(Avvenire) Ruini: No alle unioni omosessuali, sì alle radici cristiane

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22 settembre 2003 17.48
PROLUSIONE
RUINI: L’EUROPA RICONOSCA
LE SUE RADICI CRISTIANE


L’Europa riconosca il suo “radicamento profondo” nel cristianesimo in quel Trattato con il quale è in gioco la possibilità di “esprimersi in maniera unitaria sulla scena mondiale”. I vescovi italiani fanno propria la richiesta avanzata più volte dal Papa in vista della conferenza intergovernativa di Roma, e puntualizzano sull’opportunità di alcuni interventi delle istituzioni europee su temi “di grande rilievo etico e sociale”, rivendicando allo stesso tempo la possibilità per la Chiesa di esprimersi su tali materie.

In un’Europa che, rileva il presidente della Cei Camillo Ruini, non trova accordi a livello comunitario su materie come politica estera, difesa o economia, a volte l’Unione, e in particolare il parlamento europeo, sono inclini ad “intervenire in ambiti, come la regolamentazione dei comportamenti
etico-sociali”, nei quali il principio di “sussidiarietà richiederebbe invece di non diminuire l’autonomia e le competenze delle singole nazioni, sulla base delle loro proprie storie e culture”.
Un richiamo per il quale il card. Ruini porta a sostegno due esempi: il recente voto del parlamento europeo sul riconoscimento dei rapporti non coniugali, anche tra persone dello stesso sesso, e la risoluzione nella quale si “disapprova vivamente” quanto affermato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nelle ’Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessualì, rese pubbliche il 31 luglio scorso.
“In realtà – afferma Ruini – queste considerazioni non fanno altro che richiamare ed argomentare razionalmente i punti essenziali dell’insegnamento della Chiesa su materie come il matrimonio e la sessualità, che riguardano la legge morale iscritta nella nostra natura. Esse pertanto sono proposte ’non
soltanto ai credenti ~ in particolare ai politici cattolici ~, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della societa” “.
A proposito della ’discriminazione’ di cui sarebbero “vittime le persone omosessuali se le loro unioni non vengono legalizzate ed equiparate al matrimonio”, Ruini ricorda che “dovrebbe essere abbastanza evidente, come affermano le Considerazioni al n.8, che, data la differenza intrinseca tra
tali unioni e il matrimonio, non attribuire loro lo stesso statuto sociale e giuridico non è una discriminazione contraria alla giustizia, ma è invece richiesto dalla giustizia stessa, che vieta di porre sullo stesso piano del matrimonio forme di unione che non possono in alcun modo raggiungere le sue
finalità, essenziali per il bene delle persone e della società”.
“Come Vescovi italiani – conclude Ruini – continueremo pertanto ad esprimerci con chiarezza su questa come su altre materie di grande rilievo etico e sociale, in conformità alla nostra missione di testimoni della fede e perciò anche promotori di autentica umanità”.