(Avvenire) 22 e 23 settembre su rai uno alle 21: La vita di don Bosco

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I GRANDI FILM TIVU’
Stasera e domani in onda in prima serata su Raiuno il film sulla vita di don Bosco. Il direttore di Raiuno Del Noce: «Ha tutte le qualità per essere un successo»

«Venite a scoprire il santo dei ragazzi»


Il protagonista Insinna: «La vita di don Bosco mi ha folgorato». Bernabei: «Aveva già capito che serve l’amore per far diventare i giovani persone responsabili»


Di Tiziana Lupi


Racconta Flavio Insinna che, prima di accettare il ruolo di Don Bosco (nella miniserie, prodotta dalla Lux Vide, che Raiuno manderà in onda stasera e domani in prima serata) ha fatto una capatina nella chiesa del Sacro Cuore, nei pressi della Stazione Termini, a Roma: «A pregare? Sì, anche. Ma, soprattutto, a chiedere aiuto a Don Bosco. Ho pensato: se lui è riuscito, senza avere neanche una lira, a costruire questa chiesa e a fare tutto quello che ha fatto, forse riuscirò anch’io ad essere all’altezza di interpretare un personaggio grande come lui».
L’emozione dell’attore era più evidente nella conferenza stampa di presentazione, che si è svolta ieri mattina. «Don Bosco è arrivato tardi nella mia vita, a quasi quarant’anni. Ma ora non se ne andrà facilmente» ammette Insinna. E spiega: «Prima di vestire i panni di Don Bosco, di lui sapevo più o meno quello che sanno tutti. Quando mi hanno offerto questo ruolo, a me, cattolico, sono tremati i polsi. Poi ho letto tutto quello che potevo su di lui e ho provato a farlo passare dal cuore, buttando via tutto quello che non sarebbe servito al “mio” Don Bosco». Ma ancora non bastava: «La prima cosa che ho chiesto al regista Lodovico Gasparini è stata: “Dimmi i difetti di Don Bosco”. Sappiamo che lui aiutava i bambini, che aveva avuto premonizioni e, persino, che aveva materializzato il pane nelle ceste. Quando è entrato per le prime volte nel carcere minorile, lo hanno preso a calci e gli hanno sputato. Un altro, al suo posto, se ne sarebbe andato. Lui, invece, è rimasto e ha insegnato ai ragazzi che potevano ancora divertirsi. Con un personaggio così bisognava evitare il rischio di farne un santino e considerare anche l’uomo che c’era dietro al Santo».
La miniserie Don Bosco, interpretata anche da Lina Sastri (Margherita Bosco), Arnaldo Ninchi (Pio IX) e Alessandra Martines (Marchesa Barolo), ripercorre tutte le fasi salienti della vita di Giovanni Bosco, nato il 15 agosto 1815, morto il 31 gennaio 188 8 e dichiarato Santo nel 1934: dalle umili origini alla scelta del sacerdozio; dall’impatto con la realtà senza speranza dei ragazzi affamati e sbandati alla decisione di prodigarsi con tutte le forze per aiutarli; dalla creazione del primo Oratorio alla realizzazione della casa madre della congregazione religiosa dei Salesiani; dalle accuse di sovversione e dei contrasti con l’aristocrazia e con una parte della Chiesa al benevolo interessamento di Pio IX. Il tutto, senza tralasciare uno sguardo al periodo storico in cui visse Don Bosco, quell’Ottocento travagliato da lotte politiche, progresso tecnologico e rivoluzioni culturali.
Per il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce «il successo delle fiction religiose dimostra che esse rappresentano il pubblico di Raiuno, proponendo quei valori sociali in cui si riconosce gran parte della società italiana». Per questo, al di là delle polemiche che, negli ultimi giorni, hanno movimentato gli addetti ai lavori della fiction (ultima, in ordine di tempo, quella per la collocazione della miniserie su Santa Rita con cui Canale 5 ha deciso di contrastare Un medico in famiglia), Del Noce non esita ad affermare che «ci sono tutte le condizioni per un buon successo di critica e di pubblico per Don Bosco». Come, sicuramente, si augurano i Salesiani che, come riferisce l’amministratore delegato della Lux Matilde Bernabei, «hanno collaborato con noi sin dall’inizio e ai quali il film è piaciuto moltissimo. Qualche licenza narrativa ce la siamo presa, ma loro hanno capito che l’essenza del film era Don Bosco. Lui è stato l’inventore della pedagogia moderna: ha insegnato che i ragazzi vanno amati per farli diventare persone responsabili».


Avvenire 22-9-2004