(Avvenire) Occorre maggior impegno per la salute dei bambini

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VERTICE
A Venezia le agenzie Onu (Banca mondiale, Unicef e Oms) lanciano l’allarme: molti Stati non riescono a ridurre i decessi infantili. La corruzione rallenta gli sforzi mondiali Si cercano nuove strade per raggiungere le popolazioni malate e affamate Raddoppiata la percentuale di giovani vite salvate dall’Aids


Ecatombe di bimbi nei Paesi più poveri


Ogni giorno moiono trentamila bambini per malattie facilmente curabili. «È calato l’impegno e le nazioni del Terzo Mondo non trovano il modo di fermare la strage»


Da Venezia Francesco Dal Mas


Ogni giorno nel mondo muoiono 30 mila bambini. Ovvero 10 milioni l’anno, nel 99% dei casi nei Paesi poveri. E quasi tutti questi decessi avvengono per cause incredibilmente “banali” come diarrea, polmonite, morbillo, infezioni neonatali. Che non è impossibile debellare. Eppure, la realtà che scaturisce dal vertice mondiale di Venezia delle agenzie impegnate nel campo della salute e della lotta alla povertà è diversa. «Ci siamo posti l’ambizioso obiettivo di ridurre del 66% i decessi infantili entro il 2015, siamo partiti bene, ma da qualche tempo ci sono Paesi, tra quelli più poveri, che non stanno raggiungendo gli obiettivi prefissati», denuncia Jacques Baudoyy, vice direttore della Banca Mondiale, agenzia delle nazioni unite per la lotta alla povertà.
«In verità c’era più impegno nel passato» ammette Pascal Villeneuve, direttore del programma “Salute Bambini” dell’Unicef. E Jim Tullock che coordina gli interventi dell’Organizzazione mondiale della sanità in Cambogia conferma: «L’attività negli anni 90, invece di crescere, si è rallentata». Il motivo? «Non c’è dubbio: la corruzione – risponde Fabio Gava, coordinatore nazionale degli assessori regionali alla sanità -. Una parte degli aiuti non arriva a destinazione. Bisognerà, pertanto, pensare ad un Fondo internazionale, alimentato da una piccolissima percentuale dei bilanci dei Paesi ricchi, da mettere a disposizione della realizzazione di programmi basilari, come le vaccinazioni e programmi di diffusione dell’igiene e della profilassi».
Al meeting di Venezia, gli esperti della Banca mondiale, Oms, Unicef, dei Centers for Deseases Control di Atlanta, e del Nation Insitute of Health di Bethesda si confronteranno con i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo per coordinare l’attività delle diverse agenzie e rapportare il loro lavoro in misura più proficua con quello dei governi dei Paesi ricchi da un lato e i governi dei Paesi bisognosi dall’altro. India, Nigeria, Cina, Pakistan, Repubblica democratica del Congo ed Etiopia: questi Paesi rappresentano da soli il 50% della mortalità infantile «Soltanto nell’Africa Sud Sahariana (26 Paesi), ci sono 3 milioni e mezzo di bambini che muoiono ogni anno, più di 10 mila al giorno – sottolinea Elisabeth Mason, consigliere Oms per l’Africa -. Abbiamo sperimentato, tuttavia, che con strategie integrate, si possono ottenere dei risultati. È raddoppiata la percentuale di bambini salvati dall’Aids». In proposito, il “vertice” di Venezia ha all’attenzione una serie di strategie prioritarie. «Riguardano – come anticipa Flavia Bustreo, che coordina il programma Child Survival della Banca Mondiale – la promozione dell’allattamento al seno, la copertura vaccinale dell’infanzia, il controllo delle malattie infettive, l’integrazione della vitamina A nella dieta, la diffusione delle norme di igiene e di sanificazione delle acque».
Parecchio lavoro di sensibilizzazione è in atto anche nei confronti delle multinazionali farmaceutiche. La cooperazione va avanti a piccoli passi. Ma in agguato c’è sempre il rischio del business; «di sicuro noi non ci lasceremo influenzare» avverte Baudouy della Banca mondiale. Dietro l’angolo c’è anche un altro pericolo. «Non possiamo tirare più di tanto la cinghia dell’abbassamento dei costi dei farmaci – avverte Villeneuve dell’Unicef – perché alcune industrie hanno rinunciato, non trovando più la convenienza». Ma c’è anche una cultura della solidarietà che va portata avanti dalle istituzioni minori, nei Paesi ricchi. «Il Veneto, nel suo piccolo – sottolinea Gava – ha in atto ben 14 progetti di cooperazione e solidarietà in altrettanti Paesi bisognosi del mondo, e da tempo collaboriamo con l’Oms sulle migliori strategie per l’approccio integrato al bambino malato, avendo creato a Bassano e Soave i primi “Ospedali Amici dei Bambini” d’Italia, e dimostrando che si può anche fare molto (in azioni concrete) con poco (in termini di oggettiva disponibilità di finanziamenti)».


Avvenire 27-1-2004

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