(AsiaNews) La Cina ha paura del Papa

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Guangxi: fermate la Lettera del Papa, anche col lavaggio del cervello

Sessioni politiche obbligatorie per i sacerdoti cattolici, “colpevoli” di aver distribuito e pubblicato la Lettera del Papa ai cattolici cinese. L’Ufficio affari religiosi ordina sequestri e oscuramento di internet, oltre a una campagna per fermare “la penetrazione” del Vaticano fra i fedeli. Un copione simile a quello del ’99.

Roma (AsiaNews) Lavaggio del cervello ai sacerdoti cattolici perché “riconoscano” il loro errore, e cioè aver pubblicato e distribuito la Lettera del Papa ai cattolici cinese: avviene a Nanning, importante città della regione autonoma del Guangxi, (sud ovest della Cina continentale), il cui governo ha lanciato una campagna contro la “penetrazione” del Vaticano nella vita della Chiesa. Intanto nel distretto di Qingxiu, vicino a Nanning, la polizia ha sequestrato e distrutto copie di un bollettino parrocchiale che riportava stralci del documento papale.
Il 30 giugno scorso Benedetto XVI ha reso pubblica una sua Lettera ai cattolici cinesi con a quale li esorta a vivere la missione e la testimonianza cristiana per il bene del loro Paese e a unire sempre più la Chiesa sotterranea e quella ufficiale, chiedendo a tutti di manifestare con più coraggio l’unità con la Santa Sede. Allo stesso tempo, con toni cordiali e di rispetto, il pontefice ha domandato alle autorità cinesi di rispettare la libertà religiosa per i fedeli e nelle nomine dei vescovi.
Alla sua uscita, la reazione del governo di Pechino alla Lettera son state molto blande. Ma, secondo fonti di AsiaNews, la diffusione del documento di Benedetto XVI viene ostacolata in tutti i modi.
Quanto accade nel distretto di Qingxiu è emblematico. Qui l’Ufficio affari religiosi (Uar) della Provincia ha costituito un gruppo di emergenza che comprende ben 12 enti pubblici (dal Fronte Unito fino alle commissioni di quartiere e alla polizia) il cui compito è “studiare il piano per fermare la lettera pastorale”. Un documento ufficiale dell’Uar racconta in modo esemplare quanto avvenuto nella parrocchia di Kanglelu: con il permesso del vescovo, la parrocchia ha pubblicato sul suo bollettino (“Bussola”) stralci della Lettera del papa. Il segretario del Partito comunista e il governo locale, dando “la massima attenzione al caso”, hanno radunato i sacerdoti costringendoli a “un lavoro di pensiero politico” (cioè un lavaggio del cervello) perché “prendano la lezione dall’incidente, continuino a innalzare il vessillo dell’amore alla patria e alla Chiesa, contrastando con fermezza la parola e l’attività del Vaticano”.
La pubblicazione degli stralci della Lettera papale viene giudicata “attività che danneggia il Paese e il popolo”. Per questo sono state sequestrate tutte le copie del bollettino e ordinato la chiusura della tipografia che l’aveva stampato.
Da quando la Lettera è stata pubblicata, il Fronte Unito, l’Uar e l’Associazione Patriottica (Ap) hanno organizzato convegni e seminari in diverse regioni del Paese, radunando sacerdoti, suore e vescovi. A tema vi è la modernizzazione della Chiesa (finanziamenti, ristrutturazioni, seminari,…) ma anche la Lettera del papa. Secondo fonti di AsiaNews in Cina, in alcuni di questi seminari il vice-presidente dell’Ap, Antonio Liu Bainian, ha attaccato con violenza il documento papale giudicandolo un nuovo tentativo di “imperialismo”, di “colonizzazione” della Chiesa in Cina, simile a quanto avvenuto nel passato con le Potenze coloniali. Nella mente di Liu Bainian, l’esigenza di libertà religiosa e di indipendenza nelle nomine dei vescovi coincide con l’esperienza delle “concessioni” straniere, le aree territoriali sottratte al controllo del governo centrale, conquistate con la violenza dalle Potenze occidentali nell’800.
Secondo diplomatici occidentali Liu Bainian giudica la Lettera un “cattivo documento”, “mal tradotto in cinese”, “pericoloso dal punto di vista politico” e per questo ha bloccato ogni diffusione della Lettera, fatto cancellare il testo dai siti cattolici cinesi, oscurato i siti del Vaticano, di AsiaNews e di altri che la riportavano.
La posizione di Liu Bainian, condivisa dall’Uar, non è quella di tutto il governo di Pechino. Fonti di AsiaNews rivelano che all’interno del Ministero degli esteri alcune personalità molto in vista giudicano invece la Lettera “un buon documento, ben tradotto, un lavoro di esperti, capace di aprire una possibilità di dialogo”.
Come reso noto anche da personalità vaticane, fra la Santa Sede e il Ministero cinese degli esteri vi sono segni di apertura e iniziali contatti in vista di un avvicinamento e di possibili rapporti diplomatici. Ma varie personalità ecclesiastiche in Cina e all’estero dubitano della sincerità di questi piccoli passi. Esse ricordano che anche nel ’99, quando si parlava ancora una volta di possibili rapporti diplomatici, è stato rivelato un documento segreto del Partito comunista, del 17 agosto, col quale si decretava che “qualunque sia il futuro delle relazioni sino-vaticane” occorreva ridurre all’obbedienza la Chiesa sotterranea e potenziare il controllo del’Ap sulla Chiesa ufficiale.
Il documento citato dell’Uar di Nanning va sulla stessa linea. Esso chiama a potenziare “la rete” di contatti e il “sistema di controllo” della Chiesa ufficiale; potenziare gli “studi e la formazione permanente dei quadri religiosi” (le sessioni politiche lava-cervelli – ndr); rafforzare la vigilanza “contro la penetrazione” in Cina del Papa e del Vaticano.