(Avvenire) Cina: Come ti normalizzo la Chiesa

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IL GRANDE INGANNO


Tre documenti rilanciano il progetto di creare una
struttura indipendente dalla Santa Sede, controllata
in ogni aspetto dall’Associazione patriottica,
vicina al governo socialista.

Tre nuovi documenti che formalizzano uno strettissimo
controllo della Chiesa cattolica in Cina, già messi
in opera a Pechino e nell’Hebei – la regione a
maggiore densità di cattolici – stanno per essere
applicati in tutto il Paese.

Approvati alla fine di marzo, in piena epidemia Sars,
prevedono regole che rischiano di soffocare e
snaturare la vita dei cattolici, causando danni che
– mutatis mutandis – potrebbero essere più gravi di
quelli provocati dalla polmomite atipica.

Il «virus» in questo caso è l’antico sogno di creare
una Chiesa «indipendente» da Roma, controllata in
ogni minimo aspetto dall’Associazione patriottica dei
cattolici cinesi (Apcc).

Ye Xiaowen, direttore dell’Ufficio di Stato per gli
Affari religiosi, ha salutato il varo delle nuove
regole come una mossa per «colmare un vuoto» nella
gestione «democratica» della Chiesa, applicando i
principi di «indipendenza, autonomia e autogestione».

Come recitano i rispettivi titoli, i tre documenti
trattano il «Metodo di conduzione per le diocesi
cattoliche in Cina», i «Regolamenti per il lavoro
dell’Associazione Patriottica dei Cattolici», il
«Metodo di lavoro dell’Assemblea unitaria dell’Apcc
e della Conferenza episcopale cattolica cinese
(Cecc)».

Il primo è quello che si caratterizza maggiormente in
senso pastorale.
Spiega come far subentrare i vescovi coadiutori o
ausiliari quando l’ordinario di una diocesi è troppo
anziano – fenomeno ormai molto frequente in Cina,
dove l’età media dei vescovi è di 79 anni -,
stabilisce l’uso e la registrazione delle proprietà
diocesane; esorta i sacerdoti a povertà, castità e
obbedienza.
Pur citando qua e là la Bibbia, il documento precisa
che il vescovo è «assistito» da un gruppo di persone
scelte dalla Conferenza dei rappresentanti cattolici;
che i vescovi debbono consultare l’Apcc e il governo
nelle nomine dei parroci; che le finanze devono essere
gestite da un comitato composto per metà da esponenti
dell’Apcc.

L’ingerenza di quest’ultima nella vita della Chiesa è
ancora più evidente nel documento dei «Regolamenti per
il lavoro dell’Acpp».
In esso si afferma che il fine dell’associazione è la
leadership del Partito comunista cinese, e poi «l’amore
alla nazione» e «alla Chiesa».
Su 37 articoli, solo il ventiduesimo è dedicato alla
fede e a «un fervente amore al Signore» indicati come
caratteristiche dei membri.
Per il resto, dall’inizio alla fine si tratteggia il
lavoro dell’organismo come «incoraggiamento e guida»
– cioè controllo e indottrinamento – di sacerdoti e
cattolici, seminari e conventi, mezzi di comunicazione
e finanze, viaggi all’estero e rapporti con personalità
straniere.
L’associazione è chiamata ad attuare nella Chiesa la
politica religiosa del governo cinese, promuovendo
«indipendenza, autonomia e autogestione» soprattutto in
due campi: nella elezione di vescovi indipendenti (da
Roma) e nel «convertire» i cattolici clandestini che
rifiutano di sottomettersi alla politica religiosa
cinese.

Per rafforzare «indipendenza e autonomia», si è varato
anche il terzo documento, il «Metodo di lavoro per
l’Assemblea unitaria».
Questo organismo, che si riunisce di norma ogni sei
mesi ma può radunarsi anche in situazioni di emergenza,
è costituito dai vertici dell’Apcc e dai vertici
episcopali.
Fra essi vi sono il vescovo patriottico di Pechino,
Michele Fu Tieshan; il presidente della Cecc, il
patriottico Giuseppe Liu Yuanren; il segretario generale
dell’Apcc, il laico Antonio Liu Bainain.
L’Assemblea ha come scopo la gestione globale della
Chiesa e l’attuazione delle scelte compiute ogni sei anni
dalla Conferenza Nazionale dei Rappresentanti Cattolici,
un gruppo di vescovi e laici in cui i laici sono in
maggioranza e vengono scelti dall’Apcc.
La Conferenza e l’Assemblea trattano non solo
dell’organizzazione, ma anche di teologia, liturgia e
sacramenti della Chiesa, fra cui le ordinazioni dei
vescovi.
In questo modo la vita e il cuore stesso della Chiesa
sono sottomessi alle decisioni politiche e a un metodo
«democratico» che rischia di distruggere la dimensione
apostolica e sacramentale della fede cattolica, col
rischio di ridurre la Chiesa di Cina al rango di una
setta o di una chiesa autocefala, sottomessa
all’imperatore di turno.

I nuovi regolamenti formalizzano una pratica che l’Apcc
sta attuando da decenni, ma senza successo.
In tutti questi anni, fra persecuzioni e controlli,
vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici in Cina hanno dato
una sempre maggiore testimonianza di amore e unità al
Papa e fra di loro.

A tutt’oggi Chiesa ufficiale e Chiesa sotterranea sono
sempre più unite e collaborano fra loro.
Lo smacco subito da governo e Apcc in questi quarant’anni
di politica religiosa spiega l’accanimento presente.

È probabile che al varo di questi nuovi regolamenti
– inaccettabili per dei cattolici – faccia seguito
un’ondata di nuove persecuzioni, con i cristiani accusati
di non essere veri paladini della libertà della Chiesa,
ma elementi «sovversivi» e «asociali».


Bernardo Cervellera
(C) Avvenire, Mercoledi 28 maggio 2003