(AsiaNews) I poveri e i deboli vittime dell’odio fanatico

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Funerali di un’altra vittima della blasfemia

AsiaNews 1 Giugno 2004


PAKISTAN

Samuel Masih è stato ucciso dalla guardia carceraria. Era accusato di aver buttato rifiuti contro il muro di una moschea. L’arcivescovo di Lahore: “I poveri e i deboli vittime dell’odio fanatico”.





Lahore (AsiaNews) – Samuel Masih, 32 anni, è stato ucciso in nome della religione dal poliziotto che lo teneva in custodia. Colpito alla testa con una grossa lama per tagliare i mattoni, è stato per alcuni giorni in coma. È morto all’ospedale. Due giorni fa ai suoi funerali, l’arcivescovo di Lahore, mons. Lawrence Saldanha ha ricordato che “il numero delle vittime [a causa della legge sulla blasfemia -] non fa che crescere… Ogni giorno che passa, questa legge fa crescere le ingiustizie contro il popolo pakistano. La pericolosa direzione su cui ci muoviamo mostra che i poveri e i deboli diventano vittime di odio fanatico”. Il vescovo ha spiegato: “Samuel stava svolgendo il suo lavoro, raccogliendo l’immondizia per pulire un giardino. E ha ammucchiato l’immondizia fuori del muro della moschea. Pensava di prenderlo più tardi e bruciarlo. Questo atto è stato considerato una blasfemia”.




Il fatto è avvenuto lo scorso agosto. Samuel era accusato di aver gettato immondizia contro il muro della moschea. Per questo il muezzin di Lahore lo aveva picchiato a sangue, e poi consegnato alla polizia. Il 23 agosto 2003 Samuel è stato arrestato con l’accusa di blasfemia contro l’islam e tenuto nella prigione centrale di Lahore fino al 22 maggio scorso, quando è stato ricoverato all’ospedale per tubercolosi. Un poliziotto vigilava alla sua sicurezza. Ma il 24 maggio, alle 4.30 del mattino, un altro poliziotto lo ha colpito. Lui stesso ha dichiarato che la sua fede lo obbligava a uccidere Samuel. “Ho messo in pratica il mio dovere religioso per uccidere quell’uomo”, ha detto. E ha aggiunto: “Sono spiritualmente soddisfatto e sono pronto ad affrontare le conseguenze del mio gesto”.




In realtà c’è il rischio che l’assalitore non venga nemmeno incriminato. Il giudice Nazir Akhtar, della Corte Suprema di Lahore, ha dichiarato pubblicamente che “ uccidere un blasfemo senza attendere il processo è un dovere religioso”. Il padre di Samuel, Emmanuel Masih ha intanto ricevuto minacce se osa sporgere denuncia per l’uccisione del figlio: “Subiamo continue minacce e disturbi. Ci hanno avvertito che se portiamo il caso di Samuel in tribunale, subiremo aspre conseguenze. Per questo non sporgiamo denuncia”.




L’attacco a Samuel Masih è l’ultimo di una serie di violenze di musulmani contro i cristiani. In maggio il giovane Javed Anjum è morto per le torture infertigli da militanti islamici; leader cristiani sono stati minacciati di morte a Quetta (Baluchistan); un pastore protestante, Wilson Fazal, è stato rapito e torturato. La legge sulla blasfemia giustifica un clima generalizzato di violenza ed intolleranza (v. scheda).




Il presidente Musharraf ha promesso varie volte di rivedere e correggere la legge sulla blasfemia, ma finora non si è giunti ad alcun risultato. Ai funerali di Samuel Masih, mons. Saldhana ha detto che “la proposta del presidente Musharraf di rivedere la legge Haddod sulla blasfemia diviene più urgente e necessaria… Non è sufficiente punire gli atti individuali, ma occorre guarire la società strappando la radice dell’intolleranza religiosa”




Ejaz Ghauri, presidente del Christian Progressive Movement ha condannato l’uccisione di Samuel Masih come “una grande minaccia verso le minoranze religiose in Pakistan, che non sono più sicure nemmeno nelle mani della polizia”. Egli ha chiesto al presidente Musharraf non solo di correggere la legge sulla blasfemia, ma di cancellarla immediatamente. E ha ricordato che “i cristiani sono cittadini leali del Pakistan, che hanno servitor la nazione con zelo e impegno. I loro antenati hanno combattuto per il Pakistan con il padre della nazione, Qaud-i-Azam”. Il che rende “ancora più insopportabile questa legge discriminatoria”. (QF)


 



Le molte vittime di una legge iniqua


(scheda)




AsiaNews 1 Giugno 2004


PAKISTAN



La legge sulla blasfemia, sezioni 295-B e –C del Codice Penale pakistano, è stata introdotta nel 1986 sotto il Presidente, generale Mohammad Zia ul-Haq. La sezione 295-B riguarda le offese al Corano, il libro sacro dell’islam, punibili con il carcere a vita, mentre la sezione 295-C stabilisce la morte o il carcere a vita per diffamazioni contro il profeta Maometto, fondatore dell’islam. Essa è stata sempre usata ed abusata per uccidere, ferire, imprigionare ingiustamente e requisire proprietà dei cristiani e rimane la causa di molte morti e violenze.




Oltre a Samuel Masih, altre persone sono state vittime di questa legge iniqua. Fra queste ricordiamo: Tahir Iqbal, un cristiano convertito dall’Islam, è morto avvelenato mentre era in prigione; Niamat Ahmer, insegnante, poeta e scrittore, ucciso nel ’92; Bantu Masih, di 80 anni, pugnalato e ucciso in presenza della polizia nel 1992; Mukhtar Masih, 50 anni, torturato a morte mentre era in custodia della polizia. Nel 1993 il giovane cristiano Nazir Masih, è stato torturato e ucciso in una stazione di polizia di Faisalabad.




Nel 1994, Salamat Masih, 12 anni, Mansur Masih, 37 anni, Rehmat Masih, 42 anni, sono stati colpiti da armi da fuoco: erano appena usciti dalla Corte Suprema di Lahore che li aveva assolti dall’accusa di blasfemia. Mansur è morto sul colpo; gli altri due hanno subito profonde ferite. Arif Iqbal Batti, uno dei giudici che li aveva assolti, è stato ucciso in seguito. Salamat è fuggito all’estero.




Nel luglio 1995 l’insegnante Catherine Shaheen, accusata di blasfemia, è stata privata dello stipendio. Da allora vive nascosta perché alcuni fondamentalisti hanno minacciato di ucciderla




Nel maggio ‘98 mons. John Joseph, 66 anni, vescovo cattolico di Faisalabad e importante attivista per i diritti umani, si uccise per protestare contro la condanna a morte di un cristiano della sua diocesi, Ayub Masih, accusato di aver oltraggiato l’islam.