(Avvenire) GPII: Amare fino alla morte

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L’Angelus di S. Stefano e la Gmg di Colonia

Nel vortice dei lustrini il pungolo del martirio


ll Papa non ha pregato perché ai cristiani perseguitati siano risparmiate le sofferenze. Ha detto: «Il Signore dia loro la forza di amare coloro che li fanno soffrire»


Maurizio Blondet


«Desidero oggi ricordare le comunità cristiane che subiscono persecuzione, e tutti i fedeli che soffrono per la fede»: l’ha detto il Papa nell’Angelus di ieri. Era il giorno di Santo Stefano, il primo martire della storia, e la frase papale potrebbe sembrare rituale. Ma si avrebbe torto a pensarla così. Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, aveva invitato ciascuna Chiesa nazionale a stilare il suo martirologio, l’elenco di coloro che, nel ‘900, sono stati uccisi per Cristo. Due settimane fa la Chiesa tedesca ha annunciato che il proprio martirologio sarà tradotto in varie lingue; e sono 700 nomi, per lo più scomparsi nei Lager e nei Gulag, trucidati da Kgb o Gestapo: epicentro e fulcro dei totalitarismi sanguinari del secolo, la Germania non è stata avara però di testimoni della verità usque ad sanguinem. Il fatto singolare è che il Martirologio tedesco verrà offerto ai giovani che andranno a Colonia nel 2005 per la Giornata mondiale della gioventù. E a Colonia monsignor Helmut Moll (è il vicepostulatore della causa di Edith Stein, e l’autore del Martirologio) ha proposto i martiri “come modelli” ai giovani. Tutto ciò è, naturalmente, scandaloso. Parliamo di quei milioni di giovani con le chitarre e i sacchi a pelo, che vanno “dal Papa” come si va a un concerto rock, in massa, con allegria e voglia di amore che spesso è amore per una ragazza o un ragazzo. Come si osa augurare loro “il martirio”? Salute e prosperità, bisogna augurargli; successo e felicità, e fortuna in amore. È la pedagogia post-moderna, ed è un errore che fa marcire la gioventù. È a quell’età che si è capaci di rispondere a chi chiede tutto. Lo sanno fare fin troppo bene gli stregoni della politica, gli “affascinatori” delle masse. Dopo la rotta del Piave, furono i diciotten ni ad affluire nelle trincee abbandonate dai padri. A difendere Berlino, mentre Hitler si suicidava, erano i quattordicenni. Questa è l’età della sventatezza ma anche dell’eroismo. Tutto dipende da chi chiede la loro vita: se è il dittatore del momento o la moda dell’ora, la droga, la febbre del sabato sera, o un Altro cui vale la pena obbedire. Sarà imbarazzante, ma per secoli la Chiesa ha fatto questa richiesta esigente. Era ai giovanissimi che chiedeva la vita, era a loro che rivolgeva la “vocazione”, ossia la chiamata militare. Oggi si chiede meno, non si osa. Sarà per questo forse che le vocazioni calano, e la gioventù marcisce in mancanza di grandi imprese? Non so. So che, gira gira, la proposta cristiana è ancora quella, imbarazzante, scandalosa: venite con noi per farvi difensori della Verità. Vi garantiamo una vittoria, che il mondo non riconoscerà, un trionfo che la società deriderà come fallimento umano. Ai migliori, che lo meritano davvero, la morte di sangue. Il tutto, per salvare i malvagi, per intercedere per i vostri persecutori, perché anch’essi ricevano la salvezza che non meritano; e per tutti quelli che non hanno avuto il coraggio di testimoniare la verità fino alla morte. Non è uno scandalo? Lo è. E il Papa che vediamo consumarsi vivendo, lo propone seriamente ai giovani edonisti del XXI secolo. Nell’Angelus, non ha pregato perché ai cristiani perseguitati nel mondo (e sono tanti) siano risparmiate le sofferenze. Ha detto: «Il Signore dia loro la forza della perseveranza e la capacità di amare anche coloro che li fanno soffrire». Quell’amore è lo scopo di tutto, e il segreto della vittoria promessa.