(Avvenire) Un popolo senza passato non ha futuro

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Nonostante il successo di libri ispirati ai Templari e film sulle Crociate, la crisi della «vera» epoca delle cattedrali si vede dalla scarsità di studi. L’allarme degli esperti


Medioevo crash?


Di Stefano Andrini

 Frugoni
Il gotico ritagliato con le forbici di Mussolini


«Tirano solo le storie irrazionali, gli elfi o i mostri, non il senso della continuità»

«Espellere dalla scuola la conoscenza del nostro passato è un’operazione perversa che ha un obiettivo inquietante: formare persone senza passato». È la denuncia di Chiara Frugoni, docente di Storia medievale e autrice di importanti studi dedicati alla figura di Francesco d’Assisi e all’iconografia medievale.
Su cosa fonda la sua preoccupazione?
«Ho l’impressione che sia in atto un’operazione, già cominciata purtroppo con la Riforma Berlinguer ed ora proseguita, con una forte accelerazione, dalla Riforma Moratti che punta non solo alla cancellazione della storia medievale ma più in generale all’accantonamento della storia antica, compresa quella greca e romana».
Perché il passato è così importante?
«Non si può avere un senso del nostro passato isolato e fatto con le forbici. Una riduzione di questo genere può favorire l’estraneità delle nuove generazioni rispetto al loro territorio in gran parte ancora ricco di tracce medievali. C’è il rischio concreto che non sappiano più distinguere un edificio dell’età di mezzo da una casa moderna. E quindi non si vede per quale ragione si debba poi loro chiedere di salvarlo».
La cancellazione del Medioevo è frutto di ignoranza o di un disegno?
«C’è chi dice che i responsabili non se ne sono accorti e lo fanno solo per ignoranza. Personalmente vedo invece un disegno abbastanza lucido che ha dei punti di contatto con l’operazione portata a termine da Mussolini: cancellare interi quartieri medievali dove la gente abitava e dove si riconosceva, per sbatterli nelle borgate senza più alcun legame sociale. Con l’intento di avere persone sempre più incolte, che pensano sempre più a sé e che quindi sono più facili da indottrinare».
C’è contraddizione tra il progetto di ridimensionamento scolastico e il boom di iniziative editoriali che parlano del Medioevo?
«Certamente, ma bisogna vedere anche che cosa viene proposto. Il Medioevo che “tira” è proprio quel Medioevo di nuovo incolto, nel senso che è quello che gli stessi giornalisti dicono: anni bui, atti barbarici, torture. Oppure quello che nell’immaginario collettivo è l’irrazionale: le streghe, gli elfi, i mostri, gli eroi, dove in realtà non c’è il senso di una continuità storica con il passato. Io vedo la storia come l’ombra dell’uomo che lo segue dappertutto. Qui è come se l’ombra venisse tagliata e l’uomo non sapesse più nulla di ciò che ha alle sue spalle».
Un consiglio ai professori?
«È necessario soprattutto sottolineare la continuità. Cioè far capire agli studenti che il passato in realtà è sempre presente. Pensiamo ai modi di dire legati all’uso del cavallo nel Medioevo e che ancora oggi usiamo: “Ho perso le staffe”, “spron battuto”, “lancia in resta”, “mi sento ferrato”. Oppure dare la mancia perché nei tornei la dama dava la manica che è diventata la manche e poi la mancia. Dobbiamo aiutare i ragazzi e le ragazze a capire che nella società in cui vivono non sono da soli ma hanno delle cose in comune. E che tra queste c’è il loro passato. Una domanda così forte da spingere gli americani, che notoriamente hanno una storia recente, a ricercarsi delle radici artificiali. Fino al punto che gran parte delle Università sono costruite in stile pseudo-gotico».


Cardini
Troppi falsi Graal puzzan di New Age


«Il boom dell’età di mezzo c’è ancora, però è effimero e si basa su varie patacche»

«Viviamo in una società neo-onirica dove incombe il sogno di un Medioevo oscuro e orrido, in formato Signore degli anelli, così pretestuoso e sostanzialmente falso da preparare, già ora, le basi della sua futura decadenza». Ne è convinto lo storico Franco Cardini che rilancerà questa tesi alla tavola rotonda in programma oggi a Bologna.
Cosa significa che il Medioevo è al tramonto ?
«In primo luogo l’espressione potrebbe significare che il nostro mondo sta dimenticando la storia del Medioevo inteso come emblema di un passato, rispetto al quale si sente che la modernità ha segnato una rottura, per cui non c’è più bisogno al limite di studiarlo. Crisi della storia, crisi della memoria, crisi dell’identità, dunque».
Colpa anche degli storici?
«Indubbiamente. La crisi degli studi medievistici c’è e si tocca con mano. Cosa è accaduto? Semplice: anche nell’ambiente accademico e della ricerca si è allargato a macchia d’olio il virus dell’appiattimento sull’età moderna. Con una conseguenza: la progressiva riduzione degli studi sull’argomento».
Scorrendo i cataloghi editoriali e i programmi delle manifestazioni culturali sembra di assistere ad un vero e proprio boom dell’età di mezzo. Come lo spiega?
«Il fenomeno c’è, non si può negare, ma è nel contempo effimero. Si fonda infatti su una ripresa di interessi non autenticamente medievali. I falsi Graal e i falsi Templari da cui siamo circondati corrispondono a una crisi profonda, forse irreversibile, provocata dalla mancanza di adesione alla realtà storica a vantaggio del New Age che potrebbe essere interpretato come uno dei sintomi del fatto che noi viviamo pericolosamente in un’età neo-onirica».
Quali le conseguenze?
«Quando si arriverà alla resa dei conti, quando saremo stanchi di questa cultura del cattivo sogno, di cui sono parte anche i sogni apparentemente pacifici e pacifisti del New Age, a quel punto chi ci andrà di mezzo, ancora una volta, sarà il vero Medioevo, cioè la nostra vera memoria, le vere basi della nostra autocoscienza, le quali saranno ulteriormente criminalizzate, perché per molti anni noi abbiamo abusato di una triste caricatura di esse».
È possibile difendersi dalle «patacche» medievali?
«Occorre portare al disincanto un’opinione pubblica che per un verso sembra sempre più affamata di tutto ciò che riguarda l’età di mezzo e per un altro sembra sempre più disponibile a cadere nella trappola, a consumare mistificazione senza riuscire ad informarsi in maniera corretta sulla realtà obiettiva e anche storica delle cose».
Ma la colpa non è solo degli utenti…
«Su Graal e Templari se ne sono dette di tutti i colori. Ci sono colleghi bravissimi e molto seri che non vengono mai interpellati dai mass media. Al contrario si dà spazio a finti esperti che talvolta si presentano come tali solo in virtù di un’autocertificazione. L’editoria non è da meno: si straparla del solito Dan Brown e si ignorano opere autorevoli e intelligenti anche sul piano della narrativa. Questa è una colpa enorme di alcuni dei gestori della nostra pubblica opinione che, anche sul Medioevo, continuano a propagandare una spazzatura che ha il sapore della truffa intellettuale».


Montanari
I nostri sogni nella pattumiera del passato


«Per noi i secoli bui sono la rassicurante idea di confinare lontano il negativo»

«Il Medioevo è una favola. Se fosse al tramonto sarei felice ma, purtroppo, non è così». Lo afferma Massimo Montanari, docente di storia medievale ed esperto di storia dell’alimentazione.
Sembra un paradosso…
«E non lo è. Più che essere un periodo storico il Medioevo è infatti un insieme di concetti stratificati nel tempo e che, parte nell’umanesimo, parte nell’età illuministica, parte nell’800, hanno costruito questa leggenda che continuiamo a portarci dietro. Questo modo di pensare è più vivo che mai, ma non è il Medioevo».
Cosa pensa delle feste, oggi di gran moda che si richiamano a quel periodo?
«In esse prevale il luogo comune, piuttosto che il desiderio di capire qualcosa. Non sono quindi avvenimenti di utilità per la conoscenza del periodo medioevale. Hanno un giro d’affari molto alto, ma dal punto di vista culturale si tratta di appuntamenti che servono esclusivamente a ribadire dei pregiudizi».
Eppure la gente accorre in massa…
«Questo accade perché Medioevo è una parola che evoca immagini più che storia. Tutti ne par lano senza sapere di cosa parlano. L’aggettivo “medioevale” si può applicare a tutto, a qualsiasi cosa abbia a che fare con le caratteristiche che attribuiamo al periodo: le fate, le streghe, i folletti, i cavalieri. Che sono parte del Medioevo ma non lo esauriscono».
Sembra di capire che nel suo Medioevo la storia c’entra poco…
«Il Medioevo serve da contenitore per i nostri sentimenti; vi troviamo il sogno ma anche l’idea rassicurante di poter confinare in un’epoca lontana le cose negative. C’era un buco in un certo periodo della storia che abbiamo riempito dandogli un nome. Questo concetto è frutto non di analisi storica, ma di una serie di immagini che convivono insieme all’incubo di una società dove si concentrano tutte le cose più terribili, le nefandezze da secoli bui, che piacciono tanto a un certo giornalismo. È un paradosso quello che sto dicendo: questo finto Medioevo, effettivamente, se mai morirà – cosa di cui dubito – ucciderà certo il Medioevo, perché quello finto è il vero Medioevo».
Proliferano in feste e sagre anche le ricostruzioni dei banchetti medievali. Cosa ne pensa?
«La sedicente cucina medioevale dei nostri giorni è quasi sempre frutto non di una ricerca storica sui testi, che esistono, ma di una improvvisazione dilettantistica. Che nei casi estremi ha accreditato come autentici gli abbinamenti con il pomodoro che all’epoca era ancora sconosciuto. È una cucina fa leva sul luogo comune. Ma che non cerca di capire bene come funzionavano i sapori, il gusto di quell’epoca».
Un’esperienza, dunque, da buttar via?
«No, basta non prenderla troppo sul serio e ricordarsi che prima di tutto siamo di fronte a un gioco. Perché la cucina e il gusto del Medioevo non sono ripetibili, anzitutto perché sono cambiati i cibi, ed è cambiato il nostro gusto, il rapporto con certi sapori. Anche ammesso che riusciamo a ricostruire filologicamente un piatto, esattamente nel modo in cui era preparato mille anni fa, in ogni caso l’esperienza che abbiamo di quel piatto non è quella che ne avevano nel Medioevo».


Avvenire 18-10-2005