(Avvenire) «Dalla stessa Eucaristia non può nascere divisione»

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Avvenire 25-5-2003


MESSA TRIDENTINA


Il cardinale Castrillon Hoyos alla liturgia con i tradizionalisti:uguale diritto per tutte le tradizioni legittimamente riconosciute


Da Roma Mimmo Muolo


I paramenti di una volta, il suono delle melodie gregoriane, l’uso della lingua latina per le preghiere e le orazioni. Per un pomeriggio, nella basilica di Santa Maria Maggiore è tornata la liturgia secondo il messale di San Pio V, quella che per secoli, prima della riforma conciliare, aveva costituito il rito ufficiale della Chiesa Romana.

Ma non si è trattato di un salto nel passato, né tanto meno di una operazione nostalgica. È stato, infatti, proprio il Papa – come ricorda la lettera del cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano, di cui parliamo a parte – ad autorizzare la celebrazione eucaristica, richiesta da un gruppo di fedeli con la duplice intenzione di manifestare la loro comunione con il Successore di Pietro e di innalzare per Lui, nel 25° di Pontificato, una preghiera a Maria nell’ambito dell’anno del Rosario. E per rafforzare il segnale di riconoscenza, Giovanni Paolo II ha incaricato di presiedere l’eucaristia il cardinale Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero e presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, che fu istituita nel 1988 allo scopo di facilitare la piena comunione di quanti (sacerdoti, religiosi e laici) erano legati alla comunità di San Pio X, fondata dal vescovo scismatico Marcel Lefèbvre. Così, già intorno alle 15,00 di ieri, prima per il Rosario, poi per la Messa, la grande basilica patriarcale dove, tra l’altro, riposa san Pio V, si è riempita di quasi 2mila fedeli, giunti da diverse parti del mondo, i quali, pur riconoscendo la legittimità del rito romano rinnovato secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, rimangono legati alla precedente liturgia. «Il rito cosiddetto di san Pio V – ha detto durante l’omelia il cardinale Castrillon Hoyos – non si può considerare come estinto». Tanto è vero che lo stesso decreto conciliare Sacrosanctum Concilium, quello con cui è stata introdotta nella Chiesa Cattolica la riforma liturgica, invita a considerare, ha ricordato il porporato, «con uguale diri tto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti». Per questo, ha proseguito, «l’antico rito romano conserva nella Chiesa, il suo diritto di cittadinanza nella multiformità dei riti cattolici, sia latini che orientali. Ciò che unisce la diversità di questi riti – ha spiegato ancora il presidente della Commissione Ecclesia Dei – è la stessa fede nel mistero eucaristico, la cui professione ha sempre assicurato l’unità della Chiesa, Santa ed Apostolica». Molto frequenti sono stati nell’omelia del cardinale i riferimenti al Concilio Vaticano II e alla necessità per tutti i fedeli di rimanere in comunione con il Papa e con i legittimi pastori. Due note che danno ulteriore corpo alla sensazione che non si è trattato di una operazione nostalgia. Anzi, ha sottolineato il porporato, «siamo grati al Santo Padre, per la squisita e paterna comprensione che egli dimostra verso coloro che desiderano mantenere viva, nella Chiesa, la ricchezza rappresentata da questa veneranda forma liturgica».
La celebrazione si è svolta in un clima di raccoglimento spirituale. Il celebrante non volgeva, però le spalle ai fedeli, poiché a Santa Maria Maggiore è la porta ad essere orientata verso est. E quindi in quella direzione, come prescrive il rito, guardava il cardinale Castrillon Hoyos. Alla Messa, organizzata da Una Vox, secondo i promotori, avrebbero preso parte anche alcuni fedeli lefebvriani, che «guardano con grande interesse a questa iniziativa». In prima fila, hanno presenziato i cardinali Jorge Arturo Medina Estévez, Bernard Francis Law, William Wakefield Baum, Alfonso Maria Stickler e diversi vescovi, tra i quali monsignor Julián Herranz. Tra i fedeli è stata notata la presenza del deputato leghista, Mario Borghezio.