(Avvenire) La santità di G.K.Chesterton

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Avvenire 3 Luglio 2009
Letteratura
Chesterton beato?

Chissà se dovremo chiamarlo S. GKC. Se con le ultime tre lettere viene abbreviato il suo appellativo, quella «S.» potrebbe stare per «San». E in questo modo la verve polemica e la scrittura folgorante di Gilbert Keith Chesterton arriverebbero direttamente sugli altari di Santa Romana Chiesa.

A questo aspira l’incontro promosso domani, sabato 4 luglio, dalla società letteraria a lui dedicata in Gran Bretagna: verificare se quell’indicazione di «persona santa» che il cardinale Emmett Carter gli assegnò post-mortem possa valere del tutto. «La santità di G.K.Chesterton» è il titolo del convegno che si terrà nella cappellania cattolica della Oxford University a St. Aldate’s. I relatori sono di massimo prestigio nel campo degli studi chestertoniani: ad aprire i lavori sarà il presidente della Chesterton Society inglese, William Oddie, che parlerà su «Fede, speranza e carità: le virtù fondamentali di Chesterton», con riferimento alla pratica «eroica» delle virtù che la Chiesa domanda come requisito per aprire una causa. A seguire Sheridan Gilley analizzerà la «santità di GKC come giornalista», mentre padre Ian Kerr si concentrerà sulla relazione tra «humour e santità» nell’inventore di padre Brown. Il pomeriggio vedrà il domenicano Aidan Nichols indagare sulla possibile dimensione di «padre della Chiesa» del romanziere britannico. Già papa Pio IX, alla sua morte, inviò un telegramma alla famiglia ricordando Chesterton come «grande difensore della fede cattolica». Affermazione che fa dire a Oddie: «Questo suona quasi come una sorta di informale dichiarazione che Chesterton è stato un Dottore della Chiesa».

Ma c’è anche chi non pensa di vedere l’autore di Or todossia come beato: il giornalista inglese A.N. Wilson (che di recente sulla rivista progressista New Statesmen ha dichiarato di essersi convertito al cattolicesimo) considera «assurda e bizzarra» tale possibilità. Ma i «chestertoniani» di ferro scaldano i motori in vista dell’assise di Oxford: «Penso ci sia una grande evidenza della santità di Chesterton: le testimonianze sul suo conto parlano di una persona di grande bontà e umiltà, un uomo senza nemici», spiega ad Avvenire Dale Ahlquist, presidente dell’American Chesterton Society con sede a Minneapolis. «La sua grandezza sta anche nel fatto che presentava una prospettiva cristiana ad un uditorio laico. I suoi libri (Ortodossia, San Francesco d’Assisi o San Tommaso d’Aquino per citarne alcuni) sono brillanti presentazioni della fede cristiana». Ahlquist punta anche sulla conoscenza che l’attuale pontefice ha del narratore inglese: «Benedetto XVI ha letto e citato Chesterton. La gente sta iniziando a capire che la sua analisi profetica sul nostro tempo è notevole».

Lo stesso Oddie, dalle colonne di The Catholic Herald, giornale cattolico britannico, racconta un aneddoto significativo: «L’anno scorso, all’annuale conferenza dell’American Chesterton Society, mi è stato chiesto a che punto fosse la causa di beatificazione di Chesterton. Dissi che non c’era nessuna causa. L’uditorio reagì con incredulità. Io replicai che per aprire un iter di beatificazione ci deve essere un’evidente fama di santità. Un uomo si alzò e, indicando i 500 presenti, disse: perché pensa che siamo qui?». Tra gli ammiratori di GKC ve ne sono alcuni, poi, che proprio grazie a questo convertito hanno (ri)scoperto la fede. Joseph Pearce, docente di letteratura all’Ave Maria University in Florida e autore di diversi saggi sui «convertiti letterari» (C.S. Lewis, J. H. Newman, J.R. Tolkien e altri), è uno di questi: «incontrò» GKC in una prigione inglese, incarcerato in quanto xenofobo. E la razionalità spirituale del suo argomentare lo convinse a diventare cattolico. «Chesterton è all’origine anche della mia conversione», conferma Alhquist.

Ma quali sono gli elementi della personalità di GKC che lo potrebbero condurre agli onori dell’altare? Nel suo saggio su The Catholic Herald Oddie ne indica alcuni. Anzitutto, l’adesione completa a Dio, concretizzatosi con la conversione al cattolicesimo nel 1922: «C’è un momento, nella vita di molti santi, in cui la crisi personale viene seguita da un incontro personale con Dio che causa un cambiamento completo». Poi, il senso di pentimento: Oddie svela un verso inedito di Chesterton, trovato mentre preparava il suo libro Chesterton and the Romance of Orthodoxy: «C’è un segreto per la vita/il segreto di una constante espiazione». Poi, la costante ricerca di Dio dell’autore di L’uomo che fu Giovedì . Ascoltiamo le parole ­inedite – dell’interessato, da un poema intitolato The walk : «Hai mai saputo cosa è camminare/lungo una strada dentro un certo pensiero/in cui tu potresti immaginare di poter incontrare Dio ad ogni punto del cammino?».

Una ricerca quasi mistica, come testimoniò un suo amico, Rann Kennedy, al biografo Maisie Ward: «Gilbert era sempre impegnato con un mondo ‘altro’. Per spiegare chi era dobbiamo ricorrere alla categoria degli eremiti. Era innocente, semplice, profondamente umile. Gioiva di una perpetua eucaristia del desiderio». Rimarca ancora Oddie, riferendosi ai mitici scontri di Chesterton con intellettuali atei come H.G. Wells e George Bernard Shaw: «Odiava l’eresia, ma aveva una straordinaria capacità di amare l’eretico». E l’amico scrittore Hilaire Belloc diceva: «Non solo capiva le qualità dei suoi oppositori, ma anche le ammirava. Per questo è stato universalmente amato».

Lorenzo Fazzini