(Avvenire) La fedeltà creatrice di Del Noce contro il nichilismo

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Le derive dell’ateismo e del totalitarismo e la profezia sulla crisi di tutti i valori morali:la sua diagnosi sembra confermata. Parlano gli studiosi

Del Noce: dopo Marx verrà il libertinismo


Veneziani: «È più vero oggi di ieri» Buttiglione: «Ha smascherato la rivoluzione come fonte di violenza». Tronti: «È stato un pensatore radicale, che andava veramente al cuore della realtà»


 Di Pier Luigi Fornari


 Crollo del marxismo, tramonto del mito dell’antifascismo. Dopo l’uscita di scena dei suoi principali bersagli critici il pensiero di Augusto Del Noce, mantiene ancora un’attualità? A giudicare da catalogo dei libri in uscita, si direbbe di sì. Proprio di recente sono state stampate due opere dedicate al pensatore torinese. Luca Del Pozzo ha pubblicato per l’editore Pagine Cattolicesimo e modernità: la metafisica civile, «una delle migliori introduzioni» alla lettura del filosofo secondo monsignor Luigi Negri, che ha curato la prefazione. Le edizioni Studium hanno diffuso una raccolta di scritti del filosofo sul tema: Pensiero della Chiesa e filosofia contemporanea curata da monsignor Leonardo Santorsola.
«La lettura delle sue opere è oggi più utile di ieri – assicura Marcello Veneziani, che ne è studioso rigoroso -. Del Noce non considerava il comunismo uno stadio finale, ma prevedeva il suo passaggio al partito radicale di massa, alla società libertina. Il suo avversario principale era proprio questa forma di occidente sazio e disperato, nichilista, che risolve tutto nel relativismo, nella società permissiva».
Di fronte all’avanzata del «pensiero laicista alla Zapatero», il filosofo torinese fornisce strumenti di controffensiva, che si sintetizzano in un’espressione che Del Noce usò in parallelo a Gabriel Marcel “la fedeltà creatrice”. «È l’idea di una tradizione che non sia ridotta al pensiero conservatore – afferma Veneziani -, ma che al contrario consista nella capacità di ripensare nella libertà e nella contemporaneità principi come quelli del diritto naturale, che riguardano la condizione umana in quanto tale e non solo quella dell’uomo delle società premoderne».
Anche per Rocco Buttiglione, che ha alle sue spalle una lunga frequentazione del maestro, Del Noce è «attualissimo su più di un versante». L’opera Il problema dell’ateismo ha messo in evidenza come ogni filosofia politica si fondi s ulla risposta ad una domanda teologica. «Il marxismo, con il presupposto che l’uomo sia capace di redimersi da solo, ha autorizzato ogni forma di violenza – spiega il ministro filosofo -. Perché merita rispetto solo l’uomo di domani, redento dalla rivoluzione». Al contrario l’ateismo pessimista considera inefficace qualsiasi tentativo di riscatto della condizione umana. «Il cristianesimo, invece, spera in una redenzione che viene dall’alto, per questo è possibile il perdono, senza negare il peso del male – sostiene Buttiglione -. Con queste premesse è possibile una politica basata sull’antiperfettismo, un vaccino nei confronti di tutti i messianismi e totalitarismi del nostro secolo, e anche sul rifiuto della rassegnazione. È possibile, infatti, una paziente opera per rendere meno imperfetta la condizione umana».
Anche l’invito rivolto ai laici da Benedetto XVI a vivere “veluti Deus daretur”, risulta in perfetta sintonia con il pensiero di Del Noce. Buttiglione così attualizza la famosa scommessa di Blaise Pascal: «Se alla domanda “è desiderabile che Dio ci sia?”, rispondiamo convintamente “sì”, allora ci poniamo nella condizione di chi ascolta e può quindi riconoscere l’esistenza di una legge morale universale. In altri termini, se desidera che ci sia un Dio, se desidera che ci sia un ordine morale, l’uomo trova abbastanza elementi che gli confermano che c’è, altrimenti sarà abbandonato alla prepotenza del più forte».
Insomma Del Noce può fornire una risposta alla sfida più pressante del nostro tempo: la riscoperta di principi etici universali. «È la sua metafisica della storia che risulta vincente», conferma Leonardo Santorsola che nel 1998 ha pubblicato un’opera su questo tema (Il problema dell’etica nella società secolarizzata secondo il pensiero di Augusto Del Noce). «Partendo dalla verità della persona umana, che è il soggetto della storia insieme a Dio – argomenta il docente di teologia morale -, si può affermare che le leggi dello sp irito umano sono le stesse leggi che regolano la storia degli uomini». Dunque nel vissuto umano c’è un una parte mutabile, che è determinata dalle circostanze, dalla stessa libertà, ma anche un nucleo immutabile, «patrimonio di tutta l’umanità, sul quale si può costruire un diritto naturale». Il grande merito di Del Noce sotto questo profilo è quello di «aver liberato la metafisica classica dall’essenzialismo, recuperando un’interpretazione cattolica della storia, che è risultata più adeguata di quella marxista».
Anche a giudizio di Luca Del Pozzo la specificità del pensatore torinese consiste nel «rifiuto della chiusura nella “torre d’avorio”, e nella ricerca, invece, della verifica delle proprie posizioni nella storia». Per il filosofo cattolico la risposta alla alienazione attuale della “società opulenta” è la riaffermazione dei valori tradizionali, ma non con una posizione reazionaria. «Lungi dall’essere nostalgico della alleanza tra trono e altare – asserisce lo studioso – Del Noce mirava piuttosto al recupero del cattolicesimo dentro e non contro la modernità».
«Dunque un pensatore nel segno della storia. Del Noce è più con Vico che con De Maistre», conferma Veneziani. Anche dalla cultura di sinistra vengono conferme che il suo fu un pensiero tradizionale «tutt’altro che dogmatico», come attestano le singolari convergenze con un marxismo estremamente critico, come quello del poeta Franco Fortini. «Questo non mi sorprende. Credo che Del Noce sia stato un pensatore radicale – argomenta Mario Tronti -. Non lo iscriverei nell’area dei pensatori moderati. Qualunque forma critica di pensiero lo incuriosiva». L’autore di Operai e capitale, adesso presidente di un’importante istituzione culturale della sinistra, il Centro Riforma dello Stato, accosta Del Noce e Juan Donoso Cortés in «unico interessante orizzonte», con cui, seppur da posizioni opposte, ha «molto dialogato». «Me ne sono servito anche per capire certi fenomeni, perché è una forma di pensiero realistico, non ideologico, non maschera mai la realtà. Una posizione che mi interessa più di un cattolicesimo progressista, che a volte ideologizza, dà una visione un po’ edulcorata della realtà, traduce il religioso nell’etico-politico. Pensatori come Del Noce e Donoso Cortés, invece, ti dicono sempre come stanno le cose».
Tronti ritiene ampiamente avverata la tesi del filosofo torinese sull’esito del marxismo contemporaneo nel “suicidio della rivoluzione”. «Una previsione profetica argomenta – più che un auspicio. Ho l’impressione che avrebbe preferito continuare a confrontarsi, anche se su posizioni antagoniste, con un orizzonte marxista che conservasse la sua identità sociale e filosofica forte. Era nemico di ogni inutile contaminazione. Oggi il clima culturale dominante è esattamente l’opposto a quello creato da queste personalità, pensatori con cui valeva la pena di confrontarsi, anche se da avversari». Insomma un ulteriore conferma dell’attualità di un pensatore che in dialogo con il mondo moderno, ha saputo dare una risposta convincente alla sfida della secolarizzazione.


Avvenire 22-3-2006