(Avvenire) La Cheisa supplente come nell'alto medioevo

Chiesa

EMERGENZA CONTINUA

 In Campania solo il 14% dei Comuni ha avviato la raccolta «ecologica», nonostante il decreto governativo minacciasse il commissariamento per chi non si fosse adeguato Invece non è successo nulla 

 Differenziata, la buona battaglia di parrocchie e associazioni

Avvenire 27-4-2008 A sciogliere il nodo rifiuti hanno pro­vato anche diocesi, parrocchie e Ca­ritas della Campania, facendo pro­prio l’impegno del rispetto e della difesa del Creato. Grande attenzione così alla raccolta differenziata in termini di educazione delle coscienze, di informazione e di sensibilizza­zione. I locali dove si riuniscono gruppi ed as­sociazioni hanno aggiunto nuovi elementi di arredo, poco decorativi forse, certo utili. Cam­pane e bidoncini e cestini per la raccolta di plastica, carta e vetro hanno fatto la loro com­parsa nei primi giorni di Quaresima, avan­guardia esemplare di quelli che avrebbero riempito le città grandi e piccole. «Quello di Quaresima – commenta monsignor Antonio Blundo, vicario generale della diocesi di Aria­no Irpino – è chiamato a ragione ‘tempo fa­vorevole’, cioè vantaggioso per un cammino ascetico che non faccia perdere di vista ai cri­stiani ‘la domenica senza tramonto’. Tra le tante sollecitazioni per vivere conveniente­mente questo tempo una è stata offerta dal no­stro vescovo. Infatti, con la Lettera per il cam­mino quaresimale, monsignor Giovanni D’A­lise ha proposto ‘spunti di riflessione e sug­gerimenti’. L’incipit del comunicato episco­pale – continua monsignor Blundo – non da­va spazio ad equivoci, infatti suona così: «Sia­mo nel bel mezzo di un ‘pasticcio ambienta­le’ che tutti abbiamo permesso con la nostra miopia… e indifferenza pericolosa e pecca­minosa ». Su questa linea si sono mossi tutti i vescovi campani. Il cardinale Crescenzio Se­pe, arcivescovo di Napoli, è stato tra i primi a sollecitare un impegno concreto delle par­rocchie e dei Centri giovanili con la firma di un protocollo d’intesa tra l’azienda di igiene urbana napoletana, l’Asìa, e la Caritas dioce­sana. Altrettanto ha fatto il vescovo di Pozzuoli monsignor Gennaro Pascarella ed altri ve­scovi.
  L’iniziativa però ha faticato ad ottenere il pie­no successo. E non per mancanza di volontà da parte dei fedeli anzi. Tanti cittadini hanno aderito con entusiasmo, ma le aziende inca­ricate della raccolta e dello smaltimento non ritirano con costanza i rifiuti differenziati per cui campane e bidoncini sono sempre ricol­mi. Nelle parrocchie come nelle strade. Ep­pure la raccolta differenziata è la chiave di vol­ta nel ciclo di smaltimento dei rifiuti. In Cam­pania è ancora a percentuali basse, il 14 per cento, nonostante il decreto governitivo in­giungesse ai Comuni di attrezzarsi con piani adeguati, pena il commissariamento. Piani presentati e non attuati. Il numero dei Co­muni cosiddetti ricicloni è fermo a 200 su 551. Il mancato decollo della differenziata passa però sotto silenzio perché non scatena pro­teste come invece accade per le discariche.
 Valeria Chianese

l’analisi «Ora la camorra fa affari»

 « L a camorra non crea l’emer­genza rifiuti, ma siccome è bravissima a fare affari do­ve è possibile farli, il sistema emergen­ziale è il brodo di cultura ideale». Paro­la di superesperto. A commentare così il ruolo delle cosche nell’attuale (e pas­sata…) crisi campana è Raffaele Canto­ne, oggi magistrato di Cassazione dopo anni di prima linea nella Dda di Napo­li, autore delle più importanti inchieste sul clan del Casalesi, il più specializza­to nell’affare dei rifiuti. «Malgrado il grande impegno di De Gennaro, che so molto attento su questo fronte, è il si­stema emergenziale stesso che favorisce la camorra. Fin quando non ne uscire­mo, ed è sconfortante vedere che anco­ra nulla di definitivo è stato possibile realizzare, saranno loro a guadagnarci». Insomma, fin quando bisognerà anda­re in giro a cercare luoghi dove scarica­re i rifiuti, rincorrendo l’emergenza, sarà la camorra a farsi avanti. «Hanno un background consolidato nel settore del movimento terra – aggiunge Cantone –, con mezzi adeguati, che viene facil­mente convertito nel settore dei rifiuti. È questo il punto più critico dove si pos­sono facilmente inserire».
  Non l’unico. Perché l’altro settore è quel­lo dei siti dove scaricare, magari anche solo temporaneamente, i rifiuti. So­prattutto a livello locale. «La camorra si sta organizzando coi suoi ‘buchi’ sto­rici », commenta Raffaele De Giudice, di­rettore di Legambiente Campania, tra i maggiori esperti esperti sul campo di E­comafie e originario di Giugliano, al cen­tro del cosiddetto ‘triangolo maledet­to’, tra le province di Napoli e Caserta. «I clan – spiega – si fanno avanti propo­nendo vecchi siti, quelli dove per de­cenni hanno scaricato i rifiuti tossici». Insomma rifiuti urbani sopra quelli pe­ricolosi. Anche perché per questi ultimi i clan continuano ad essere gli unici ‘ge­stori’. «Il loro monopolio non si ferma – aggiunge Del Giudice –, i rifiuti tossi­ci continuano ad arrivare dalla regione e da fuori. E di notte vengono regolar- mente bruciati lungo le solite strade». I famosi ‘inceneritori della camorra’, quelli che funzionano, questi sì con gra­vissimi danni per la salute, ma contro i quali nessuno protesta.
  Dunque nulla deve cambiare, come spiega bene il capitolo sulle ‘Ecomafie’ della Relazione annuale della Direzio­ne nazionale antimafia. In Campania, si legge nel documento, «la cosiddetta e­mergenza rifiuti è stata elevata a siste­ma, grazie ad una perversa strategia po­litico- economico-criminale che ha fat­to sì che la ‘necessità’ di affrontare il contingente col metodo dell’urgenza ri­spondesse agli interessi, appunto, di centri di potere politico, economico e criminale (leggasi ‘camorra’). Ne è ve­nuta fuori, conseguentemente, secondo l’ordine naturale delle cose, una sorta di specializzazione della criminalità or­ganizzata campana in tale settore del crimine». Insomma, taglia corto da D­na, «oggi può in generale affermarsi che la cosiddetta ecomafia veste i panni del­la camorra» e «non può negarsi il suo dominio incontrastato». Una questione di affari. «Mentre nei tempi passati – conclude la Dna – una buona fetta del­l’economia napoletana si basava sul contrabbando, il cui indotto garantiva la sopravvivenza di larghi strati della po­polazione, nel presente è l’emergenza rifiuti che svolge lo stesso ruolo. Il che spiega come spesso essa venga creata e mantenuta ad arte. Con la camorra sem­pre nel sottofondo».
  Analisi confermata dalla relazione fina­le approvata all’unanimità dalla Com­missione parlamentare Antimafia. «La condizione emergenziale, che affligge la gestione dei rifiuti solidi urbani in Campania da quattordici anni, ha rap­presentato per molti sodalizi camorri­stici la strada attraverso la quale incre­mentare stabilmente le proprie fonti di reddito ed accrescere il controllo su ter­ritorio ed enti locali». Già perché qui non si tratta solo di rifiuti. Raffaele Cantone su questo è molto chiaro. «La bonifica in Campania non deve riguardare solo i rifiuti ma tutto il sistema amministrativo».