(Avvenire) Chi non vuole Pio XII sugli altari

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«Dai documenti nulla di nuovo, ma c’è chi non perdona a Pio XII di aver fermato il comunismo». Parla lo storico padre Blet

Ebrei, caso pilotato?


«Alla fine agli orfani battezzati in Francia non si applicò il diritto canonico perché, vista la sorte dei genitori, sarebbe parso di approfittare di un dramma»


Di Marco Roncalli


«Leggete padre Blet», disse una volta Giovanni Paolo II ai giornalisti che lo incalzavano su Pio XII e gli ebrei. Innanzi alle polemiche innescate dal problema della non restituzione di bambini ebrei battezzati alle loro famiglie, abbiamo chiesto un parere a questo anziano gesuita, storico, professore alla Gregoriana, coautore – tra l’altro – della raccolta Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la Seconde Guerre mondiale (12 voll., Libreria Editrice Vaticana 1965-1982) e autore di Pio XII e la seconda guerra mondiale (San Paolo 1999).
Allora, padre Blet, ci aiuta a interpretare i nuovi documenti?
«Per la verità non ho letto tutti gli articoli di questi giorni, anche se mi pare non ci sia nulla di nuovo sostanzialmente…».
Ma il testo del Sant’Uffizio sul divieto di restituire i bambini ebrei battezzati ai genitori…
«Era la prassi, una legislazione che Pio XII si era trovata e doveva applicare. Per il diritto canonico vigente in quel periodo, chi aveva ricevuto il battesimo doveva avere un’educazione cattolica».
Già. Ma tra il dettato inflessibile e l’amore della propria famiglia, il legame del sangue…
«Detto così, anche la prevalenza del legame di sangue può essere razzismo».
Padre, parliamo di orfani che avevano perso i genitori in campo di concentramento, battezzati magari a loro insaputa.
«È un problema complesso e bisogna ricordare che le cose sono andate in un certo modo soprattutto in Francia, meno in Italia dove ci furono falsi battesimi proprio per aiutare i piccoli ebrei poi tornati in famiglia. Ma le disposizioni dei vescovi francesi per quanti accoglievano piccoli israeliti erano di non battezzarli».
Però ci sono stati casi come quello dei piccoli Finaly, battezzati e nascosti pur di evitare la restituzione; che poi peraltro ci fu, forse perché sui diritti religiosi prevalsero quelli civili.
«Quel caso me lo ricordo: ero a Parigi, preparavo la mia tesi di laurea alla Sorbona. I genitori erano morti, i bambini avevano già un’altra famigli a, la loro famiglia era chi li aveva accolti».
No. I familiari erano all’estero e c’era una zia che li reclamava.
«Li reclamò e li ottenne. I bambini furono restituiti. Passarono poi in Israele».
Pensa che il nunzio Roncalli giocò un ruolo in quel caso? Pensa che disattese gli ordini?
«Non conosco i documenti. Ma mi è difficile però pensare ad un nunzio – come lui era – che trasgredisse. I nunzi sono esecutori, e Roncalli era fiero di essere l’occhio, l’orecchio, la bocca, la mano di Pio XII in Francia».
Secondo lei come si superò la questione del battesimo?
«Credo che alla fine prevalsero questioni per così dire di ordine pubblico. La situazione era grave. Ci fu una mediazione tra il cardinale Gerlier e il rabbino Kaplan e non si applicò il diritto canonico perché, considerata la sorte dei genitori, sarebbe sembrato approfittare di un dramma. Ma non furono molti i casi del genere».
Occorrerebbe approfondirli, alla luce di quanto si sta dibattendo.
«Non credo che le polemiche di questi giorni abbiano gran valore, sono attizzate con un fine preciso».
Cioè?
«Nascono e vengono pilotate perché non si vuole la beatificazione di Pio XII. Si amplificano per fermarla».
È vero che il relatore della causa ha concluso il suo lavoro e il dossier è ora al vaglio degli storici prima di passare alla commissione dei teologi?
«Non dico nulla se non che la causa lentamente avanza. E guarda caso, proprio mentre uno come John Cornwell rivede le sue posizioni giudicandole squilibrate, ecco nuove polemiche…».
Ma chi ha interesse a pilotarle?
«Non certo gli ebrei, che sono intelligenti e in moltissimi considerano queste storie risolte».
Risolte? Ma il presidente delle comunità italiane Luzzato non ha escluso che «vi saranno problemi nei rapporti con gli ebrei»…
«Non so. So che in tutto il mondo molti ebrei fin dalla prima ora hanno ringraziato Pio XII per il suo operato. Anche grandi rabbini. Di ieri , come Isaac Herzog. Di oggi, come David Dalin. Lo ripeto: non sono gli ebrei a non volere la beatificazione di Pio XII. Sono quelli che non gli hanno mai perdonato di aver fermato il comunismo. Non era ebreo nemmeno Rolf Hochhuth, l’autore del Vicario, all’origine di tante infamie contro Pacelli».


Avvenire 2-1-2005