(Avvenire) ”Kaire”, sii lieta o Maria

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L’ALTRO EDITORIALE
I 150 Anni dell’Immacolata Concezione

Donna senza peccato Breccia della luce



Ermes Ronchi


Come un’offerta di solarità ritorna la festa dell’Immacolata, come la necessità di un Vangelo dal volto vitale, gioioso e misericordioso, in questo mondo brutale. Un’antica tradizione rabbinica riferisce che Adamo all’origine era rivestito di luce e fu solo col peccato che la luce venne ricoperta dalla pelle dell’uomo. Così quella che era una tunica di bellezza divenne una tunica di pelle. Quando verrà il Messia, la pelle cederà nuovamente il posto alla luce dell’inizio: il nuovo Adamo sarà l’Adamo di luce. Viene la Donna senza peccato ed è la porta della bellezza, la breccia della luce: è emersa nel mondo una creatura che è solo bontà, una mano incapace di colpire, una parola che non sa ferire, una innocenza minacciata eppure vittoriosa, un gesto che non racchiude nessuna ambiguità, uno sguardo che non perde l’innocenza del suo brillare, un cuore senza divisioni, una verginità senza rimpianti, una maternità non possessiva, una sposa che ama in castità e tenerezza totali: la creazione può ripartire, vergine di nuovo. In lei Dio si rivela spogliandosi di potenza e mostrandosi come inizio di vita, accrescimento d’umano, Lui è dove la vita celebra la sua festa. I primi capitoli di Matteo, Luca, Giovanni narrano storie di un Dio che crea generando, che interviene nella storia e la cambia facendo fiorire la vita, che viene non sulle ali dei cherubini ma nelle nascite e nel loro grido vittorioso: Vangelo vitale.
Vangelo misericordioso: la festa della Donna senza peccato ci richiama alla forza distruttiva e misteriosa del male in ogni vita. Ma come segno che il male non è vincente, che la sua forza devastante si arresta. La discendenza della donna, l’umanità, riuscirà un giorno a schiacciare quello che sembrava invincibile. La vittoria è dell’uomo, il bene è più forte. Il Paradiso terrestre non è nel passato, viene dal futuro, viene attraverso una lotta: “tu le insidierai il calcagno”. Il male può ferire l’umanità, ma può solo ferirla. Solo dietro di te è il male: ti co lpirà alle spalle, è un passato che ritorna, ma non è davanti a te, non è il tuo futuro. L’uomo ha un anticipo, un vantaggio sul male. Questo ritardo del male, per grazia, sarà un ritardo eterno. Ecco la grande misericordia. Perché l’uomo ha in sé l’immagine di Dio e non quella del serpente, ha davanti un Eden da raggiungere e non un baratro avvelenato.
Vangelo gioioso: “Vergine, se tu non riappari anche Dio sarà triste” (Turoldo). Se non riappari come alfabeto di speranza, come modello d’umano, il cristianesimo si impoverisce di tutta la dimensione gioiosa e danzante del Magnificat, della dimensione gratuita e festosa del vino di Cana. Si impoverisce di un Dio che privilegia non lo sforzo, ma il dono, si priva del primo annuncio, del primo vangelo: “Kaire”, sii lieta, sii felice Maria, il tuo nome è: “Amata per sempre”. Rallegrati, uomo, non temere, Adamo, il tuo nome è “amato mistero di peccato e di bellezza”.


(Avvenire 8-12-2004)