(Avvenire) 3° Seminario storico domenicano sull’Inquisizione

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I domenicani da domani fanno luce storica su un’istituzione tra le più discusse nella storia della Chiesa. Parla padre Bernal Palacios


L’inquisitore senza veli


Un riesame senza preclusioni ideologiche in vista della «purificazione della memoria» ma senza accreditare la «leggenda nera» Scoprendo per esempio che san Domenico non fu affatto il primo «Torquemada»


Di Gian Maria Vian

L’eredità preziosa della «purificazione della memoria» ha bisogno di storia. Questo riesame penitenziale del passato – tradizionale nella Chiesa, ripreso da Paolo VI e nell’ultimo decennio di Giovanni Paolo II – deve infatti essere basato su ricerche rigorose che permettano di conoscere vicende che sono comuni non soltanto ai cattolici e ai cristiani, perché fanno parte della storia e dell’identità collettiva dell’Occidente. Al di là dell’enfasi e di strumentalizzazioni mediatiche che si accontentano di effimeri clamori. Esemplare in questo senso è invece quanto sta facendo da 8 anni l’ordine dei domenicani, che nei fatti sono stati identificati con l’Inquisizione, una delle istituzioni più discusse e controverse della storia. Fu infatti nel 1998 che il capitolo generale – la più alta istanza dell’ordine, riunita quell’anno a Bologna – incaricò l’Istituto Storico Domenicano di affrontare lo studio del ruolo esercitato dai religiosi nella storia dell’Inquisizione. E proprio da un anno presiedeva l’importante organismo l’uomo più adatto a rispondere all’invito dei suoi confratelli, lo spagnolo Arturo Bernal Palacios. Nato in quell’Aragona dove nel Trecento fu inquisitore Nicolás Eimeric (reso famoso da una serie di fortunati gialli italiani), lo studioso domenicano è infatti uno storico del diritto canonico che si è formato con i migliori specialisti contemporanei – a Strasburgo con Jean Gaudemet e a Berkeley con Stephan Kuttner – e ha insegnato in Spagna, Stati Uniti e Germania, prima di approdare a Roma per dirigere l’istituto che scrive la storia del suo ordine (e per classificare i manoscritti giuridici medievali della Biblioteca Vaticana). Bernal Palacios, ricercatore rigoroso quanto persona affabile e paziente, si mise subito al lavoro. Così, mentre procedevano le iniziative della Santa Sede – dal simposio vaticano del 1998 all’atto penitenziale celebrato da Giovanni Paolo II nel 2000 e accompagnato dall’importante documento della Commissione teologica internazionale intitolato «Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato» – il domenicano aragonese diede un impulso decisivo per rispondere all’incarico del capitolo dell’ordine, ricorrendo senza alcuna preclusione ai competenti della difficile materia. E i frutti sono presto arrivati: dei 4 seminari internazionali previsti dagli storici dell’ordine di san Domenico due si sono già tenuti (nel 2002 a Roma e nel 2004 a Siviglia), il terzo si apre domani a Roma e il quarto è già annunciato per il 2008, mentre l’Istituto Storico Domenicano ha già pubblicato gli atti – oltre 800 pagine – del primo, sull’Inquisizione medievale (Praedicatores, Inquisitores, I), e sta preparando quelli del secondo (che saranno altrettanto voluminosi) sull’Inquisizione in Spagna, Portogallo e America. L’assenza di preclusioni ideologiche e la possibilità di discutere caratterizzano un’iniziativa storica di livello davvero alto, che alla fine avrà ricostruito in parte le vicende dei domenicani che agirono nell’Inquisizione, in periodi e Paesi diversi. Il risultato non sarà tuttavia una storia generale dell’Inquisizione – fa notare Bernal Palacios – perché questa è molto complessa e in alcuni luoghi i domenicani non vi intervennero. Assenti risulteranno l’Austria e i Paesi balcanici (dov’erano i francescani) e poco vi sarà anche a proposito del Portogallo, dove protagonisti dell’Inquisizione furono i gesuiti. I risultati finora acquisiti sono molto importanti, anche se non permettono conclusioni semplicistiche: nonostante lo sforzo di una cinquantina di specialisti per precisare quelli che il Vaticano II ha definito metodi indegni del Vangelo – recitano infatti le conclusioni del primo seminario -, moltissimo lavoro sarà ancora necessario per «chiarire quello che è non soltanto un oscuro ma anche un complicato capitolo di storia». La storia, insomma, non si lascia proprio ingabbiare in schemi rigidi, e tanto meno semplificare in versioni leggendarie, nere o rosa che siano. E tuttavia dal chiaroscuro della storia emergono molte novità: per esempio che san Domenico non fu il primo inquisitore e che non è possibile identificare l’ordine da lui fondato con l’Inquisizione. Anche se, bisogna aggiungere, furono proprio i domenicani, già nel Trecento, ad accreditare queste due immagini, entrate nell’arte, nella letteratura e rimaste persino nell’immaginario collettivo contemporaneo: basti pensare al cinema. E ancora, se indubbiamente i domenicani furono protagonisti intellettuali di prim’ordine anche nell’Inquisizione, non mancò una «banalità del male» nell’assenza di preparazione di altri inquisitori. Così come molte opposizioni del tempo furono opposizioni ad abusi ed eccessi. L’aspetto culturale e intellettuale dell’Inquisizione è poi uno dei temi nuovi affrontati per il medioevo – e Bernal Palacios ricorda in proposito un recente importante studio di Christine Ellen Caldwell sugli inquisitori domenicani come «dottori delle anime» – ma anche nel seminario di Siviglia dedicato alla penisola iberica e all’America e che tornerà in questa settimana a proposito dell’Inquisizione romana sul ruolo dell’organismo nei dibattiti teologici. E non mancheranno sorprese sul ruolo dei domenicani: inquisitori, ma anche inquisiti. «Vale la pena studiare queste vicende – ripete lo storico domenicano -. È il nostro passato, ed è molto meglio conoscerlo bene piuttosto che ignorarlo».


Avvenire 14-2-2006