(Avvenire) Il Papa a Malta sull’aereo del Vate

Notizie

INEDITO.
Scoperto nell’Archivio Vaticano un dossier col progetto segreto per trasportare il Pontefice sull’isola in caso di pericolo

Il Papa a Malta sull’aereo del Vate

Per Benedetto XV, minacciato da massoni e anticlericali,era pronto uno Sva come quello di D’Annunzio per il raid su Vienna Come pilota un asso dell’aviazione militare di provata fede cattolica

Di Roberto Beretta

Dal Cupolone alla Valletta senza scalo. Dopo la «cattività» d’Avignone, la prigionia napoleonica a Parigi e l’esilio a Gaeta, sarebbe stato (salvo errori…) il quarto episodio di «espatrio coatto» del Papa. Ma chi se l’immagina un Pontefice settantaseienne, di salute abbastanza cagionevole, affrontare un volo di 7 ore appollaiato nella carlinga aperta di un biplano simile a quello che – solo due anni prima – era servito a Gabriele D’Annunzio per effettuare il suo famoso volo su Vienna? Solo che il «poeta alato» era avvezzo alle imprese un po’ azzardate; Benedetto XV, invece, sarebbe stato un passeggero ben altrimenti speciale. Eppure è proprio ciò che si preparava con un progetto top secret affiorato per caso dagli Archivi Vaticani, dove l’ha rinvenuto il francescano conventuale maltese padre Alexander Bonnici, che ne ha riferito in un articolo sul «Messaggero di Sant’Antonio». Una cartella (protocollo 28886) datata 10 dicembre 1921 e stranamente collocata fuori posto, ovvero in mezzo ai documenti che riguardano la prima guerra mondiale; titolo: «Progetto di trasportare il S. Padre in aeroporto nell’Isola di Malta nel caso di pericolo». Erano anni difficili, per la Santa Sede. Durante la Grande Guerra Benedetto XV era stato bersagliato da critiche violentissime, a causa dei suoi pressanti inviti alla pace e della difficoltà di sembrare equidistante dalle parti in lotta; lo Stato italiano, infatti, l’accusava di stare coi tedeschi, che gli avevano promesso a fine guerra la soluzione della «questione romana», mentre dal fronte opposto proprio la contiguità territoriale con l’Italia faceva sospettare nel Papa una scarsa libertà d’espressione. Né al termine del conflitto la situazione si era ammorbidita: anticlericali, massoni, socialisti (compreso il giovane Mussolini) sembravano stringere d’assedio il Vaticano, e non solo metaforicamente, tanto da far temere per l’incolumità di Benedetto XV. Già durante la guerra il monastero spagnolo dell’Escorial aveva offerto osp italità al Pontefice. Ora toccava a Malta, isola cattolicissima cui peraltro – scrive padre Bonnici, che ha al suo attivo 120 titoli tra libri e saggi storici – si era già pensato in situazioni analoghe: nel 1848 per esempio, ai tempi della Repubblica Romana, quando il comandante della flotta inglese nel Mediterraneo propose al Papa di condurlo in salvo alla Valletta, e Pio IX (che era d’accordo) ripiegò su Gaeta solo perché la nave britannica giunse in ritardo a Civitavecchia; oppure alla vigilia della presa di Roma nel 1870, allorché il premier Gladstone di nuovo offrì ospitalità nella colonia inglese. Il caso si ripresenta il 2 aprile 1920, per timore – indicano i documenti dell’Archivio Segreto – di «gravi torbidi sociali che avrebbero potuto mettere il Vaticano in una situazione d’isolamento e di pericolo». Il referente ecclesiastico del piano di evacuazione del Papa è monsignor Federico Tedeschini, che più tardi sarebbe divenuto cardinale; del pilota invece – persona «di assoluta competenza e fiducia» – non si fa il nome, però si dice che era uno degli assi dell’aviazione italiana, con 4 medaglie sul petto e 1500 ore di volo di cui 120 in ricognizione di guerra, ma anche con un illibato curriculum cattolico: ex alunno dell’Istituto De Mercede, comunione quasi quotidiana, completa devozione al Papa. Quanto ai dettagli tecnici, Benedetto XV sarebbe dovuto partire dal campo di Centocelle, dove il pilota si manteneva in costante addestramento e sempre pronto a decollare. Il velivolo prescelto era uno Sva «modello Vienna», ovvero probabilmente uno Sva 10 come quello usato da D’Annunzio per il suo celebre raid. Si trattava di un ricognitore biposto capace di volare alla media di 180 km all’ora con un’autonomia di almeno 1000 km (Malta ne dista 870 da Roma). Anche al di là dell’augusto passeggero, comunque, l’impresa non era da poco, se si pensa che solo nel 1918 le difficoltà tecniche per il volo su Vienna (1000 km) erano state considerate quasi insormontabili. Pro prio tra il 1919 e il 1920, tuttavia, lo Sva si era reso protagonista di trasvolate record, come quella verso le Ande e il raid Roma-Tokyo di Arturo Ferrarin. L’apparecchio, inoltre, era stato costruito anche in versione idrovolante: dettaglio non di poco conto, considerando che Malta non aveva aeroporti, ma solo due campi presso La Valletta – uno di polo, l’altro di calcio – che (previo avviso) potevano essere usati per l’atterraggio benché senza assistenza. Si poteva invece ammarare in varie baie dell’isola, alcune anche attrezzate (la descrizione, con una cartina indicante i campi di volo di tutt’Europa, è conservata nel dossier vaticano). Alla fine, però, il minuzioso e clamoroso progetto fu archiviato, essendo migliorata la congiuntura politica; il coraggioso aviatore si accontentò di una benedizione apostolica il giorno del matrimonio e i Papi, per il battesimo del volo, dovettero rimandare al 1964: passeggero Paolo VI, tratta Roma-Gerusalemme.

Avvenire 15-4-2003