(AsiaNews) Oggi 23 luglio giornata di preghiera per il Libano

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20 Luglio 2006 VATICANO – LIBANO


Papa: domenica giornata di preghiera per il Libano


Benedetto XVI chiede un immediato cessate il fuoco, l’apertura di corridoi umanitari per soccorrere le popolazioni, l’inizio di negoziati  “ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI ha indetto una giornata di preghiera per il Libano, da celebrare domenica prossima, 23 luglio. Al tempo stesso il Papa chiede un immediato cessate il fuoco, l’apertura di corridoi umanitari per soccorrere “tutte” le popolazioni, l’inizio di negoziati  “ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione” e afferma il diritto del Libano a vedere rispettata la sua integrità e sovranità, di Israele a vivere sicuro e in pace e dei palestinesi ad avere un loro Stato.


Per la terza volta nel giro di pochi giorni, Benedetto XVI torna così a levare la sua voce in difesa del Libano, chiedendo ai fedeli di chiedere a Dio il dono della pace, ma al tempo stesso avanzando precise richieste per l’immediato soccorso della popolazione ed indicando chiaramente il pensiero della Santa Sede sulla situazione mediorientale.


E’ quanto emerge da una dichiarazione diffusa dalla Sala stampa vaticana “di fronte all’aggravarsi della situazione in Medio Oriente” nella quale si esprime la “grande preoccupazione” con la quale Benedetto XVI “segue con grande preoccupazione le sorti di tutte le popolazioni interessate”.


In primo luogo, il Papa “indice per domenica prossima, 23 luglio, una speciale giornata di preghiera e di penitenza, invitando i Pastori ed i fedeli di tutte le Chiese particolari come tutti i credenti del mondo ad implorare da Dio il dono prezioso della pace”.


In particolare, Benedetto XVI “auspica che la preghiera si elevi al Signore, perché cessi immediatamente il fuoco tra le parti, si instaurino subito corridoi umanitari per poter portare aiuto alle popolazioni sofferenti e si inizino poi negoziati ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione”, come egli stesso ha già indicato nell’Angelus di domenica scorsa. “In realtà – afferma la dichiarazione – i Libanesi hanno diritto di vedere rispettata l’integrità e la sovranità del loro Paese, gli Israeliani hanno diritto a vivere in pace nel loro Stato ed i Palestinesi hanno diritto ad avere una loro Patria libera e sovrana”.


“In questo doloroso momento, Sua Santità rivolge pure un appello alle organizzazioni caritative, perché aiutino tutte le popolazioni colpite da questo spietato conflitto”.


Già all’inizio del conflitto, il 14 luglio, il Papa aveva invitato alla preghiera “soprattutto perché tutti cessino le violenze”, aveva detto a Les Combes, in Valle d’Aosta, dove sta trascorrendo un periodo di riposo. Poco prima, incontrando le carmelitane di un vicino convento, le aveva ringraziate per le loro preghiere per l’umanità che “soffre molto nella Terra Santa, soffre in Libano e in altri posti nel mondo”. Pregate “anche per i terroristi”, aveva aggiunto, “perché non sanno che fanno del male non solo al prossimo, ma anzitutto a se stessi”. Due giorni dopo, dopo l’Angelus di domenica 16, aveva affermato che all’origine delle “spietate contrapposizioni” in Medio Oriente ci sono “oggettive violazioni del diritto e della giustizia”, ma “né gli atti terroristici né le rappresaglie possono giustificarsi”, soprattutto quando a pagarne “le tragiche conseguenze” è la popolazione civile.


Ancora dal Vaticano, il 14 luglio era venuta la “deplorazione” del card. Sodano per l’attacco israeliano al Libano, “una nazione libera e sovrana”. “Il diritto alla difesa da parte di uno Stato – aveva aggiunto, parlando alla Radio vaticana – non esime dal rispetto delle norme del diritto internazionale, soprattutto per ciò che riguarda la salvaguardia delle popolazioni civili”. “Appare evidente – aveva concluso – come l’unica via degna della nostra civiltà sia quella del dialogo sincero fra le parti in causa”.