(Avvenire) Sarebbe vittima dello sberleffo

Chiesa


SE CRISTO TORNASSE

di GIANFRANCO RAVASI

Avvenire 25-11-2007
Se Cristo oggi arrivasse tra noi, la gente non lo metterebbe
più in croce. Forse lo inviterebbe a cena, lo ascolterebbe parlare. E
poi? Poi si burlerebbe di lui!

Sono molti, nella letteratura e persino nel cinema, quelli che
hanno immaginato un ritorno di Cristo nella nostra contemporaneità,
forse in una metropoli, come nel

Jesus of Montreal,

il film di Denis Arcand (1989).
Qualcosa del genere aveva
già vagheggiato uno scrittore inglese dell’Ottocento, Thomas Carlyle,
un autore dalla forte impronta religiosa.
La sua rappresentazione
paradossalmente sembra più adatta ai nostri giorni nei quali impera lo
sberleffo nei confronti di tutto ciò che è serio e profondo. È la
grande malattia della superficialità che non conosce, certo, l’adesione
appassionata a un ideale ma neppure l’ardore del rigetto

cosciente e veemente.
Non si potranno certo definire atei
seri, coscienziosi, severi quanti si mettono a irridere in maniera
banale e fin volgare – fermandosi appunto alla superficie della realtà
spirituale – il cristianesimo e il suo pensiero che ha esaltato e
tormentato per secoli i geni dell’umanità. Sì, Cristo lo si lascerebbe
parlare, come ormai si concede il diritto di interloquire a tutti, a
chi ha qualcosa da dire e al chiacchierone vaniloquo.
Solo che
alla fine, di fronte a un messaggio che è come una spada di luce, si
preferirebbe ricorrere all’irrisione e allo scherno. Non lo si farebbe
tacere chiudendogli la bocca e la vita su una croce; lo si
emarginerebbe perché non abbia a disturbare la festa e il proprio
benessere immediato. Forse questo atteggiamento sta lentamente
infiltrandosi anche in noi: è necessario «vegliare e vigilare», come
diceva Gesù.