Attacco a Ratzinger

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Paolo Rodari e Andrea Tornielli, \"\"Attacco a Ratzinger, Edizioni Piemme agosto 2010, Pagine 322, ISBN 978-88-566-1583-8, Euro 18,00

 


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Ricordo ancora, come fosse oggi, le parole che sentii dire da un cardinale italiano, allora molto potente nella Curia romana, all\’indomani dell\’elezione di Benedetto XVI. "Due-tre anni, durerà solo due-tre anni…". Lo faceva accompagnando le parole con un gesto delle mani, come per minimizzare…

Joseph Ratzinger, il settantottenne Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede appena eletto successore di Giovanni Paolo II doveva essere un Papa di transizione, passare velocemente, ma soprattutto doveva passare senza lasciare troppa traccia di sé…

Certo, un accenno alla durata del pontificato la fece Ratzinger stesso, nella Sistina. Ho impressa nella mente l\’immagine del momento in cui accettò l\’elezione. Disse che sceglieva il nome di Benedetto per ciò che la figura del grande santo patrono d\’Europa aveva significato, ma anche perché l\’ultimo Papa che aveva preso questo nome, Benedetto XVI, non aveva avuto un pontificato molto lungo e si era adoperato per la pace.

Ma un pontificato non lungo, a motivo dell\’età già avanzata, non significa passare senza lasciare traccia. Anche quello di Giovanni XXIII doveva essere – e dal punto di vista meramente cronologico è stato – un pontificato di transizione. Ma quanto ha cambiato la storia della Chiesa…

Ci ho ripensato molte volte: visto che non è passato così velocemente come qualcuno sperava, e visto che il suo pontificato è destinato a lasciare un segno, si sono moltiplicati gli attacchi contro Benedetto XVI.

Attacchi di ogni tipo. Una volta si dice che il Papa si è espresso male, un\’altra volta si parla di errore di comunicazione, un\’altra ancora di un problema di coordinamento tra gli uffici curiali, un\’altra di inadeguatezza di certi collaboratori, un\’altra del concordante tentativo da parte di forze avverse alla Chiesa intenzionate a screditarla. Vuole sapere la mia impressione?

Anche se in realtà il Santo Padre non è solo, anche se attorno a lui ci sono persone fedeli che cercando di aiutarlo, in tante occasioni egli viene lasciato oggettivamente solo. Non c\’è una squadra che lo sostiene adeguatamente, che previene l\’accadere di certi problemi, che riflette su come rispondere in modo efficace. Che cerca di far passare, di espandere l\’autentico suo messaggio, spesso distorto. Così la domanda più frequente è diventata questa: a quando la prossima crisi?Mi sorprende anche il fatto che talvolta queste crisi arrivino dopo decisioni importanti…

 

C\’era, sì, il gravissio caso irlandese. Ma nulla faceva ancora presagire che, come per contagio, la situazione oggettivamente peculiare dell\’Irlanda – che ha messo in luce l\’oggettiva incapacità di diversi vescovi di governare le loro diocesi? e di affrontare i casi di abusi sui minori tenendo presente la necessità di assistere innanzitutto le vittime evitando in ogni modo che le violenze potessero ripetersi – finisse per replicarsi, per lo meno mediaticamente, in altri Paesi. E ha coinvolto la Germania, l\’Austria, la Svizzera, e di nuovo, nelle polemiche, gli Stati Uniti, dove già il problema era emerso, e in maniera piuttosto devastante, all\’inizio di questo millennio.

Solo a scorrere le rassegne stampa internazionali, bisogna ammettere l\’esistenza di un attacco contro Papa Ratzinger. Un attacco dimostrato dal pregiudizio negativo pronto a scattare su qualsiasi cosa il Pontefice dica o faccia. Pronto a enfatizzare certi particolari, pronto a creare dei «casi» internazionali. Questo attacco concentrico ha origine fuori, ma spesso anche dentro la Chiesa. Ed è (inconsapevolmente) aiutato dalla reazione a volte scarsa, di chi attorno al Papa potrebbe fare di più per prevenire le crisi o per gestirle in modo efficace.

È purtroppo (inconsapevolmente) aiutato dalla mancanza di una regia e di una strategia comunicativa, come si è visto nel corso di quella che nelle prossime pagine abbiamo definito «la settimana nera», con gli incidenti di percorso rappresentati dall\’omelia del Venerdì santo 2010 pronunciata da padre Raniero Cantalamessa, dalle parole del cardinale Angelo Sodano il giorno di Pasqua, dalle dichiarazioni del Segretario di Stato Tarcisio Bertone rilasciate durante il suo lungo viaggio pastorale in Cile.

 


 

Questo libro non intende presentare una tesi precostituita. Non intende accreditare in partenza l\’ipotesi del complotto ideato da qualche «cupola» o spectre, neanche quella del «complotto mediatico», divenuto spesso il comodo lasciapassare dietro al quale alcuni collaboratori del Pontefice si trincerano per giustificare ritardi e inefficienze. È però innegabile che Ratzinger sia stato e sia sotto attacco.

Le critiche e le polemiche suscitate dal discorso di Regensburg; il caso clamoroso delle dimissioni del neo- arcivescovo di Varsavia Wielgus a causa di una sua vecchia collaborazione con i servizi segreti del regime comunista polacco; le polemiche per la pubblicazione del Motu proprio Summorum Pontificum; il caso della revoca della scomunica ai vescovilefebvriani, che ha coinciso con la tramissione in video dell\’intervista negazionista sulle camere a gas rilasciata a una Tv svedese da uno di loro; la crisi diplomatica per le parole papali sul preservativo durante il primo giorno del viaggio in Africa; il dilagare dello scandano degli abusi sui minori, che non accenna ancora a placarsi e rischia di stendere un\’ombra sugli ultimi anni del pontificato wojtyliano.

Di bufera in bufera, di polemica in polemica, l\’effetto è stato quello di «anestetizzare» il messaggio di Benedetto XVI, schiacciandolo sul cliché del Papa retrogrado, depotenziandone la portata. E soprattutto dimenticando slanci e aperture dimostrati da Ratzinger in questi primi cinque anni di pontificato su grandi temi quali la povertà, la salvaguardia del creato, la globalizzazione. Ma questo attacco non ha mai avuto un\’unica regia. Ha avuto, piuttosto, un\’assenza di regia.

Anche se non si può escludere che in più occasioni, pure nel corso della crisi per gli scandali per la pedofilia del clero, si sia verificata un\’alleanza tra ambienti diversi ai quali può far comodo ridurre al silenzio la voce della Chiesa, sminuendo la sua autorità morale e il suo essere fenomeno popolare, magari con la segreta speranza che nel giro di una decina essa finisca per contare sulla scena internazionale quanto una qualsiasi setta.

 

Paolo Rodari
Andrea Tornielli
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Abbiamo cercato di documentare ciò che è avvenuto, abbiamo fatto parlare i protagonisti e gli osservatori più qualificati, abbiamo raccolto documenti e testimonianze inedite che aiutano a ricostruire quanto accaduto nei sacri palazzi, e più in generale nella Chiesa, durante le crisi di questi primi cinque anni di pontificato. Un pontificato che si era aperto, dopo il conclave lampo durato lo spazio di un giorno, con le parole pronunciate da Papa Ratzinger nel giorno della messa inaugurale, il 24 aprile 2005: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi». Quasi presentisse che l\’avrebbe aspettato un insidioso percorso ad ostacoli.


Mi sto ad esempio chiedendo che cosa accadrà ora che Benedetto XVI ha coraggiosamente proclamato l\’eroicità delle virtù di Pio XII insieme a quelle di Giovanni Paolo II».Quando questa confidenza venne fatta a uno di noi, alla vigilia di Natale del 2009, da un autorevole porporato che lavora da molti anni nei sacri palazzi, il grande scandalodegli abusi sui minori perpetrati dal clero cattolico non era ancora esploso in tutta la sua portata.