(Avvenire) Miracolo in India: Santuario mariano scampa dallo tsunami

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«Salvi nel santuario, per noi è miracolo»


Il complesso della basilica mariana di Vailankanni, sulla costa orientale dell’India, è stato travolto dall’onda (più di mille morti) ma l’acqua si è fermata sulla soglia della chiesa, dove si trovavano altre migliaia di persone: gli edifici vicini, alla stessa altezza, sono stati spazzati via dal mare


Da Vailankanni Anto Akkara

«La fede ricompensa sempre». Il comunicato della diocesi di Thanjore, diffuso giovedì, ha i toni forti che si addicono alla tragedia del maremoto. Ma anche allo stupore davanti al “mistero”, che qui non si ha timore di chiamare già “miracolo”. Non sappiamo ancora se di ciò si sia trattato, ma di sicuro vi sono lo stupore e la gratitudine che si sovrappongono al dolore. La Basilica di Nostra Signora della Buona salute a Vailankanni domenica era affollata di fedeli quando l’onda assassina si è abbattuta sulle coste orientali indiane. Più di mille persone, comprese centinaia di pellegrini, hanno trovato la morte sotto la furia delle acque, come anche Avvenire ha già riferito. Ma quello che i testimoni ora raccontano e che possiamo vedere direttamente va oltre quelle cronache.
«Una nota di consolazione nella calamità è data dal fatto che il mare si è sollevato e ha raggiunto l’ingresso principale della Basilica, dove è collocata la statua di Nostra Signora di Vailankanni, e si è poi ritirato dopo aver lambito i primi gradini che conducono al portale», racconta il comunicato ufficiale del vescovo di Thanjore, nel cui territorio si trova il santuario, conosciuto come la Lourdes d’India per essere una copia fedele della basilica costruita in Francia sul luogo delle apparizioni mariane, che attira ogni anno 20 milioni di pellegrini.
Testimoni oculari sopravvissuti alla distruzione provocata dallo tsunami confermano la versione della diocesi: l’ondata si è arrestata all’ingresso della Basilica, mentre la massa d’acqua ha devastato il terminal degli autobus, che sta 400 metri alle spalle dal santuario ed è posto alla stessa altezza sul livello del mare.
«Chi può negare che si sia trattato di un miracolo? La potente benedizione della Nostra Signora di Vailankanni ha salvato migliaia di vite: le persone all’interno della Basilica non sono state minimamente toccate dalle mostruose onde assassine», si legge ancora nel testo diffuso dalla diocesi. Più di duemila fedeli si trovano nel santuario e nel complesso adiacente lo scorso 26 dicembre.
«Il santuario è ad appena centro metri dalla spiaggia, eppure l’acqua non è entrata», sottolinea il vescovo, Devadass Ambrose, che si è provvisoriamente trasferito nella Basilica per sovraintendere ai soccorsi nonostante per tre giorni siano mancate acqua potabile ed elettricità. «Il terminal del bus è alla stessa altezza, e si trova a 500 metri del mare, tuttavia è stato inondato, così come case e alberghi sono stati gravemente colpiti da onde alte fino a 12 metri. Le stesse onde che si sono come fermate davanti ai cancelli del santuario», racconta monsignor Ambrose.
Un’altra fonte di consolazione per gli esausti volontari che hanno pietosamente raccolto 800 corpi in tre giorni è stato il ritrovamento in vita di una madre mercoledì 29, a quasi 72 ore dal disastro: la donna, 35 anni, stringeva a sé il figlio morto. Oggi ha lasciato l’ospedale in buone condizioni e il suo salvataggio ha fatto dire a padre Lionel Joseph, cancelliere diocesano di Thanjore, che la «la ricerca dei dispersi si è conclusa con un gioia invece che con la completa disperazione. La nostra Santa Madre ha compiuto meraviglie, malgrado la tragedia».
La sera del 30 dicembre monsignor Ambrose ha celebrato, nella Basilica che sta già tornando al suo aspetto consueto grazie al generoso lavoro di tante persone, una messa solenne in memoria delle vittime e per ringraziare la Madonna del suo intervento provvidenziale. In precedenza il rettore dalla Basilica, padre Xavier, aveva tenuto una funzione mattutina, mentre per tutta la giornata si sono susseguite le preghiere per i morti dello tsunami.


Avvenire 2 gennaio 2005