(Avvenire) La nostalgia di Dio nella contemplazione artistica

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Un’idea cresciuta con la diocesi, risultato della fusione di due antiche sedi episcopali Tra le opere esposte sculture e tele policrome del XVII e XVIII secolo

A Gallipoli tornano a vivere i tesori dell’arte sacra


Inaugurato ieri sera il museo diocesano Il vescovo Caliandro: «Un luogo attraverso il quale riappropriarci di una storia che va annunciata a tutti»


Da Gallipoli Corrado Galignano


L’idea l’aveva lanciata già nel 1983 monsignor Aldo Garzia, il primo pastore della diocesi nata dalla fusione delle antiche sedi episcopali di Nardò e Gallipoli. Le fondamenta le aveva poi gettate monsignor Vittorio Fusco, il vescovo scomparso nel 1999. Da ieri, finalmente, il museo diocesano è una realtà: a Gallipoli il vescovo Domenico Caliandro ha infatti inaugurato la prima sezione di quello che si propone di diventare un vero e proprio «sistema museale». Progettato e coordinato dall’architetto Anna Bolognese, il museo diocesano di Gallipoli è il frutto della collaborazione tra la Chiesa locale, l’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Cei e gli enti locali presenti sul territorio. Non a caso ieri, alla cerimonia inaugurale svoltasi nella basilica concattedrale di Sant’Agata, splendido edificio barocco del XVII secolo, anch’esso da poco rimesso a nuovo, erano presenti il sindaco Giuseppe Venneri, il presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto e il neo-presidente della Provincia Giovanni Pellegrino. Consegnando l’opera alla diocesi il vescovo Caliandro ha espresso tutta la sua soddisfazione. «Il museo – ha spiegato – è un segno di amore per la nostra diocesi, ma anche un luogo in cui possiamo leggere la storia storici della nostra Chiesa locale, scoprire le nostre radici e riappropriarci di quell’identità culturale ed ecclesiale, che ci dà una spinta per un rinnovato impegno di evangelizzazione». È stato poi il direttore del Museo provinciale di Lecce, Antonio Cassano, in una prima visita guidata alla struttura, che è quasi adiacente alla Cattedrale – lo separa solo la nitida Torre civica dell’orologio – ed è sistemato nell’antico Seminario settecentesco. «Nel Museo diocesano – spiega don Giuliano Santantonio, vicario episcopale per i beni culturali e responsabile della struttura – sono confluite opere provenienti in gran parte dal Tesoro della Cattedrale e dall’episcopio di Gallipoli. Molte di esse appartengono al ‘600 e al ‘700, periodo particolarmente produttivo per numerosi artisti, locali e napoletani». Nella nuova struttura sono stati lasciati appositamente anche degli spazi vuoti. «Saranno riempiti – precisa l’architetto Bolognese – da ulteriori donazioni o opere che potranno aggiungersi a quelle esistenti, una volta che il museo comincerà a vivere, come diceva il compianto monsignor Fusco».
Sono già ora numerose e preziose, comunque, le opere d’arte distribuite sui tre piani dell’edificio. Testimonianze della cultura e delle fede degli artisti che le hanno eseguite, ma anche della gente che le ha conosciute e ammirate lungo la storia. Appena entrati ci si immette in una sala per l’accoglienza, ispirata alla posizione della Cattedrale che dall’alto domina il mare nella duplice direzione dei contrapposti venti di scirocco e tramontana; sulle pareti dell’ampio atrio, che collega l’ingresso di via Antonietta De Pace con il giardino, si può subito ammirare una grandiosa tela di Francesco De Mura (sei metri per quattro), proveniente dalla ex chiesa di Sant’Angelo raffigurante l’Assunzione della Vergine.
Al primo piano ha inizio il vero e proprio percorso, museale e pastorale. L’antica cappella accoglie, tra le altre, le sculture argentee di San Sebastiano e Sant’Agata, protettrice di Gallipoli, ma anche pitture e sculture raffiguranti martiri e santi di ordini religiosi. Altre tavole policrome affrontano il tema della vita cristiana, proponendo significativi esempi di devozione popolare. Un’altra sala sala è dedicata a Cristo e alla Croce: qui si trova anche una copia della Sacra Sindone (una delle cinque esistenti in Italia). Al secondo piano, invece, viene sviluppato il tema dei Sacramenti. Tra le opere più importanti, il Tronetto Eucaristico e l’imponente Baldacchino, fatto eseguire da Monsignor Oronzo Filomarini, vescovo di Gallipoli dal 1700 al 1741, al quale si devono molti dei tesori più preziosi presenti nel museo e nella cattedrale. A partire da oggi il museo sarà visitabile ogni mattina e ogni pomeriggio ad eccezione del lunedì. «Nutro viva speranza – ha concluso ieri monsignor Caliandro – che a breve il Museo diocesano diventi un centro di iniziative per promuovere un incontro tra fede e cultura. Attraverso il linguaggio dell’arte – ha aggiunto – i visitatori saranno senz’altro stimolati a porsi domande più radicali, a risvegliare la nostalgia della bellezza, la nostalgia di Dio».


Avvenire 13-7-2004

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