(Avvenire) Preti in Russia: una persecuzione

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Avvenire, 11 settembre 2002

Ieri altre due espulsioni che si aggiungono alle tre dei mesi scorsi Il
Vaticano: «Si tratta di un fatto gravissimo, ci attiveremo attraverso i
canali diplomatici»

di Nello Scavo Due sacerdoti cacciati a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Entrambi
polacchi. Entrambi missionari nelle comunità cattoliche della Russia. E
quello che arriva da Mosca, che in sei mesi ha espulso quattro preti e un
vescovo, è un messaggio preciso. Perché padre Edward Maszkiewicz è stato
fermato sulla frontiera occidentale, l’altro, Jaroslaw Wisniewski, su quella
orientale.
La notizia ha suscitato la preoccupata reazione del Vaticano. «Si tratta di
un fatto tanto grave, che già qualcuno parla di una vera persecuzione», ha
detto senza mezzi termini il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls
annunciando con una dichiarazione ufficiale che «la Santa Sede si attiverà
attraverso i canali diplomatici per risolvere il problema». Parole
pronunciate quando ancora non si sapeva della quinta espulsione, avvenuta
ieri sera in Bielorussia, Paese che farebbe da filtro per conto di Mosca.
«La tua parrocchia è stata chiusa», si è sentito dire padre Maszkiewicz dai
militari alla frontiera con la Polonia. Il religioso stava raggiungendo in
auto la sua comunità di Rostov sul Don, che in realtà è ancora attiva.
Analoga la vicenda di padre Wisniewski, da anni impegnato nella piccola
comunità dell’isola di Sakhalin. La polizia di frontiera lo ha rimesso a
bordo di un aereo per il Giappone, Paese dal quale era arrivato lunedì sera.
Le autorità dell’aeroporto di Khabarovsk, nell’estremo oriente russo, non
hanno badato alle buone maniere. Stando a quanto riferisce l’agenzia
Interfax padre Jaroslaw è stato bloccato dai gendarmi perché il suo nome
risulta inserito «in una lista di persone alle quali è vietato l’ingresso».
Questa, almeno, è l’unica spiegazione offertagli. E dunque quella che era
solo una voce, cioè l’esistenza di una “lista delle persone non gradite”,
adesso sembra prendere consistenza. «È ancora più grave che la Santa Sede –
ha detto ancora Navarro-Valls – non abbia ricevuto delle spiegazioni
ufficiali sui motivi che sarebbero alla base di queste espulsioni»,
confermando dunque l’insoddisfazione per il contenuto della lettera con la
quale, a metà luglio, Vladimir Putin ha risposto al Papa dopo due mesi di
silenzio.
Parlando all’agenzia Itar-Tass, un dirigente politico dell’amministrazione
regionale di Khabarovsk ha messo in esplicita relazione l’espulsione di
Wisniewski con presunte azioni ostili commesse ai danni della Chiesa
ortodossa. Al contrario il metropolita Kirill, braccio destro del patriarca
Alessio II e responsabile del dipartimento per le relazioni esterne della
Chiesa ortodossa, ha negato che dietro il moltiplicarsi delle espulsioni ci
siano pressioni del Patriarcato.
«Lo avevamo avvertito. Lui lo sapeva, perché è tornato?», hanno urlato i
militari russi a Shoko Takahashi, la missionaria laica giapponese che
insieme a padre Jaroslaw Wisniewski voleva raggiungere le parrocchie dell’
isola di Sakhalin. Il racconto di Shoko è denso di tensione: «Siamo
atterrati lunedì alle 20,30. Appena arrivati, la polizia di frontiera ha
fermato padre Jaroslaw. Ho provato a mettermi in contato con lui. Ma niente,
non me lo hanno permesso. So che lo hanno trattenuto all’interno dell’
aeroporto per tutta la notte e oggi alle 11,05 (ieri per chi legge, ndr) è
stato messo su un volo per Tokio. Ho tentato nuovamente di incontrarlo, ma
la polizia mi ha vietato di avvicinarmi a lui».
Intanto il nunzio a Mosca, monsignor Giorgio Zur, si è recato al ministero
degli esteri russo per ottenere chiarimenti. Ma ancora una volta dal governo
non sarebbero arrivate risposte incoraggianti.