(AsiaNews) In Cina per la libertà occorre attendere ancora

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5 Marzo 2004 EDITORIALE
CINA
Cambia la Costituzione su proprietà e diritti umani. Davvero?

di Bernardo Cervellera


AsiaNews

Inizia oggi l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), il parlamento cinese che si riunisce solo una volta all’anno. Nell’agenda vi sono anzitutto la relazione del Primo Ministro Wen Jiabao, seguita dalla relazione economica. Ma quello che tutti attendono sono alcuni importanti cambiamenti costituzionali. La nuova leadership di Hu Jintao istallatasi l’anno scorso, ha già di fatto approvato i cambiamenti che porteranno alla protezione della proprietà privata e dei diritti umani. Su entrambi i fronti vi sono ancora molte resistenze fra gli oltre 3 mila rappresentanti. In molti di loro vi è ancora una profonda mentalità maoista che non accetta tutti i cambiamenti subiti dalla Cina verso un “socialismo con caratteristiche cinesi”. Iscrivere nella costituzione la protezione della proprietà privata significa annullare tutto il percorso svolto dal paese sotto il dominio di Mao Zedong. Molti anche si domandano se lasciare spazio alla proprietà privata e alla libertà non porterà a far crescere un potere alternativo al Partito Comunista. Ormai l’imprenditoria privata contribuisce con oltre il 23% alla crescita economica del Prodotto Interno Lordo e l’efficienza e la ricchezza delle industrie private superano di molto le obsolete e spesso antieconomiche industrie statali. Fra i cambiamenti costituzionali si inserirà anche la “teoria delle tre rappresentanze”, voluta dall’ex presidente Jiang Zemin, secondo cui il Partito deve diventare “rappresentante” anche della classe imprenditoriale”. Ciò dovrebbe facilitare un’alleanza fra potere politico ed economico.


La difesa della proprietà privata è divenuta anche una necessità interna. A causa della crescita economica e della ricchezza conseguente nelle mani dello stato, la Cina ha fatto emergere una classe imprenditoriale statale che in molti casi si nutre di corruzione e usa lo schermo del Partito per requisire terreni, demolire case, senza alcun compenso o indennizzo. Questo avviene nelle città, in preda alla ristrutturazione per le Olimpiadi, sia nelle campagne. Contadini e privati si rivolgono ali tribunali, ma la mancanza di leggi precise e la connivenza fra giudici e  governo locale rendono impotenti le vittime. Almeno 10 persone a cui è stata espropriata hanno tentato il suicidio nei mesi scorsi. Alcuni si sono dati fuoco sulla Piazza Tiananmen o di fronte al Zhongnanhai, la sede della leadership, vicino al Palazzo Imperiale.


Sul fronte dei diritti umani la Cina per molto tempo ha difeso solo i diritti alla sussistenza : mangiare, vestire, abitare. Nel ’99 Jiang Zemin ha firmato le Convenzioni ONU, ma finora non si è cambiata alcuna legge. Al di là delle proclamazioni di principio, sarà da verificare in futuro quanto i diritti umani verranno rispettati nelle leggi. La libertà religiosa o il diritto di assemblea sindacale sono affermati nella costituzione, ma le leggi poi restringono le espressioni a modalità controllate dallo stato: in Cina hanno diritto di esistenza solo i sindacati sotto l’egida governativa e ai fedeli è permesso il culto solo in strutture e con personale registrato dall’Ufficio Affari Religiosi.


All’Assemblea Nazionale del Popolo si discuterà anche dei diritti dei contadini alla proprietà della terra – attualmente la terra è solo “affittata” – e di una nuova regolamentazione delle attività religiose.


Intanto, il controllo della polizia su Piazza Tiananmen e in tutto il paese si è accresciuto come di rito. Da alcuni giorni sono state proibiti raduni nella piazza Tiananmen, vicino alla sede del convengo, che è la Grande Sala del Popolo. Più di 200 attivisti hanno ricevuto minacce dalla polizia e dai loro datori di lavoro: non devono andare per nulla a Pechino e non devono avere contatti con nessuno. Essi volevano protestare contro la distruzione delle loro case a Pechino e a Shanghai. Anche alcuni protestanti che volevano distribuire petizioni per la liberazione di alcuni cristiani prigionieri, sono sotto stretto controllo della polizia. Li Shanna, moglie del leader protestante imprigionato Xu Yonghai, ha ricevuto avvertimenti dal suo capo ufficio a uscire di casa solo per andare al lavoro “finchè dura l’ANP”. Hua Huiqi, un cristiano e attivista per i diritti umani, è forzato a muoversi fuori casa solo dentro una macchina della polizia, circondato da 4 o 5 poliziotti.


Presentando i nuovi emendamenti alla fine del dicembre scorso, la Xinhua ha precisato che le revisioni della costituzione “devono solidificare la leadership del Partito Comunista”. Molti analisti pensano che finché non vi sarà democrazia in Cina, la proprietà privata e i diritti umani rischieranno di essere sottomessi agli interessi del partito e per nulla “rispettati”.