(Avvenire) La persecuzione religiosa in Egitto

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LEGGE E CORANO

I primi a finire in carcere sono stati due coniugi musulmani che hanno abbracciato la fede di Cristo. La donna ha subito torture per estorcerle i nomi degli altri fedeli e la polizia ora dà la caccia a 80 persone La Costituzione proclama la libertà religiosa ma vieta il passaggio dall’islam ad altre confessioni. Nel Paese ci sono circa sei milioni di copti

Di Camille Eid

Almeno 22 egiziani convertiti dall’islam al cristianesimo sono stati incarcerati dalla polizia di Alessandria, mentre altri 80 sono tuttora ricercati. Ne dà notizia l’agenzia AsiaNews citando un’associazione copta americana. Gli arresti sono cominciati il 20 ottobre scorso con la detenzione di una coppia, Youssef e Mariam, che viveva di nascosto la nuova fede. La Costituzione egiziana proclama la libertà religiosa, ma ogni pratica che sia in contrasto con la legge coranica (l’islam è religione di Stato e principale fonte della legislazione) è proibita. Il governo accoglie perciò le conversioni dal cristianesimo all’islam ma non riconosce quelle in senso opposto. L’islam non ammette infatti l’idea della conversione, considerandola apostasia. Per coloro che sono “apostati” è previsto il disprezzo della comunità, la perdita dell’eredità e della posizione sociale, e in alcuni Stati perfino la morte. La coppia è stata arrestata dall’Unità investigativa criminale, che fa capo al dipartimento per gli Affari civili della polizia. Alcuni avvocati che hanno visitato i due coniugi in prigione hanno denunciato percosse e abusi sessuali a danno di Mariam. La coppia è stata trasferita in seguito al commissariato di al-Muski del Cairo dove è stata aperta un’inchiesta sugli abusi. La polizia ha pure fermato alcune persone che avevano aiutato la coppia a procurarsi nuovi documenti di identità, con nomi cristiani e nuova professione di fede. I documenti egiziani hanno, infatti, l’obbligo di riportare la religione di appartenenza. L’Associazione dei copti americani, che ha denunciato gli arresti e lancerà una campagna perché il Congresso Usa denunci le ripetute violazioni ai diritti ed alla libertà religiosa da parte del governo egiziano, afferma che la polizia, torturando gli arrestati, è riuscita a far confessare i nomi di altri 100 convertiti al cristianesimo arrestandone almeno altre 20 persone nella sola città di Alessandria. Ufficialmente, i detenuti sono accusati di “falsi ficazione di documenti di identità”. Su una popolazione di circa 68 milioni, l’Egitto conta almeno sei milioni di cristiani, la maggior parte dei quali sono copti ortodossi cui si aggiungono altre piccole comunità cattoliche e protestanti. Le autorità del Cairo negano decisamente «la presunta discriminazione governativa dei copti», ma è saputo che i cristiani scontino una tenace estromissione dalla vita politica egiziana e una sostanziale emarginazione sociale. Solo alle ultime elezioni del 2000 si è potuto assistere alla vittoria di tre deputati cristiani sui 450 che conta il Parlamento. Dagli anni Cinquanta, i rappresentanti cristiani venivano solitamente nominati dal capo dello Stato, in base a una prerogativa presidenziale, a causa della loro esclusione dalle liste elettorali. Ma sono le difficoltà incontrate nella costruzione o ristrutturazione delle chiese a destare le maggiori preoccupazioni dei cristiani in riva al Nilo. Il lungo e complicato iter burocratico va dalla pubblica sicurezza fino al presidente della Repubblica. Una volta accertato il rispetto di tutte le condizioni (tra cui una distanza minima dalla moschea più vicina), viene emanato un apposito decreto presidenziale. Sebbene Mubarak si sia vantato di averne rilasciati 250, molto spesso l’iter è bloccato a metà strada non appena qualche gruppo integralista pone le basi di una nuova moschea nell’area prescelta per la costruzione della chiesa, costringendo i cristiani a costruire senza autorizzazione.


 “Avvenire”, 23.11.2003