(Avvenire) La tenerezza di Maria la ”Consolata”

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STORIE DI FEDE
Oggi il tempio, di cui è responsabile monsignor Franco Peradotto, continua ad essere punto di riferimento anche per il clero visto che ospita la comunità dei sacerdoti addetti agli uffici di Curia

Torino, 900 anni con la Consolata


Il ritrovamento di un antico quadro della Madonna con Bambino alle origini della spiritualità mariana nella città piemontese. Da allora il santuario è diventato uno dei luoghi di culto più amati della diocesi subalpina


Da Torino Marco Bonatti


Sono trascorsi 900 anni dal ritrovamento dell’antico quadro della «Madonna con Bambino» che ha segnato l’inizio di un legame speciale tra i torinesi e la Vergine venerata nel capoluogo piemontese come la «Consolata», a sottolineare la tenerezza materna di Maria e la sua capacità di accoglienza.
Ad avere la visione del quadro, a Briançon, cittadina francese dove abitava, fu Jean Ravache, un cieco che dalla località ai piedi del Monginevro, appena oltre lo spartiacque delle Alpi, venne in pellegrinaggio a Torino percorrendo la Valle di Susa fino alla pianura. Alle porte della città, un’altra visione: un’antica torre e rovine vicino alle mura. Fu così che, secondo la tradizione, il cieco si fece accompagnare dove sorgeva la chiesa monastica di Sant’Andrea. Il vescovo di allora, Mainardo, gli credette e indisse tre giorni di digiuno e di penitenza. Tra le macerie iniziarono subito gli scavi e il 20 giugno del 1104 il quadro della Vergine fu ritrovato e Jean Ravache riacquistò la vista.
Gli aspetti meno leggendari della vicenda indicano l’emergere di Torino come città principale di scambio, lungo la via Francigena, per i pellegrinaggi e i commerci transalpini. Ma non ci sono dubbi che il ritrovamento del quadro abbia innescato una devozione profonda che dura tutt’ora e che nei secoli ha prodotto una tradizione religiosa fra le più significative. Le gallerie del santuario sono musei senza transenne: migliaia di quadri ex voto per grazia ricevuta raccontano la storia di una fede popolare semplice ma non sprovveduta, una fede senza distinzioni di classi sociali. In realtà la «Consolata» è il santuario della stessa identità religiosa torinese. È da qui, ad esempio, che durante l’assedio francese del 1706 il beato Sebastiano Valfrè incitò la popolazione a resistere. E nel 1835 il Consiglio comunale di Torino dedicò un voto solenne alla «Consolata» per aver liberato la città da un’epidemia di colera. E qui, infine, ai piedi della colonna eretta sulla piazza del sa ntuario, il 13 aprile 1980, è stato accolto, dal sindaco comunista di allora, Giovanni Paolo II, durante la sua prima visita alla città.
In occasione dell’anno secolare, dal 1° gennaio al 31 dicembre, ogni giorno è dedicato a ricordare nella preghiera una delle 356 parrocchie della diocesi. Durante la Novena, inoltre, vengono a pregare al santuario i fedeli di tutte le comunità parrocchiali, raggruppate in 64 «unità pastorali», secondo una sperimentazione per riorganizzare la presenza ecclesiale nel territorio, avviata dal cardinale Severino Poletto.
Oggi il santuario della «Consolata», retto da monsignor Franco Peradotto, già vicario generale e direttore del settimanale diocesano «La voce del popolo», continua a essere un punto di riferimento per il clero. Il Convitto, in particolare, ospita numerosi sacerdoti anziani o addetti agli uffici di Curia che costituiscono una comunità e, nello stesso tempo, offrono al santuario il servizio delle Messe e della presenza in confessionale.


Avvenire 18-6-2004