(Avvenire) Il razionalismo espressione parziale della ragione umana

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Il Vecchio Continente, il riemergere del laicismo, le sfide della bioetica, il pericolo del fanatismo religioso: ieri pomeriggio a Roma faccia a faccia fra il cardinale e lo storico

L’Europa e il disprezzo di Dio


«Mutilazione della ragione e ostilità verso il cattolicesimo vanno di pari passo. E s’aggrava il rischio di un nuovo relativismo culturale»


Da Roma Gianni Santamaria


L’Europa che ha evitato di mettere l’accento sulle proprie radici cristiane, affidandosi a una sorta di «patriottismo costituzionale», idea del filosofo Jürgen Habermas. Ma anche l’importanza per la cultura laica di essere attenta «alla saggezza nascosta delle tradizioni religiose», necessaria in un mondo dove lo strapotere della tecnica sta portando l’uomo a essere padrone addirittura della propria generazione. È stato un connazionale – e spesso interlocutore – di Habermas, il cardinale Joseph Ratzinger a gettare nell’agone il nome del filosofo, «il più laico», ricorso più volte come convitato di pietra. Il dialogo ieri a Roma – nell’ambito dell’annuale convegno promosso dal Centro di orientamento politico, introdotto dal presidente Gaetano Rebecchini – era però con un altro esponente del mondo laico, lo storico delle Dottrine politiche Ernesto Galli della Loggia. Introducendo il tema Storia politica e religione, Ratzinger ha notato, da un lato, l’uniformazione portata dalla globalizzazione tecnica, la quale «provoca anche la ribellione, la resistenza a questa imposizione di una cultura aliena, che, nonostante tutti i vantaggi, viene sentita come straniera e come minaccia per l’identità». Dall’altro, secondo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, «è cresciuto in modo inimmaginabile il potere dell’uomo», capace di autoriprodursi in laboratorio. Ciò ingenera l’idea dell’essere umano come prodotto, merce, e la società che ha così dimenticato che la persona viene da Dio è «malata». Da storico («non so se il più laico», ha scherzato) Galli della Loggia ha inserito nel discorso la «rottura» che la globalizzazione ha prodotto nella secolarizzazione, spazzando via ideologia e nazionalismo, «i due grandi surrogati della fede religiosa tradizionale che hanno attraversato la secolarizzazione». Si assiste, invece, a una «forte ideologizzazione» dei temi dei diritti umani e della pace, frutto del «vuoto identitario» creatosi. Ma «da dove nascono i diritti umani?». La risposta sarebbe «nella cultura giudaico-cristiana, ma questo non si può dire». Perché l’Ue ha scelto di essere una «pura entità procedurale», ha scelto la via del “patriottismo costituzionale” habermasiano, che non è «valoriale, identitario, ma appunto, procedurale». «Il puro positivismo dei diritti umani – ha ripreso il cardinale – è forse sufficiente per una Costituzione, ma non lo è per il nostro dibattito culturale». Un positivismo che porta al relativismo. E se quest’ultimo «diventa un assoluto, diventa contraddittorio in se stesso e distrugge l’agire umano». Guardare «solo a ciò che è calcolabile e falsificabile nel settore, certo ammirabile, della scienza», configurerebbe una «mutilazione della ragione». Il porporato bavarese ha poi declinato l’idea di diritto naturale, di uno specifico umano, cara al cristianesimo e sviluppatasi – ha spiegato – dalle controversie sul considerare persone o meno gli indios d’America e dalla divisione tra i cristiani d’Europa (che ha generato la consapevolezza che si è prima uomini). Infine Ratzinger ha affermato che la libertà oggi è intesa in senso individualista, «invece l’uomo è creato per convivere. C’è una libertà condivisa che garantisce per tutti la libertà contro l’assolutizzazione» della stessa. Notato che, secondo lui, la mancata attenzione europea alle radici cristiane deriva da una «ostilità al cattolicesimo», facilitata dal fatto che questo ha assunto una «preminenza» rispetto alle altre confessioni cristiane, l’esponente laico si è chiesto a sua volta cosa fosse la «libertà condivisa», evocata dal cardinale, in «cosa si differenzi da quella dei soggetti». Oggi, ha detto il politologo, usiamo termini che non hanno più lo stesso senso che in passato. Quando i grandi liberali hanno pensato le limitazioni al potere, infatti, pensavano all’uomo europeo e all’antropologia cristiana che avevano davanti. Non sapevano che la scienza in due secoli avrebbe dilatato la soggettività». Ma comunque, ha argomentato Galli della Loggia, non ci si può fermare a una libertà delimitata dal solo neminem laedere, anzi nel discorso pubblico occorre una «tensione alla verità». Una discussione «sulle cose», su ciò che è vero (e giusto), che non comporta necessariamente che si debba adottare per legge una delle opinioni messe sul tappeto», ma che per una società è altrettanto importante che lo stabilire una verità». Come verità si è presentato il laicismo, anch’esso presente ovunque, come le tradizioni religiose monoteiste e non – ha ricordato Ratzinger – ma esso è un’«ideologia parziale», che non può rispondere alle sfide decisive per l’uomo. Basti pensare ai danni prodotti dal comunismo o dallo sradicamento del tessuto morale degli antenati per i popoli africani, preda di guerre e Aids. La ragione non è nemica della fede, anzi. Il problema sussiste quando c’è «diprezzo di Dio e del sacro». Quello che offenderebbe le altre religioni nel nuovo assetto europeo. Occorre, perciò, «reimparare la totalità della ragione» e non fermarsi alla pretesa di universalità del razionalismo occidentale. Questo anzi, stimola la reazione fondamentalista vista appunto come «ribellione contro il razionalismo», che “amputa” la persona umana. E chi poteva citare il cardinale tedesco, se non Habermas? A questi una volta un professore di Teheran disse: lei dovrebbe riflettere sul fatto che il vostro razionalismo è un’espressione parziale della ragione umana. Ratzinger ha ricordato, infine, che l’Europa ha portato in dono al mondo la razionalità, «voluta dai cristiani, voluta dalla fede». Non si tratta di «creare un impero di potere», ma al contrario di comunicare il «tesoro di verità e di amore» che è proprio del cristianesimo, confrontandosi in modo pacifico.


Avvenire 26-10-2004

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