(Avvenire) In Birmania è in atto una carneficina

Socialismo

Myanmar: «Oppositori vivi nei forni crematori»
Testimoni raccontano di esecuzioni brutali La Ue: sanzioni al regime al via da lunedì

 DA NEW DELHI PAOLO MARINO

Avvenire 8-10-2007 I l regime birmano stringe la morsa sul­la comunità monastica. Nel fine set­timana sono stati convocati gli abati dei maggiori monasteri del Paese e im­posto il trasferimento di un gran numero di religiosi per prevenire nuove proteste. «Siamo preoccupati per la sorte di questi monaci – dicono a Yangon fonti riprese dall’agenzia di stampa AsiaNews – non sappiamo di cosa vivranno fuori dalle città, dove sarà difficile raccogliere le ele­mosine, su cui si basa la loro sussistenza». Secondo gli organi d’informazione uffi­ciali, nelle perquisizioni in templi e mo­nasteri sarebbero state trovate armi da fuoco, munizioni e coltelli, che giustifi­cherebbero le decine di nuovi arresti del fine settimana. Il governo ha annunciato che userà il pugno di ferro con «i monaci che non rispettano le leggi di Buddha e del governo», sollevando una serie di nuove reazioni internazionali proprio mentre l’Unione europea si prepara, lunedì pros­simo, a varare una serie di sanzioni che dovrebbero incrementare l’isolamento del regime.
  Ovviamente la repressione non si ferma ai monaci. Sarebbero migliaia gli opposi­tori scomparsi di cui la dissidenza cerca di ricostruire le vicende. «Non pensiate che le uccisioni e le torture di siano fer­mate – si legge su un appello uscito dal Paese –. Le atrocità del regime proseguo­no in località isolate, lontano da occhi in­discreti e dai mass media, nella notte e tra solide mura. Ci sono tuttavia testimo­nianze e fotografie di come dopo avere torturato gente comune e studenti, le u­nità investigative e gli uomini dei servizi segreti li carichino su camion nel mezzo della notte e li portino su strade isolate. Qui i prigionieri – a volte ancora vivi – vengono gettati sulla strada e allineati per poi fargli passa­re sopra autoci­sterne. I corpi resi irriconosci­bili sono getta­ti in fosse sca­vate dagli stessi aguzzini, che così fanno scomparire gli oppositori una volta per tutte. Un regime folle ora mostra la sua faccia più bestiale e le sua atrocità peggiorano di giorno in giorno».
  Sempre fonti locali riprese da AsiaNews
 confermano l’esistenza di un forno cre­matorio alla periferia di Yangon, dove i militari gettano, oltre ai cadaveri degli op­positori anche i detenuti feriti gravemente e arrestati durante le dimostrazioni anti­regime di queste settimane.
  Appare però evidente che non tutto è sot­to controllo come il regime vorrebbe far credere. E la repressione non basta. Il quo­tidiano ufficiale Nuova Luce di Myanmar ieri ha comunicato che il governo sta di­stribuendo cibo, generi di prima necessità e denaro per un totale di 8.000 dollari a u­na cinquantina di monasteri e luoghi di culto nella parte settentrionale dell’ex ca­pitale. Le donazioni, pagate dalla giunta vengono fatte a nome dei singoli soldati o delle loro famiglie. Secondo il giornale, sarebbero accettate volentieri dai mona­ci che nelle scorse settimane avevano mi­nacciato di non accettare più l’elemosi­na dai militari, in questo modo impe­dendo loro di guadagnare meriti spiri­tuali.
  Intanto un coinvolgimento della signora Aung San Suu Kyi nel processo di pacifi­cazione e democratizzazione nazionale, come richiesto dall’inviato Onu Ibrahim Gambari durante la visita nel paese, ri­schia di restare una semplice speranza. Secondo la televisione di Stato, il genera­le Than Shwe, alla guida del regime, ha scelto il vice ministro del Lavoro «per con­tinuare le relazioni con Daw Aung San Suu Kyi nel futuro», ha comunicato la rete te­levisiva, utilizzando un termine onorifi­co per mostrare rispetto nei confronti del premio Nobel per la Pace. Tuttavia, se col­loqui ci saranno, non comporteranno co­munque una maggiore libertà di azione della signora Suu Kyi, che – è stato speci­ficato – resterà agli arresti domiciliari si­no a quando una nuova costituzione non verrà approvata. Ci sono voluti 13 anni affinché un’Assemblea costituente boi­cottata dalle forze democratiche stilasse la bozza di una costituzione, presentata nei giorni scorsi, che ha ancora davanti a sé un lungo cammino prima di diventare esecutiva.