(Avvenire) McCarrick: «Non condanniamo chi combatte»

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L’INTERVISTA
L’arcivescovo di Washington: chiediamo a Bush di promuovere un dialogo di pace in Terrasanta

Da New York Elena Molinari Pregare, pregare e ancora pregare. Il cardinale Theodore E. McCarrick, arcivescovo di Washington, di fronte all’orrore degli eventi che si sviluppano nel Golfo, invita la comunità cristiana della capitale a unirsi in preghiera perché la guerra sia veloce e non provochi troppe sofferenze. Il cardinale, che insieme alla Conferenza episcopale americana si era opposto a questa guerra, sottolinea che la Chiesa non è interessata ad addossare colpa o biasimo, ma ad alleviare le sofferenze.
Cardinale McCarrick, che cosa fare, come cattolici, in questi giorni?
Pregare. A causa degli eventi degli ultimi giorni tutta la comunità cristiana è impegnata in una profonda preghiera. Dall’inizio della guerra noi vescovi abbiamo organizzato molte messe in tutto il Paese e in ogni circostanza abbiamo invitato la comunità a unirsi in preghiera. Preghiamo con la nostra gente che la guerra finisca presto. Preghiamo per la salvezza e la salute nei nostri uomini e donne in uniforme e per la vita degli iracheni innocenti.
Che cos’altro fanno in queste ore i vertici della Chiesa cattolica americana?
Continuiamo a dire al nostro governo, usando tutti i canali possibili, che è importante che non prendano di mira la popolazione civile. Ci è stato assicurato che i militari alleati stanno prendendo ogni precauzione possibile perché ciò non accada. Ma continueremo ad accertarci che questa preoccupazione sia ben chiara nelle menti di coloro che decidono le strategie militari. È importante, e continuiamo a ricordarlo, che vengano usati mezzi proporzionati allo scopo. E che i combattimenti vengano condotti nel rispetto delle regole internazionali di guerra.
Questo è stato detto al governo Bush?
Abbiamo detto al governo americano che deve ricostruire l’Iraq e che poi deve concentrare la sua attenzione sulla Terra santa, per promuovere attivamente un dialogo di pace.
I costi umani di questa guerra stanno salendo. Come reagisce?
Le vittime di guerra stanno purtroppo aume ntando. E mentre all’in izio sembrava che le vittime sarebbero state minime, ora appare che i costi umani saranno alti. Ma ci consola notare che per ora un numero limitato di civili sono stati colpiti.
Ha visto nulla in questi giorni che ha cambiato la sua opinione sulla giustezza di questa guerra?
Finora non abbiamo visto prove che possano far cambiare la nostra opinione sulla guerra. Non sono ancora state trovate armi di distruzione di massa. Teniamo il nostro giudizio sospeso per il momento. La sensazione di certo è che l’Iraq non abbia detto tutta la verità sulle sue armi di distruzione di massa, ma non abbiamo abbastanza elementi per dire che questo fosse l’unico modo possibile per disarmarlo.
Un terzo dei soldati americani è cattolico. Per loro questa guerra deve rappresentare un dilemma morale…
Di certo. E per questo siamo stati molto attenti come conferenza episcopale a non caratterizzare la loro partecipazione al conflitto come immorale. Sia perché non siamo al corrente di tutti i fatti che hanno condotto al conflitto e sia perché questi giovani non hanno potere decisionale.

Avvenire 25-3-2003