(Avvenire) Chavez, il Groucho Marx venezuelano

Socialismo

L
REFERENDUM COSTITUZIONALE IN VENEZUELA

Perché vinca davvero il popolo deve perdere Chavez

VITTORIO E. PARSI

Avvenire 2-12-2007
Più che l’ultimo epigono di Carlo Marx, Hugo Chavez sembra un riuscito personaggio di Groucho Marx: uno di quei surreali
caudillos sudamericani, dalla
favella tanto straripante quanto strampalata, che negli anni Trenta del
secolo scorso rappresentavano la maniera stereotipata con la quale
Hollywood, anche quella ironica e leggera dei fratelli Marx, guardava
alla classe politica del subcontinente. La credibilità di Chavez come
leader rivoluzionario sta alla pari della sua gloria militare, quella
di un panciuto ex colonnello golpista, che non ha mai combattuto una
sola battaglia per il suo Paese. Condizione comune, questa, ai tanti
jefes supremos
che negli anni hanno governato ora qui ora là in America Latina, con
maggiore o minore crudeltà e idiozia: certo è che, guardando Chavez,
vien da pensare che, se non altro, Peron era un uomo elegante. Eppure,
il ‘leader bolivariano’ non scherza per nulla e persegue con estrema
serietà, senza alcun timore del senso del ridicolo, il suo percorso che
lo dovrebbe trasformare in presidente a vita del Venezuela. Qualora
dovesse riuscire a vincerlo, il referendum costituzionale che ha
indetto per oggi gli consegnerà il Paese praticamente per sempre. La
vittoria bolivariana non è per nulla improbabile, considerata
l’assoluta sproporzione di mezzi e libertà di espressione tra i
sostenitori di Chavez e i suoi oppositori. Se tutto andrà secondo i
piani, da domani Hugo Chavez potrà governare libero da qualunque
preoccupazione: la legge sarà sempre dalla sua parte, come e più di
prima. Il populismo è una malapianta che fin dalle origini infesta la
politica latino-americana. Non è certo una sua esclusiva e, a ben
guardare, anche democrazie più solide e sperimentate di quella
venezuelana non sono esenti da questa sindrome. Per più di un aspetto,
le democrazie di massa sono tutte, e oggi più di ieri, esposte al
rischio della deriva populista. Sono le Costituzioni rigide,
l’indipendenza della
magistratura e un sistema pluralista dell’informazione le condizioni
minime che consentono ai nostri sistemi politici di evitare che gli
eventuali ‘raffreddori populisti’, saltuari o ricorrenti che siano, si
trasformino in polmoniti. Da quando è al potere, Chavez si è mosso per
eliminare sistematicamente tutte queste barriere, peraltro già
piuttosto fragili in Venezuela. Non c’è dubbio che un’azione anche
vigorosa di perequazione sociale fosse necessaria, come lo sarebbe in
altri Paesi, dell’America Latina e non. Ma le modalità con cui il
presidente sta attuando questa politica, i suoi caratteri di aperta e
arrogante illegalità, la natura illiberale e irrispettosa per qualunque
diritto di tutti quelli che non la pensano come lui, la sistematica
criminalizzazione dell’opposizione hanno un effetto talmente negativo
sulla crescita umana che cannibalizza qualunque possibile conseguenza
positiva che si possa riscontrare in termini di riduzione della
disuguaglianza sociale. I poveri e i diseredati vanno nutrirli e vesti,
ma occorre anche insegnare loro a uscire dalla miseria. Almeno questo è
il compito che una politica autenticamente responsabile e popolare
dovrebbe perseguire.

Guardando alle masse che agitano istericamente le gigantografie del
presidente, vien da chiedersi che insegnamento stanno ricevendo: che
quando è il tuo turno puoi finalmente far patire agli altri tutte le
ingiustizie che hai dovuto subire per secoli? Chavez ha dalla sua le
gigantesche riserve petrolifere del Venezuela e un prezzo del greggio
ora intorno ai 100 dollari al barile. Per il suo orizzonte temporale è
un’assicurazione sufficiente. Ma un giorno tutto questo finirà, la
‘manna nera’ non sgorgherà più così copiosa e a così alto prezzo. E
allora che cosa resterà ai venezuelani? È avvilente veder sprecare, per
l’ambizione e la sete di potere di un uomo solo, tante risorse e
un’opportunità di riscatto sociale così irripetibile. Per questo si
deve sperare che oggi Chavez perda: perché possa cominciare a vincere
il popolo venezuelano.