima serata e così il loro valore di acquisto è praticamente dimezzato.

Nel 2007 l’allora ministro dei Beni culturali Rutelli propose un disegno di legge per istituire il divieto ai minori di 10 anni e al contempo lasciare l’autocertificazione del divieto ai 14 e ai 18 anni di un film in mano ai produttori cinematografici. Ma quel ddl, nonostante fosse molto favorevole all’industria, non venne mai approvato. Da allora oggi nei nostri cinema sono passati decine di film «per tutti» come Final Destination 3D.

Gigio Rancilio