(Avvenire) Falsi allarmi sulla bomba demografica

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Malthus e Sartori smentiti

“Avvenire”, 10.07.2003

Un dossier della rivista «Ideazione» sui rischi della crescita della
popolazione replica alle tesi del politologo Giovanni Sartori e di altri

Il pericolo paventato non dilaga, piuttosto emerge che il problema non è la
carenza di risorse e di spazi abitabili,ma il tasso di povertà

Di Lucetta Scaraffia


 Uno degli argomenti per cui la Chiesa cattolica è oggi accusata d’essere
oscurantista, se non addirittura di volere la rovina del genere umano, è
senza dubbio la presunta sovrappopolazione del globo.

È una polemica che s’è aperta alla fine del Settecento, quando Thomas Robert Malthus spiegò come la crescita della popolazione dovesse essere frenata per permetterne la sopravvivenza. È curioso che questo nuovo argomento – fino a quel momento l’opinione diffusa era che la crescita della popolazione equivalesse a un aumento della ricchezza – venisse avanzato proprio quando la rivoluzione industriale stava per favorire un miglioramento mai visto delle condizioni di vita, tale da comportare un grande incremento della popolazione, che avveniva soprattutto per l’allungamento della vita umana e il calo drastico della mortalità infantile. Nonostante quest’evidente contraddizione con la realtà in atto, Malthus aveva trovato ampi consensi in un’élite intellettuale che si stava secolarizzando e alla quale non dispiaceva
intervenire anche su un fattore che fino a quel momento era stato
considerato «nelle mani di Dio», cioè il numero degli esseri umani.


I suggerimenti antinatalisti dei malthusiani si rivolgevano soprattutto alle
classi inferiori, alle quali veniva consigliato di non riprodursi per non
aumentare sofferenze e povertà. Il discorso non è molto diverso oggi, quando
molti ambientalisti vorrebbero frenare il tasso di natalità dei paesi del
Terzo Mondo con la scusa d’evitare loro una vita di povertà.
Quest’antica ma attualissima polemica viene affrontata nel prossimo numero
della rivista «Ideazione», che in un dossier intitolato La bomba che non
scoppia mette in discussione il libro che di recente Giovanni Sartori (con
Gianni Mazzoleni) ha dedicato al tema, La terra scoppia. Ma la polemica ha
un precedente: l’idea di raccogliere in un libro i suoi articoli sul
sovrappopolamento era venuta a Sartori proprio dalle critiche che da
«Ideazione» aveva ricevuto: «queste sciocchezze spiegano questo libro»,
scrive nell’introduzione.


Sartori sostiene con energia la tesi di molti scienziati ecologisti, secondo
cui la terra starebbe andando verso una catastrofe a causa dell’esagerato
aumento di popolazione, per il quale non sarebbero sufficienti le risorse
del pianeta. È una tesi che ha molti adepti nel mondo e si basa sulla deriva
catasfrofista di molti scienziati o demografi di simpatie “verdi”: forse per
farsi ascoltare in una società che non ha molta voglia di riflettere sui
costi del benessere in cui s’è abituata a vivere, questi prevedono il futuro
con toni foschi e drammatici. E una delle caratteristiche di questi
assertori del disastro demografico (tra cui Sartori) è di non ammettere
repliche, sbandierando profezie sinistre con la sicurezza di chi avrebbe
prove scientifiche dalla sua parte.


Ben vengano quindi la polemica e la discussione scientifica su posizioni che
possono essere (e sono) molto discutibili, come sottolinea Eugenia Roccella:
«il mondo della scienza non è una voce uniforme, ma un coro variegato da cui
ci giungono informazioni spesso contraddittorie». Più che una prospettiva di
devastazione accertata, quindi, si tratta d’un tema controverso. Lo studioso
danese Bjorn Lomborg, sulla scia del bioecologo Paul Ehrlich, sostiene che
il problema centrale non è costituito dal numero delle persone, ma dalla
possibilità d’un territorio di sostentarle. Egli ricorda infatti che Paesi
Bassi, Belgio e Giappone hanno una densità di popolazione molto superiore
all’India, e che quindi il vero problema non è la sovrappopolazione, ma la
povertà. E che inoltre le condizioni di vita sono generalmente migliori
nelle città, dove si raccoglie il maggior numero di abitanti, che nelle
campagne, dove sono più radi.


In realtà, scrive Iannello, nessuno sa se siamo davvero troppi sulla terra,
l’unica certezza che si ricava dalle analisi statistiche è che «non esiste
alcuna relazione di causa-effetto tra densità abit ativa e ricchezza o
viceversa». Sartori inoltre sembra ignorare che l’allarme sulla
sovrappopolazione è fuori tempo, dal momento che da almeno vent’anni il
tasso di fertilità del mondo è in discesa significativa: dal tasso di
crescita del 2,1 per cento degli anni Sessanta s’è passati all’1,2 di oggi.


La proposta che il giornalista Iannello avanza è molto diversa da quella di
Sartori: il rimedio alla povertà del mondo non è bloccare coattivamente le
nascite (come fa la Cina che Sartori, almeno da questo punto di vista,
guarda con benevolenza) ma favorire quanto stimola il benessere, cioè la
proprietà privata e il mercato. All’accusa di Sartori che ci manca spazio il
giornalista replica che l’intera popolazione mondiale potrebbe oggi
insediarsi nel Texas, dove comunque una famiglia di quattro persone avrebbe
a disposizione l’equivalente d’un isolato urbano.


L’uomo non è maledizione ma benedizione del pianeta, sostiene Antonio
Gaspari, e non è impoverimento ma ricchezza del mondo, come diceva con
semplice ma profondo buon senso Giovanni Guareschi, in un articolo scritto
su questo tema su «Candido» e ora ripubblicato.