(Avvenire) La beata Ludovica: «Fare del bene, senza guardare a chi»

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I NUOVI BEATI


Tra i bambini malati di La Plata i «miracoli» di madre Ludovica


Una religiosa italiana missionaria con gli emigranti italiani in Argentina tra i cinque che oggi saliranno all’onore degli altari


Di Matteo Liut


Le loro vite da oggi saranno il segno di come la santità possa essere vissuta nel quotidiano, sotto diverse forme. Le loro storie diventeranno stamattina un esempio dell’opera di Dio tra gli uomini. Pietro Vigne (1670-1740) e Joseph-Marie Cassant (1878-1903), religiosi francesi, Anna Katharina Emmerick (1774-1824), mistica tedesca, e Carlo d’Austria (1887-1922), il successore di Francesco Giuseppe sul trono degli Asburgo (il cui profilo è apparso sulle nostre pagine del numero di venerdì), verranno proclamati beati oggi alle 10 in piazza San Pietro da Giovanni Paolo II. Assieme a loro anche la missionaria italiana Maria Ludovica De Angelis (1880-1962). Un motto semplice, il suo, con un messaggio che ancora oggi fa riflettere e provoca: «Fare del bene, senza guardare a chi». È la frase che l’ha accompagnata costantemente. Nata nel 1880 a San Gregorio nel comune di L’Aquila, Antonina (come si chiamava all’anagrafe) è la prima di otto figli; a 24 anni, pur con la sofferenza del distacco dalla famiglia, lascia il paese di origine e decide di unirsi alle Figlie di Nostra Signora della Misericordia a Savona. Una scelta nata dalla sintonia sentita con lo spirito e il carisma di quella congregazione, che aveva visto la luce nel 1837 per opera di suor Maria Giuseppa Rossello. Prendendo l’abito religioso assume il nome di suor Maria Ludovica. È il 3 maggio 1906 quando emette i voti solenni e riceve il mandato missionario. Appena un anno e mezzo dopo parte per l’Argentina. Un altro distacco che la vedrà lontana dall’Italia per 54 anni, tutti spesi per il servizio degli altri, specialmente dei bambini. Anni sostenuti dalla fede e dalla preghiera e animati dal sorriso costante, anche attraverso la malattia. All’ospedale pediatrico di La Plata è prima cuciniera poi amministratrice e responsabile della Comunità di religiose che opera nella struttura. La sua attenzione per i bambini dell’ospedale è caratterizzata da una cura materna, affettuosa, serena e decisa. Spesso si trova ad accompagnarli fino agli studi universitari. «Fare il bene» è l’unico programma del suo agire, uno scopo che la porta ad ottenere finanziamenti per l’ospedale. Sale operatorie, sale per i piccoli degenti, nuovi macchinari, un edificio a Mar del Plata per la convalescenza dei bambini, una cappella (oggi parrocchia) e una fattoria a City Bell per il rifornimento alimentare dello stesso ospedale sono i «piccoli miracoli» compiuti da questa suora che parla un «castigliano con accento abbruzzese». «Non dimenticate che qui, prima di ogni altro, ci sono i bambini – amava ripetere all’ospedale – e se non sono curati bene, qui tutti siamo in più». E quando il 25 febbraio 1962 la sua vita si conclude a La Plata, tutti all’ospedale si ricorderanno di questo suo «programma d’azione». È così che la struttura verrà chiamata «Ospedale superiora Ludovica». Impossibile non notare come proprio grazie a una bambina, Antonella Cristelli, oggi suor Maria Ludovica viene proclamata beata. Nata con gravi disabilità agli arti inferiori e malformazioni, Antonella ha cominciato a camminare proprio sulla tomba della religiosa abruzzese che dedicò tutta la vita alla cura dei piccoli malati.


Avvenire 3-10-2004