(Avvenire) Gli scienziati sotto la maschera

Vita


STAMINALI AMNIOTICHE


SE LA RICERCA NON PIACE AL BUSINESS



Eugenia Roccella

 La scoperta delle cellule staminali amniotiche, che potrebbero sostituire quelle ottenute dalla distruzione degli embrioni, risolvendo i dubbi etici che si sono addensati sulla ricerca, ha capovolto le posizioni di alcuni scienziati, di forze politiche e grandi quotidiani. È un mondo alla rovescia: chi finora accusava i cattolici di frenare il cammino della scienza, improvvisamente reclama cautela, e avanza sottili preoccupazioni etiche.
Nel 2004 Darwin, la rivista della Fondazione Veronesi diretta da Gilberto Corbellini, inneggiava alla Corea e al campione della clonazione terapeutica, il veterinario Hwang Woo-Suk, con un titolo roboante: «Il ruggito di Seul». Quando poi si è scoperto che i dati forniti da Hwang erano completamente falsi, pochi, in Italia, si sono chiesti se l’imprudenza e l’entusiasmo acritico della comunità scientifica non avessero rasentato la complicità. Qualche mese fa il ricercatore americano Robert Lanza ha raccontato in un’intervista di aver trovato un metodo per estrarre cellule staminali dall’embrione senza distruggerlo. Le cifre pubblicate non tornavano, ma una volta scoperto l’imbroglio è scattata una generosa gara, tra i colleghi di Lanza, per assolverlo. Gli stessi che dimostravano tanta indulgenza nei confronti dell’americano (per esempio il prof. Giulio Cossu) oggi guardano con ben altra severità ai risultati di Atala e De Coppi. Insomma, si adottano due pesi e due misure, e si sferra un incomprensibile attacco preventivo a una tecnica che è solo agli esordi, ma che potrebbe mettere tutti d’accordo. Si tratta davvero di un ritrovato rigore, dopo tanti incidenti e cadute di credibilità?
Ci assale un sospetto. Che questo improvviso atteggiamento di prudenza sia connesso agli ostacoli denunciati da Paolo De Coppi: «Parte della comunità scientifica vedeva con preoccupazione questo studio perché temeva che sottraesse fondi allo studio delle cellule embrionali. Erano stati fatti commenti discutibili e senza queste b attute d’arresto il lavoro sarebbe stato pubblicato molto tempo prima». Tra chi lavora in questo campo esiste una naturale competizione per aggiudicarsi i fondi disponibili, e la ricerca sugli embrioni, che divora denaro da anni, è ormai in grandi difficoltà. La sua popolarità è nata intorno alla speranza che si potessero curare le malattie degenerative, ma il traguardo, invece di avvicinarsi, si è allontanato. Austin Smith, presidente di EuroStemCell (il Consorzio europeo per la ricerca sulle staminali) ha dichiarato pochi giorni fa al Times che la clonazione terapeutica è stata “oversold”. Il termine è quello adottato dalle compagnie aeree che vendono posti oltre la propria disponibilità, cioè posti che non ci sono. Lo scienziato ha voluto dire che sono state “vendute” all’opinione pubblica prospettive terapeutiche che non erano realistiche, e che – afferma Smith – probabilmente non si realizzeranno mai.
Non si può pensare alla comunità scientifica come a un mondo fondato solo su nobili scopi di conoscenza e votato al bene dell’umanità. È un luogo come tutti gli altri, dove agiscono interessi umani, fatto di cordate in gara tra loro, di tantissimi soldi in gioco, di brevetti redditizi (soltanto Robert Lanza ne ha registrati decine) che l’introduzione di nuove tecniche rischia di vanificare. Un mondo che, per la delicatezza dei suoi compiti, ha un particolare bisogno di verifiche. Questo ruolo di garanzia nei confronti dell’opinione pubblica dovrebbe essere coperto dalla politica e dalla stampa, con il massimo di trasparenza possibile; altrimenti i De Coppi continueranno ad essere osteggiati, mentre i truffatori alla Hwang Woo-Suk saranno finanziati e applauditi.


Avvenire 18-1-2007