(Avvenire) ”Il Signore degli Anelli” allegoria cristiana

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Mentre sta per arrivare in Italia l’ultimo film della trilogia, nuovi studi rivendicano la dimensione cristiana dell’epica di Tolkien


La redenzione degli anelli


La Vergine Maria rappresenta il modello di una bellezza sublime E la tormentata vicenda di Frodo ha molti punti di contatto con la Passione di Gesù


Da Londra Silvia Guzzetti


Avvenire 11-1-2004

Finalmente ci siamo. Dopo un viaggio stremante, affaticati fino alla morte nel corpo e nella mente, sopravvissuti per miracolo all’agguato di Shelob, Frodo e Sam si affacciano al cratere della Monte Fato. È il momento che milioni di spettatori aspettano da tre anni, per il quale la Compagnia dell’Anello ha affrontato battaglie estenuanti e terrificanti avventure, il culmine dell’epica della Terra di Mezzo. A Frodo basterebbe pochissimo per buttare l’anello e sconfiggere Sauron, ma l’hobbit esita. «L’anello è mio», grida, vittima anche lui dell’influenza del Maligno. Ed è a questo punto che Gollum stacca con un morso il dito del padrone e, traballando, precipita, insieme con dito e anello, nella voragine.
Un finale poco eroico, quasi inspiegabile, che sembra contraddire il significato dell’intero racconto. Ma Secondo Stratford Caldecott, direttore del Chesterton Institute di Oxford e autore di due volumi sulla spiritualità di Tolkien, la spiegazione si trova nella visione cristiana che ha ispirato lo scrittore. In Secret Fire. The Spiritual Vision of J.R.R. Tolkien («Fuoco secreto. La visione spirituale di J.R.R. Tolkien», pubblicato da Darton, Longman & Todd) e in A Hidden Presence. The Catholic Imagination of J.R.R. Tolkien, («Una presenza nascosta. L’immaginazione cattolica di J.R.R. Tolkien», collezione di saggi curata con Ian Boyd e pubblicata dalla Chesterton Press) Caldecott dimostra che la distruzione dell’anello avviene per un intervento della Grazia divina.
Quello che sembra un incidente – il morso di Gollum al dito di Frodo e la conseguente caduta nel cratere della montagna – è una infatti conseguenza della decisione di Frodo di risparmiare la vita di Gollum. Mentre Sam, servo fedele dell’eroe del Signore degli Anelli, si sarebbe liberato già da tempo di Gollum, Frodo lo salva più volte con gesti di pura misericordia.
Tolkien stesso spiega nelle sue lettere, riprese nei due volumi curati da Caldecott, che la sal vezza del mondo e di Frodo vengono ottenute grazie alla capacità di perdono e di pietà dell’hobbit. Con il suo finale a sorpresa, Tolkien dimostra che è Dio a salvare la Terra di Mezzo, agendo attraverso l’amore e la libertà delle sue creature.
E non si tratta dell’unico esempio del fatto che Il Signore degli Anelli è stato modellato su una visione cristiana del mondo. Benché nella storia non siano presenti Dio o d una religione organizzata, Tolkien ammette nelle sue lettere di aver tratto personaggi, date e episodi dalle pagine del Vangelo e della Bibbia. Lo scrittore ammette, tra l’altro, di aver assunto la Vergine Maria come modello di bellezza sublime. L’immagine di Maria come stella del mare ispira i personaggi di Varda o Elbereth, la regina delle stelle venerata dagli elfi, e il personaggio di Galadriel, che per Frodo rappresenta la visione terrena di Elbereth. Nella descrizione che Sam ne fa a Faramir i cattolici non stentano a riconoscere la ragazza di Nazareth, coronata con fiori e stelle: «È bella!, signore! Bellissima! Qualche volta come un grande albero in fiore, qualche volta come un giglio bianco, piccolo e magro. Dura come diamanti, soffice come il chiaro di luna. Calda come la luce del sole, fredda come il gelo nelle stelle. Orgogliosa e lontana come una montagna coperta di neve e felice come qualunque ragazza in primavera con le margherite fra I capelli».
Anche il viaggio della Compagnia dell’Anello è modellato sul racconto della Redenzione. Il desiderio di possedere il gioiello ricorda il peccato originale, il giorno nel quale viene distrutto è il 25 marzo, data della festa dell’Annunciazione e del momento dell’Incarnazione perché il «sì» di Maria a Dio è l’esatto opposto della volontà della creatura di usurpare potere per se stessa, incarnata da Adamo come da tutti coloro che vengono a contatto con l’anello.
L’hobbit, eroe di questa epica che tanti hanno interpretato come pagana, è modellato, secondo Caldecott, sulla figura di Crist o. Frodo è una creatura debole e umile, al quale viene affidato un enorme compito all’interno di un piano che, come quello della Salvezza, sembra una follia al mondo. Come Gesù, anche Frodo si lascia umiliare e ferire, rifiuta la gloria terrena in nome di qualcosa di più importante. E la somiglianza tra i due si intensifica con il procedere del racconto. Il lungo passaggio delle paludi della morte, ricorda le ore nel Giardino del Getsemani; Frodo viene tradito da Gollum, il compagno che ha più volte salvato, come Gesù da Giuda. Il peso crescente del suo carico ricorda quello della Croce e l’aiuto di Sam quello di Simone.
Citando brani del Vangelo e della Bibbia e rifacendosi alle lettere nelle quali Tolkien racconta la genesi del Signore degli Anelli , Caldecott dimostra dunque in modo convincente come Tolkien non abbia soltanto costruito la sua epica in coerenza con il cristianesimo, ma si sia ispirato, persino nella scelta di date e nella costruzione di episodi e personaggi, alla teologia cristiana.