(Avvenire) La libertà interiore condizione per la vittoria sul peccato

Santa Sede

LE PAROLE DEL PAPA

«Soltanto con il bene si vince il male»


Nella domenica delle Palme Benedetto XVI ha ricordato che il Signore si presenta come re povero, come re di pace, come re universale


Da Roma Salvatore Mazza

 La croce, centro della vita di fede di ogni credente. Icona della redenzione portata da Cristo. Così che «ogni volta che ci facciamo il segno della Croce dobbiamo ricordarci di non opporre all’ingiustizia un’altra ingiustizia, alla violenza un’altra violenza; ricordarci che possiamo vincere il male soltanto con il bene e mai rendendo male per male». È questa riflessione che Benedetto XVI, aprendo domenica mattina i riti della Settimana Santa, ha proposto alle migliaia di fedeli raccolti in piazza San Pietro nell’omelia della messa della Domenica delle Palme. Cerimonia iniziata, secondo la tradizione, con la processione delle palme, che dall’interno della Basilica di san Pietro è arrivata sino all’Obelisco e poi da qui nuovamente verso la basilica, dove il Pontefice ha benedetto i rami di ulivo e palma che ricordano l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Proprio ricordando questo ingresso, a cavallo di un asino che è «l’animale della semplice gente comune della campagna», e per di più un asino che lui «chiede in prestito», il Papa ha sottolineato Gesù si sia presentato come «un re dei poveri, un povero tra i poveri e per i poveri». E quest’esempio di povertà, che rifugge «la bramosia della ricchezza e del potere, l’invidia e la cupidigia», è quello «della purificazione del cuore, grazie alla quale si riconosce il possesso come responsabilità, come compito verso gli altri, lasciandosi guidare da Cristo che si è fatto povero per noi. La libertà interiore è il presupposto per il superamento della corruzione e dell’avidità che ormai devastano il mondo». La povertà, dunque, come prima dei concetti riassunti nel simbolo della croce, assieme alla pace e all’universalità. E infatti, richiamando le parole della profeta Zaccaria, Benedetto XVI ha sottolineato che Gesù si presenta come «un re di pace: egli farà sparire i carri da guerra e i cavalli da battaglia, spezzerà gli archi ed annuncerà la pace». Ed è per questo che «ogni volta che ci facciamo il segno della croce» dobbiamo ricordarci che il male può essere vinto «solo col bene». Nella croce, infine, c’è anche «il preannuncio dell’universalità: il regno del re della pace si estende “da mare a mare, fino ai confini della terra”: lo spazio del re messianico non è più un determinato paese che poi si separerebbe dagli altri e quindi inevitabilmente prenderebbe posizione contro altri paesi. Il suo paese è la terra, il mondo intero. Superando ogni delimitazione egli, nella molteplicità delle culture, crea unità». Gesù, dunque, re povero, re di pace, re dell’universalità. Dove la croce «è l’arco spezzato, in certo qual modo il nuovo, vero arcobaleno di Dio, che congiunge il cielo e la terra e getta un ponte sugli abissi tra i continenti. La nuova arma – ha detto Benedetto XVI – che Gesù ci dà nelle mani… segno di riconciliazione, segno dell’amore che è più forte della morte». A proposito della povertà, Papa Ratzinger ha poi osservato come «nel senso di Gesù» essa «presuppone soprattutto la libertà interiore dall’avidità di possesso e dalla smania di potere». Si tratta quindi «di una realtà più grande di una semplice ripartizione diversa dei beni, che resterebbe però nel campo materiale, rendendo anzi i cuori più duri… Si tratta innanzitutto – ha spiegato – della purificazione del cuore, grazie alla quale si riconosce il possesso come responsabilità, come compito verso gli altri, mettendosi sotto gli occhi di Dio e lasciandosi guidare da Cristo che, essendo ricco, si è fatto povero per noi». Perché in ultimo «la libertà interiore è il presupposto – ha concluso Papa Ratzinger – per il superamento della corruzione e dell’avidità che ormai devastano il mondo; tale libertà può essere trovata soltanto se Dio diventa la nostra ricchezza; può essere trovata soltanto nella pazienza delle rinunce quotidiane, nelle quali essa si sviluppa come libertà vera». Per l’occasione piazza San Pietro era adornata con sei ulivi secolari donati dalla Regione Puglia, i quali nei prossimi giorni saranno trapiant i nei giardini vaticani.


Avvenire 11-4-2006