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Chiesa

L’attualità di un mistero

Il pane vero per questi nostri giorni

Rino Fisichella

Sacramentum caritatis: con questa espressione di san Tommaso si evidenzia la naturale continuità del magistero di Benedetto XVI con la sua prima enciclica. Deus caritas est era centrata sull’amore come espressione culminante dell’essenza di Dio e dell’esistenza umana; questa esortazione apostolica, che giunge a conclusione del Sinodo sull’Eucaristia, mostra la centralità del mistero che deve essere creduto, celebrato e vissuto. Sono pagine dense che formano una vera e profonda catechesi sul sacramento centrale e culminante della vita cristiana. Non si sbaglia se si individua nel mistero la categoria portante di questo documento. D’altra parte, è risaputo lo slittamento semantico che ha portato l’originale termine greco mysterion ad essere tradotto in latino con sacramentum; nel richiamo reciproco si chiarifica il senso sotteso sia al mistero che al sacramento. Pagina dopo pagina il Papa sviluppa una riflessione che si fa carico di dare autorevolezza e spessore teologico al contributo e alle proposte che avevano segnato il Sinodo dei Vescovi nello scorso ottobre del 2005.
Il sacramento della carità si esprime da sé e in se stesso trova le ragioni necessarie per affermare la verità che contiene e la forza di libertà che riserva a quanti se ne nutrono. Non è un caso, infatti, che Benedetto XVI provochi a fissare lo sguardo su questo mistero per coglierne la portata di “radicale novità” che possiede. “La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica”; qui, infatti, la comunità dei credenti ritrova immutato il “sacrificio redentore di Cristo” che le permette di essere nel corso dei secoli il suo corpo e il segno visibile della sua presenza nel mondo. La circolarità espressa nella fortunata formula «l’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa che fa l’Eucaristia» diventa possibile per il permanente primato che il sacrificio di Cristo possiede nel donarsi per primo e senza pretesa di risposta alcuna. In questo sacram ento di cui vive, la Chiesa ritrova la piena efficacia del suo essere “una”, oltre ogni possibile somma dei suoi membri e nello stesso tempo “differenziata” nella pluralità delle Chiese particolari.
Verità e libertà sono termini che ritornano di frequente in questa esortazione per imprimere all’amore significato e realizzato dall’Eucaristia la sua natura più credibile e permanente. Condizione fondamentale per permettere ad ognuno di verificare che non può esistere schizofrenia alcuna tra fede e vita. Ciò che viene significato nel mistero si trasforma efficacemente nell’esistenza personale. Il sacramento della passione, morte e risurrezione di Cristo permane nella storia degli uomini come segno costante di un amore che non conosce tramonto. In un periodo di particolare confusione su un contenuto così vitale per la vita di ognuno, dove sembra che l’egoismo abbia sempre la meglio, queste pagine aiutano a percepire e comprendere ulteriormente la verità dell’amore cristiano. Nell’Eucaristia, infatti, esso si rivela come una donazione piena e totale, autentica e concreta, libera e capace di suscitare veri imitatori.
Sacramentum caritatis non si nasconde i gravi problemi che sono oggi sul tappeto e che sono stati fatti oggetto di serio dibattito nelle giornate del Sinodo. Si pensi, ad esempio, all’allontanamento dalla confessione, alla carenza di vocazioni sacerdotali, alla “vera piaga dell’odierno contesto sociale” data dalla crisi del matrimonio che porta molti al divorzio e a nuove nozze, così come agli abusi che impediscono di avere una celebrazione coerente del mistero. Su ognuno di questi temi la parola di Benedetto XVI giunge puntuale, motivata ma ferma e decisa, perché nessuno pretenda di far da padrone su ciò che per sua stessa natura è offerto a tutta la Chiesa e non al singolo individuo. “L’amore per la verità” è ciò che consente al Papa, di volta in volta, di mostrare che esiste una “pedagogia della conversione” per ritornare alla vitalità del sa cramento della penitenza; una necessaria ed “equa distribuzione del clero” per far fronte alla carenza del momento; “una speciale attenzione” verso i divorziati risposati perché continuino lo stile di vita cristiano supplendo all’impossibilità di ricevere la comunione con “la carità vissuta” e, infine, il richiamo al celebrante perché non cada vittima del protagonismo, ma sia cosciente della sua “piena configurazione a Cristo”.
Sacramentum caritatis ha il pregio di coniugare insieme profondità di contenuti e linguaggio accessibile. Siamo convinti che una sua lettura meditata sarà una provocazione ulteriore per mantenere fermo lo stupore e la meraviglia verso il mistero dell’Eucaristia in modo tale da crescere nella spiritualità eucaristica, che nelle sue molteplici espressioni rende feconda e sostiene la testimonianza dei credenti.