(Avvenire) La scomparsa di don Gianni Baget Bozzo

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Avvenire 9 Maggio 2009

Baget Bozzo, mistica & politica

di Cesare Cavalleri

Mi aveva telefonato proprio ieri mattina, giovedì 7 maggio, e si esprimeva un po’ confusamente. «Più forte, don Gianni, non capisco » . Fece qualche altro tentativo, e ci ac­cordammo per risentirci nei pros­simi giorni, superato il raffreddo­re che diceva di avere. E invece og­gi, già alle 8, le agenzie informa­vano che don Gianni Baget Bozzo si era spento nel sonno, durante la notte. Nel mio ufficio, durante la telefo­nata di ieri, c’era il prefetto Anto­nino Allegra, il capo dell’Ufficio politico della Questura di Milano durante gli Anni di piombo, e quindi diretto superiore del com­missario Calabresi. Allegra è una miniera di fonti sul terrorismo di quegli anni, ha dei ricordi vivissi­mi – spesso alternativi alla ver­sione ufficiale degli eventi – che, purtroppo, nonostante le mie in­sistenze, non si è ancora deciso a mettere in libro.

Al termine della telefonata, Allegra, che si era ac­corto che all’altro capo del filo c’e­ra Baget Bozzo, mi ricordò sorri­dendo che don Gianni ( allora non ancora don) nei primi anni ’ 60 e­ra stato coinvolto di striscio con Randolfo Pacciardi nel cosiddet­to ‘Piano Solo’, il tentativo di fon­dare una Seconda Repubblica at­traverso un colpo di Stato da affi­dare ‘ solo’ ai carabinieri ( da qui il nome) condotto dilettantesca­mente dal generale De Lorenzo e soci.

È uno dei tanti episodi della mo­vimentata militanza politica di Gianni Baget Bozzo. Attivista de­mocristiano ventenne alla scuola di Giorgio La Pira e Giuseppe Dos­setti, fu strenuo avversario della svolta di centro- sinistra, avvici­nandosi all’esperimento di Fer­nando Tambroni, e dialogando con i giovani del Movimento so­ciale italiano. Fallito il tentativo, Baget Bozzo si allontanò dalla po­litica per dedicarsi alla teologia, come direttore della rivista Reno­vatio, affidatagli dal cardinale Giuseppe Siri, di cui era discepo­lo fin dai tempi del liceo, e che l’a­veva ordinato sacerdote il 17 di­cembre 1967. Nella turbolenta fa­se del post- Concilio, Renovatio svolse un importante lavoro di in­terpretazione del Vaticano II in continuità con la tradizione della Chiesa.

Con l’accelerata dissoluzione del­la Democrazia cristiana, a partire dall’assassinio di Aldo Moro, Ba­get Bozzo si avvicinò a Craxi, con disapprovazione del cardinal Siri che nel 1985 lo sospese a divinis per aver accettato senza autoriz­zazione di candidarsi al Parla­mento europeo tra i socialisti. La sospensione verrà revocata nel 1994. Dopo il terremoto di Tangento­poli, Baget Bozzo è tra i fondato­ri di Forza Italia, svolgendo un ruolo di ideologo analogo – e for­se con lo stesso esito – a quello che il filosofo Augusto Del Noce aveva cercato di esercitare nella Democrazia cristiana di allora. Del Noce fu anche eletto senato­re, ma il partito, pur rispettoso, non diede mai retta ai suoi am­monimenti e ai suoi richiami ai famosi ‘ valori’. Da politologo, Gianni Baget Boz­zo fu un acutissimo interprete del­la linea degasperiana, contro la si­nistra dossettiana.

«De Gasperi non ha successori – ha scritto don Gianni –. La linea del primato del­la libertà come valore per i catto­lici non si è impressa nel mondo cattolico italiano, e nemmeno nella stessa Dc. De Gasperi, mo­rendo, può lasciare il governo af­fidato a un cattolico liberale co­me Scelba, ma ha dovuto affidare il partito a un dossettiano, Amin­tore Fanfani » . E a Dossetti, don Gianni ha sempre imputato di vo­ler operare, attraverso la politica, una trasformazione della Chiesa. Se l’immagine del Baget Bozzo politologo e poligrafo è quella più nota al grande pubblico, non è tuttavia la più aderente alla sua fi­sionomia intellettuale più cospi­cua.

Egli, infatti, era un attento teologo, difensore dell’ortodossia, fedele all’insegnamento pontifi­cio, ammiratore dei papi del suo tempo, e soprattutto di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, acu­to studioso della mistica, della quale fu anche divulgatore. Negli ultimi anni, anche attraverso gli articoli su Studi cattolici, aveva e­sattamente diagnosticato i rischi di una teologia che abbandoni la ricerca sulle verità fondamentali – a cominciare dall’immortalità dell’anima – per accontentarsi della divulgazione moralistica. Particolare enfasi egli metteva sul­la storicità del primato petrino co­me discrimine identitario della Chiesa cattolica rispetto all’Orto­dossia, che insiste sulla tradizio­ne liturgica, e alla Riforma che si basa sulla sola Scrittura. Consi­derazioni quanto mai importanti anche per un ecumenismo non fittizio o solo diplomatico. Notevole rilevanza mediatica ha recentemente avuto la rispettosa contestazione di Baget Bozzo al­le posizioni di Vito Mancuso, ac­cusato di fare uso politico del pen­siero teologico, oltretutto in chia­ve di critica dei testi papali. Non si finirebbe più di elencare gli interventi di Gianni Baget Boz­zo nel dibattito culturale.

Chi lo ha conosciuto può testimoniare il suo grande amore alla Chiesa, e la sua sofferenza durante gli anni in cui non poté celebrare la Santa Messa, sempre però sorretto dal­la fiducia nell’obbedienza e, par­ticolare forse poco noto, da una profonda, tenerissima devozione alla Madonna. Si farà sentire la mancanza della sua voce in que­sto nostro tempo confuso: la sua lucidità e il suo rigore intellettua­le erano riconosciuti anche da chi non ne condivideva le posizioni.