(Avvenire) Dialogo con la modernità senza cedimenti

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Due grandi apologeti della fede cristiana a confronto con la modernità: una riflessione del cardinale Tarcisio Bertone


Gli assi del pensiero


Newman e Rosmini
Ricercatori della verità e uomini profondamente liberi, nella critica alla cultura del tempo seppero esprimere una nuova sintesi del cattolicesimo nell’800


Di Tarcisio Bertone

 La nostra epoca e quella di Antonio Rosmini e John Henry Newman presentano – pur nelle loro specificità – aspetti simili; questo fatto, insieme ad altri, ha influito sulla scelta di riproporre queste due luminose figure della cultura cattolica, viste in confronto con la modernità. Rosmini e Newman, infatti, non hanno avuto timore a dialogare con un mondo – quello della modernità – che andava sempre più prendendo le distanze dalla tradizionale visione cristiana della realtà; per questo, il sommo filosofo roveretano e il grande convertito dell’anglicanesimo hanno molto da dire ai cristiani, all’inizio del terzo millennio.
La loro statura si staglia sempre più nitida e, ormai, viene da tutti riconosciuta; essi, infatti, hanno saputo unire, in modo mirabile, l’altezza del pensiero e la coerenza della vita manifestata, soprattutto nel tempo delle avversità che, per entrambi, non furono né poche né lievi. Ricercatori instancabili della verità in ambito filosofico e teologico, hanno mostrato, non a parole, ma con i fatti quanto sia vero il detto di Gesù riportato nel vangelo di Giovanni: «…conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv. 8, 32); come chiaramente attestano le loro biografie, furono essenzialmente due uomini profondamente liberi.
Sicuramente Antonio Rosmini e John Henry Newman possono essere contati nel novero dei grandi apologeti cristiani; il termine apologeta, qui, risuona, ovviamente, nel suo significato positivo, anzi nel suo senso più alto; con grande lucidità essi hanno saputo individuare le risorse e i limiti della cultura del loro tempo; soprattutto, l’hanno accostata in maniera critica, operando quel necessario discernimento che ha permesso di esprimere una sintesi capace di dare nuovo vigore alla proposta culturale che si origina dalla fede.
Così Antonio Rosmini, con acume e coraggio, lavora al progetto di una enciclopedia del sapere, ossia ad un sistema unitario delle scienze che ha di mira il superamento della frammentarietà dei sape ri e l’arbitrarietà soggettiva della filosofia del XIX secolo. E, proprio temendo i danni che tale filosofia – difficilmente conciliabile con la rivelazione cristiana – può arrecare nella conoscenza della verità, egli muove dall’Idea dell’Essere e ne deriva ogni ulteriore conoscenza umana; e proprio a partire da tale idea fonda l’oggettività della conoscenza e dell’etica, ponendo un nuovo punto di partenza per la metafisica e la teologia. Così è l’Essere che, in quanto “essere ideale” fonda e origina la conoscenza oggettiva, in quanto “essere reale” è fondamento e principio della realtà e come “essere morale” è principio e norma della ragione e della volontà.
Da parte sua, John Henry Newman, l’iniziatore e il rappresentante più eminente del movimento di Oxford, sente d’esser chiamato a un compito peculiare: la riforma della Chiesa anglicana. In concreto ciò comporta riscattarne la sottomissione allo Stato, affrancarla dall’apostasia nazionale e salvaguardarla dal dilagante razionalismo. La verità rappresenta l’aspirazione suprema della sua vita e, con forza, egli lo attesta a tutti gli uomini di retto sentire; proprio qui sta la grandezza della sua vicenda personale. Con i suoi studi e le sue ricerche, si impegna a mostrare che tra fede e ragione non si dà contrasto e che credere non vuol dire sacrificare le prerogative della ragione e i diritti della coscienza. La coscienza – non oracolo ma organo capace di verità – non può, in nessuna maniera, per Newman, decadere a mera soggettività, piuttosto ne rappresenta il superamento, nell’incontro tra l’intimo dell’uomo e la verità che proviene da Dio.
In Antonio Rosmini e John Henry Newman si dà, in tal modo, una fondamentale riscoperta e valorizzazione del soggetto che lungo la storia, almeno in parte, era venuta meno; forse si deve risalire fino a sant’Agostino per ritrovare, nel pensiero cattolico, attenzione e analisi veramente perspicue nei confronti del soggetto; ma tale valorizzazione non si pone sul versante de lla filosofia soggettivistica – propria della modernità – ma lungo il solco tracciato dal grande vescovo d’Ippona.