(AsiaNews) I limiti del cesaro-papismo ortodosso

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AsiaNews – 2 Giugno 2005


ISRAELE – TERRA SANTA


Il caso di Irenos I: Israele malato di cesaro-papismo come l’impero ottomano


di David M. Jaeger

Gerusalemme (AsiaNews) – Nelle scorse settimane sono state pubblicate molte notizie sulla “scomunica” di Ireneos I, il deposto patriarca Greco ortodosso di Gerusalemme. Eppure, ancora oggi il governo di Israele non ha ancora ratificato la decisione presa la settimana scorsa dal Sinodo Pan-ortodosso di Costantinopoli (Istanbul). Per comprendere di più la posta in gioco, AsiaNews ha domandato alcune spiegazioni al francescano p. David Maria Jaeger, considerato uno fra i massimi esperti dei rapporti Chiesa-Stato in Israele. Ecco la nota che ci ha fatto pervenire.


 


Con una mossa che sa dell’incredibile, il governo d’Israele ha inviato guardie armate di polizia  nel monastero greco-ortodosso, situato all’interno della Città Vecchia di Gerusalemme, a difendere l’ex patriarca Ireneos I e il suo possesso degli appartamenti patriarcali. E questo contro la volontà del sinodo patriarcale, che con larga maggioranza ha deposto Ireneos; contro la volontà di tutti i preti e i laici del patriarcato; e perfino contro la volontà di tutti i capi della Chiesa Ortodossa nel mondo intero. Pare impossibile che nel XXI secolo, uno stato, pure democratico, si arroghi ancora il diritto di decidere chi deve essere o non essere il vescovo e il capo di una Chiesa cristiana. Tutto ciò è in profonda contraddizione con la stessa costituzione di Israele e con la Dichiarazione di Indipendenza che promette piena libertà religiosa per tutti.


Bizantini e Ottomani


Storia e politica aiutano a capire, ma non a scusare, questa situazione bizzarra. Come si sa, nell’impero d’Oriente (o “bizantino”), gli affari della Chiesa e dello Stato erano fortemente intrecciati; l’imperatore assumeva ed esercitava una sorta di supervisione sulla stessa Chiesa, secondo uno stile definito “cesaro-papismo” da diversi studiosi occidentali. Finché l’imperatore era un cristiano (e talvolta perfino un buon cristiano), la cosa forse poteva avere anche un senso. Ma tutto ciò è divenuto grottesco dopo la conquista ottomana di Costantinopoli (1453), quando i nuovi dominatori, turchi e musulmani, hanno cercato di esercitare lo stesso controllo, o uno più grande, di quello espletato dai Cesari cristiani.


Questa innaturale situazione ha toccato Gerusalemme e la Terra Santa quando gli ottomani la conquistarono nella prima metà del XVI secolo. A quel tempo, l’antico Patriarcato orientale di Gerusalemme era in comunione con Roma, grazie all’unione stabilita al Concilio di Firenze (1439).


Con una politica già attuata a Costantinopoli, gli ottomani si sono preoccupati anzitutto di promuovere come responsabili del patriarcato i più accesi oppositori all’unità con Roma.


Per occupare tutte le posizioni di governo nel patriarcato,  essi portarono dalla Grecia i monaci anti-unione, soppiantando completamente la chiesa locale. I monaci greci si organizzarono in una corporazione definita la Fraternità Agiotafitica (= del Santo Sepolcro) che ha pieno controllo fino ad oggi di tutte le responsabilità e – ancora più importante – di tutte le proprietà del patriarcato.


In linea con il principio del cesaro-papismo, la nomina del patriarca rimase sempre nelle mani del governo. Lo stesso Patriarcato, come personalità giuridica, poteva essere considerato una creatura della legge ottomana.


Giordania e Israele


Fra il 1948 e il 1967, la sede del Patriarcato, nella Città Vecchia di Gerusalemme, era controllata dalla Giordania. Lo stato hascemita ha prodotto un nuovo statuto per il Patriarcato, reclamando per sé gli stessi poteri del governo ottomano. Dal ’67 la Città Vecchia è sotto il controllo israeliano. Ma Israele non ha mai preteso formalmente i poteri dello stato ottomano, né vi è nello stato una legge per il controllo del Patriarcato greco-ortodosso.


Nonostante ciò, influenti personalità dell’establishment israeliano pretendono essere gli eredi del potere ottomano e non si sono fatto scrupolo di usare ogni mezzo, anche la polizia armata, per affermare che lo Stato ha l’ultima parola sulla nomina del Patriarca.


Personalmente, penso che se si facesse ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Israele, la Corte farebbe fatica a giustificare l’incursione armata della polizia nel monastero greco-ortodosso, per imporre alla Chiesa di Gerusalemme un patriarca che nessuno vuole e che è stato ufficialmente deposto. E ciò in base ai criteri di libertà religiosa tratti dalle leggi internazionali sui diritti umani e in base agli stessi valori su cui si fonda Israele.


Greci e chiesa locale


Vale la pena mostrare un altro aspetto della questione. La deposizione e la battaglia “postuma” di Ireneos sono l’ultimo capitolo di una lunga saga delle lotte all’interno del Patriarcato Greco Ortodosso. Alla radice il problema è il monopolio del potere e delle proprietà mantenuto fino ad oggi dalla Fraternità Agiotafitica, di etnia greca, che ha emarginato sempre più i fedeli arabi e il basso clero arabo.


Il fatto grave è che già molto tempo prima di Ireneos, i patriarchi greci hanno avuto l’abitudine di vendere proprietà e terreni della Chiesa senza alcuna trasparenza sull’uso e la destinazione dei soldi ricevuti. I fedeli arabi si sono spesso rivolti ai tribunali israeliani, nel tentativo di limitare come “fiduciari” il controllo delle proprietà della Chiesa da parte di patriarchi e vescovi: essi non possono trattare le proprietà della Chiesa come loro proprietà personali. Fino ad ora i tribunali hanno sempre rigettato ogni appello. Alla sua elezione, Ireneos aveva promesso di metter fine all’alienazione irresponsabile delle proprietà ecclesiastiche. Poi i media hanno scoperto che lui ha venduto addirittura alcune delle proprietà più importanti e “strategiche” del Patriarcato, all’entrata delle mura di Gerusalemme. A questo punto non solo vi è stata l’ira dei fedeli e del clero arabo, ma perfino i prelati greci hanno capito che si era superato ogni limite e si sono mossi con decisione e sveltezza.


Con ogni probabilità essi temono che, a non agire di fronte a tale condotta senza precedenti, l’intera struttura del loro potere poteva crollare. Vi è un precedente: nel 1899, al nord, in Siria, vi è stata una ribellione dei fedeli e del clero, che hanno rimesso il Patriarcato ortodosso di Antiochia nelle mani della popolazione locale, estromettendo i greci.


I cattolici


Nel dramma legato ad Ireneos I cattolici non sono direttamente coinvolti. Ma essi di certo non sono dispiaciuti nell’assistere alla sua deposizione. Fin dalla elezione, Ireneos ha condotto una politica di ostilità, aggressione e violenza contro la Chiesa cattolica. Il fatto culminante è stato l’assalto da lui stesso guidato il 27 settembre scorso contro i cattolici nel Santo Sepolcro [di tale assalto esiste una testimonianza filmata – ndr]. In quell’occasione Ireneo ha guidato i suoi monaci all’assalto contro la polizia israeliana che cercava di calmarli. Molti poliziotti hanno avuto bisognosi cure mediche. È davvero ironico che ora la stessa polizia si offre come strumento in questo tentativo tutto ottomano di restaurare il potere di Ireneos con la forza delle armi!


Si può solo immaginare che la polizia non è contenta degli ordini a lei dati dai politici, ed  è quasi impossibile immaginare i motivi politici dietro questi ordini Penso che i politici faranno fatica a riconciliare questa intromissione armata in una decisione interna a una comunità cristiana, con la definizione di Israele quale “stato ebraico e democratico”.